Usa 2012- Focus sulla religione

Martedì 17 Luglio 2012 10:42 Federica Casarsa World - Politica
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Gli Stati Uniti, melting pot culturale e religioso per nascita e per vocazione, attendono le elezioni presidenziali di novembre con l’occhio più che mai puntato ai grandi temi dell’economia. Ciò che ci si domanda è però se e in che misura nella patria della libertà religiosa, quella patria che raccoglie una galassia di confessioni e stili di vita che vanno dai morigerati villaggi Hamish alle capitali della perdizione come Las Vegas, i valori religiosi siano ancora determinanti per definire i risultati delle elezioni.

Una recente ricerca dell’Istituto Bliss dell’Università di Arron ha dimostrato la centralità della fede nel dibattito politico americano. A supporto di questi risultati uno studio del Pew Forum on Religion and Public Life pubblicato alla fine del 2011 rivela come il numero di lobby a sfondo religioso sia aumentato di cinque volte rispetto al 1970 e come queste spendano ogni anno una cifra che si aggira intorno ai 390 milioni di dollari per influenzare il Congresso sulle questioni che interessano loro di più.
Fusiorari seguirà un viaggio in tre tappe nel mondo religioso degli Stati Uniti d’America: nella prima si analizzerà la distribuzione delle varie confessioni sul territorio americano, nella seconda si esploreranno valori e potere delle chiese evangelica, episcopale e cattolica, infine nella terza si illustreranno le posizioni dei due partiti, repubblicano e democratico, su due grandi temi etici quali l’aborto e il riconoscimento dei diritti per gli omosessuali.

DISTRIBUZIONE- Dando un’occhiata ai dati sulla distribuzione delle religioni negli Stati Uniti appare subito evidente come la grande maggioranza della popolazione nord americana, ben il 78,4%, si dichiari cristiana. Molto variegato è però al suo interno l’universo degli adepti al Vangelo: il 51, 3% è protestante, il 23,9% cattolico, il 9% anglicano e l’1,4% mormone, la religione del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney. Le briciole, rispettivamente lo 0,7% e lo 0,3%, appartengono rispettivamente ai Testimoni di Geova e agli ortodossi.
La chiesa singola che conta più fedeli è indubbiamente quella cattolica, anche e soprattutto per il forte contributo dato dall’immigrazione ispanica degli ultimi trent’anni, mentre l’area cristiana più diffusa, quella protestante, è estremamente frammentata tra un 17,2% di battisti, un 7,2% di metodisti, un 4,9% di luterani, un 3,3% di pentecostali, un 2,8% di presbiteriani e un 11,4% che comprende gli influentissimi evangelici e altre confessioni che si riconoscono nell’universo protestante.
Prendendo poi in considerazione le religioni più diffuse nei singoli Stati, si nota come l’East Coast sia nettamente divisa tra un nord a prevalenza cattolica e un sud caratterizzato dal battismo. Nello Utah la confessione più popolare è il mormonismo, nel North e South Dakota il luteranesimo, mentre nel nord-ovest i cittadini americani optano preferibilmente per agnosticismo o ateismo. Il resto dell’Ovest è invece a netta prevalenza cattolica con alcune sfumature di intensità tra Stati: nel New Mexico i cattolici sono più del 50% della popolazione, in California meno del 40%, negli altri Stati meno del 30%.

BATTISTI, METODISTI E MORMONI: CHI SONO?- Se per ovvie ragioni di cultura nazionale la storia e le caratteristiche fondamentali del cattolicesimo sono ben note ai più, meno si conosce sul multiforme universo cristiano nato dalla Riforma.
La chiesa protestante più importante degli Stati Uniti è la Southern Baptism, che conta circa 15 milioni di fedeli. Fondata nel 1845 da schiavisti, era la confessione prediletta tra i seguaci del Ku Klux Klan, tanto che nel 1995 i leader della chiesa hanno porto pubbliche scuse per le persecuzioni messe in atto dai propri adepti ai danni dei concittadini di pelle nera. Il battismo, che discende dal tronco del puritanesimo inglese del XVII secolo, si è distinto dal calvinismo in quanto sostiene che la predicazione di Gesù Cristo, e conseguentemente la salvezza, sono rivolte non solo ai predestinati, come sosteneva Calvino, ma a tutti gli uomini, che poi sono liberi di rifiutarle o accettarle attraverso la fede.
La seconda chiesa protestante più diffusa, quella metodista, è stata invece fondata in Gran Bretagna dal pastore anglicano John Wesley nel XVIII secolo e si caratterizza per una grande attenzione ai problemi sociali. Ciò che caratterizza questa confessione, infatti, è l’organizzazione missionaria dell’Esercito della Salvezza che, creata a Londra nel 1865 da William Booth, si occupa di aiutare e recuperare gli emarginati della società.
Si è poi parlato molto negli ultimi mesi del mormonismo, di cui Mitt Romney, candidato repubblicano alla Casa Bianca alle elezioni presidenziali di novembre, è fervente e attivo seguace. Fondata nel 1830 da Joseph Smith, che in seguito a una serie di rivelazioni divine e angeliche pubblicò il Libro di Mormon, ossia la traduzione dei testi dell’omonimo profeta, la chiesa mormona si caratterizza dal punto di vista dogmatico per una particolare concezione della Trinità e per il rifiuto del sacramento del battesimo, mentre sul lato pratico prescrive ai propri adepti una dieta e una morale sessuale molto rigide. Nonostante pesi solo per l’1% sul totale dei fedeli statunitensi, la chiesa mormona è una delle più potenti e ricche del pianeta, con un livello di entrate annue stimate a 10 miliardi di dollari provenienti dalle decime versate dai seguaci in tutto il mondo. Una miniera certamente utile per Romney.

IL FONDAMENTALISMO RELIGIOSO- Particolarmente dinamico e influente socialmente, oltre che politicamente, è l’universo delle organizzazioni che incarnano lo spirito del fondamentalismo religioso americano, espandendo il proprio messaggio, variegato nelle sue forme, ma complessivamente conservatore e intransigente nella sostanza, attraverso pubblicazioni e trasmissioni televisive. Il più grande club cristiano d’America è senza dubbio la Christian Coalition che, nata nel 1988 all’indomani della sconfitta repubblicana alla corsa per la Casa Bianca, espande oggi i suoi potenti bracci nei punti chiave della classe dirigente di Washington e giunge in milioni di case attraverso i suoi seguitissimi telepredicatori.
La figura di riferimento della Christian Coalition è Pat Robertson: più volte candidato alla leadership del Grand Old Party, nel 1991 pubblicò un volume dal titolo “The new world order”, nel quale vaneggiava sull’esistenza di una congiura internazionale per stabilire un ordine mondiale sotto la guida di Lucifero. Avviato alla fine del Settecento dal un non ben identificato figuro tedesco, questo complotto avrebbe generato la rivoluzione francese, foraggiato gli studi di Karl Marx e beneficiato di un immancabile gruppo di finanziatori ebrei: tutte teorie riprese dal tradizionale anti-semitismo di stampo nazista. A vent’anni dalla pubblicazione del libro di Robertson, l’agenda per il 2012 della Christian Coalition è un condensato dei valori più tipici del fondamentalismo religioso statunitense, nonché dell’elettorato repubblicano conservatore: abolizione della riforma sanitaria introdotta dal presidente Barack Obama, difesa del Marriage Act, la legge del 1996 che contiene la definizione del matrimonio tradizionale tra uomo e donna, no alla ricerca sulle cellule staminali, abrogazione della legge che consente agli omosessuali di servire nell’esercito e lotta alle discriminazioni contro i cristiani negli ambienti militari, protezione della programmazione radio e tv di stampo cristiano e conservatore, tagli alle tasse e ripresa dell’economia. Tutti temi molto cari al partito repubblicano.

TRA FANATISMO E LIBERTA’ RELIGIOSA- Il risveglio del fanatismo religioso statunitense, avviato nel corso degli anni Novanta, potrebbe essere letto come una reazione alla disgregazione del tessuto sociale americano afflitto dalle tre grandi piaghe della povertà, del crimine e della droga. Di fronte a tanta desolazione la riscoperta del valore centrale della famiglia come elemento di stabilità e ordine sarebbe all’origine di questo intransigente arroccamento intorno ai principi tradizionali della cultura americana e della religione che caratterizza settori sempre più ampi dell’elettorato repubblicano. L’exploit del movimento del Tea Party ne è forse il segno più evidente.
Dobbiamo dunque dimenticare l’idea di un’America come faro della libertà e della laicità? Nient’affatto. Valori come la separazione tra Stato e chiesa e la libertà di professare il proprio credo sono ancora i pilastri della società americana, una società che tuttavia è fortemente modellata dai valori tipicamente puritani. Il sociologo Luca Diotallevi, recentemente intervistato su La Stampa, ha infatti affermato che nelle prossime elezioni presidenziali avrà poche chance non solo il candidato che pretenderà di affermare le convinzioni di una particolare confessione a scapito della libertà, ma anche quello che sosterrà una separazione netta tra dibattito politico e valori religiosi.
Quella statunitense è dunque una società che si riconosce modellata e vuole modellarsi in base ai valori religiosi dei propri cittadini, soprattutto per quanto concerne i grandi temi etici, ma che non mette in discussione il grande dogma tutto americano della libertà.

Per un approfondimento sul ruolo della Chiesa mormone nelle elezioni Usa.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Luglio 2012 22:52

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