Il voto dei musulmani è decisivo per le elezioni USA. Essi sono quasi sei milioni in America, la metà dei quali vive nei cosiddetti “swing states”, come vengono chiamati quegli Stati che non hanno una precisa identità partitica, ma sono di tendenze politiche molto variabili: perciò vanno “monitorati”. I musulmani hanno sempre avuto un rapporto più che buono con Obama, perché “diverso da Bush” e poi perché figlio e nipote di musulmani (i detrattori del presidente americano insistono invece nel ricordare che il suo secondo nome è l’islamissimo “Hussein”, e sostengono che sia egli stesso musulmano). Tuttavia, alla fine, Obama ha deluso i cittadini di religione islamica, anche se è difficile che questi votino per il repubblicano Mitt Romney.
IMPORTANZA DEL VOTO ISLAMICO –I musulmani sono quasi sei milioni negli USA, la metà dei quali vive nei cosiddetti “swing states”, come vengono chiamati quegli Stati che non hanno una precisa identità partitica, ma sono di tendenze politiche molto variabili: perciò i loro voti vanno “monitorati”. Per questi motivi il voto islamico alle elezioni americane è decisivo. In particolare lo è diventato dopo l’11 settembre, quando G.W Bush ha lanciato la famosa “guerra al terrorismo”: in Afghanistan, come diretta conseguenza dell’immagine attentato, e poi in Iraq. Ciò ha messo in luce maggiormente e fornito ulteriori pretesti all’ostilità islamica verso gli USA (l’Europa e Israele). I musulmani (e non solo) erano stanchi di Bush, che oltretutto, a livello interno, aveva preso delle misure straordinarie per limitare le libertà dei cittadini in nome della sicurezza (con il pacchetto di leggi detto Patriot Act) .
OBAMA E I MUSULMANI - Obama, durante la campagna elettorale del 2008, aveva attaccato duramente la strategia, conquistandosi la simpatia islamica. Tanto più che egli è figlio e nipote di un musulmano ( i suoi detrattori insistono a sottolineare che il suo secondo nome è l’ “islamissimo” “Hussein” e che Obama stesso sia musulmano). Il famoso “Yes, we can” del primo candidato afro-americano avevano convinto, anche perchè lui aveva promesso di chiudere entro l’anno il carcere di Guantanamo. La consacrazione di Obama agli occhi dei musulmani è avvenuta al Cairo il 4 giugno 2009, quando egli ha tenuto quello storico discorso all’Università islamica di Al-Azhar alla presenza di importanti esponenti dei Fratelli musulmani (sic!). Il segno della svolta rispetto all’era Bush: un’ampia mano tesa verso l’islam. Tuttavia Obama non ha mantenuto le promesse fatte. Guantanamo è ancora aperta e lo scorso anno il presidente americano ha approvato il rinnovamento per altri quattro anni del Patriot Act. La delusione islamica si è espressa i giorni scorsi, quando il Segretario di Stato americano Hillary Clinton si è recata in Egitto letteralmente a rendere omaggio al neo-eletto presidente Mohamed Morsi, appartenente ai Fratelli musulmani. Cristiani e musulmani liberali egiziani hanno accusato Obama di aver “ucciso la Primavera Araba”, permettendo agli integralisti islamici di prendere il potere nel Paese e in altri Stati arabi. Un cartello chiamava il capo di Stato americano “Barack Hussein”.
RISERVE SU OBAMA, MA ANCORA PREFERITO A ROMNEY – Per tali motivi non c’è ancora stato un appoggio ufficiale della comunità musulmana alla ricandidatura del presidente americano. Anzi, gruppi islamici come l’American Muslim Taskforce, che include le 12 associazioni musulmane più importanti del Paese, l’Arlington Young Democrats Muslim Caucus della Virginia, hanno espresso la loro perplessità a riguardo.Tuttavia rimane assai difficile che i musulmani in America appoggino Mitt Romney, il candidato repubblicano alla Casa Bianca (benché egli abbia dichiarato, nel dicembre dello scorso anno, che “l’islam non è una religione intrinsecamente violenta e lo jihadismo non è parte dell’islam”). Un sondaggio condotto lo scorso anno dall’istituto di ricerca Pew ha infatti dimostrato che il 76% sostiene ancora Obama. Nonostante le (crescenti) riserve.