
Qualora gli elettori americani dovessero rinnovare la fiducia all’attuale presidente, cosa sarebbe lecito aspettarsi dal secondo mandato di Obama? Previsioni e congetture si rivelano spesso un puro esercizio stilistico, specie nel campo della politica. Tuttavia, sin da ora, è possibile delineare alcune linee guida e tendenze che potrebbero incidere sui prossimi quattro anni di Obama da inquilino della Casa Bianca.
SECOND TERM, PER OBAMA LA STRADA E’ IN SALITA - Ogni presidente statunitense che si trova a varcare la soglia della Casa Bianca per la prima volta pensa, presto o tardi, all’eventualità di una rielezione e alla conseguente possibilità di un secondo mandato. La storia americana insegna tuttavia che un presidente in carica può non essere rieletto nonostante risultati positivi durante il primo mandato. Carter, per esempio, malgrado il successo degli Accordi di Camp David, pagò la debolezza mostrata verso l’Iran e il quadro economico negativo, mentre Bush sr. venne sconfitto nonostante il trionfo in Kuwait. Non sono solo i precedenti storici a sconsigliare ai democratici di cantare vittoria prima del tempo. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali, infatti, l’elettorato statunitense rimane ampiamente diviso e l’economia stenta a ripartire, mentre i report di giugno sull’occupazione mostrano dati sempre più allarmanti. Romney, infine, si sta dimostrando giorno dopo giorno un avversario molto più pericoloso di quanto inizialmente pronosticato.
ALCUNI PRONOSTICI - Ma se Obama dovesse vincere davvero, pur con i margini scarsissimi che tutti i sondaggi pronosticano, cosa dovremmo aspettarci dal suo secondo mandato? I democratici sembrano divagare quando vengono poste loro domande sull’argomento. Non si tratta di semplice scaramanzia: da un lato il partito è al momento maggiormente concentrato sulla campagna elettorale, dall’altro lo staff del presidente non vuole sembrare presuntuoso o arrogante. Cerchiamo innanzitutto di capire quali potrebbero essere le tematiche principali su cui Obama deciderà di concentrarsi. Molto probabilmente la lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento atmosferico, problematiche molto care al presidente statunitense, avranno un’importanza centrale. Obama ha inoltre dichiarato di volersi impegnare per ridurre la proliferazione nucleare: a Praga, nel 2009, assicurò che gli Stati Uniti avrebbero cercato di rendere il mondo più sicuro e pacifico senza il ricorso ad armamenti nucleari. Tuttavia, negli anni successivi, queste parole non sono state seguite da impegni concreti. Anche la promessa di ratificare il “Comprehensive Nuclear Test-Ban Treaty” del 1996 non ha avuto seguito: la retorica e l’idealismo di Obama si sono infatti scontrate con la realtà politica di Washington e la necessità di non inimicarsi la componente repubblicana del Congresso. Che la seconda volta possa essere quella buona?
TEMPI STRETTI PER LE NUOVE RIFORME - Un altro fattore da considerare e che potrebbe condizionare un eventuale secondo mandato è quello temporale: l’agenda di politica interna del presidente è infatti pressochè ferma dal 2010. Nel caso in cui venisse rieletto, Obama avrà a disposizione una arco di tempo limitato per far approvare le proposte più importanti, con una finestra di opportunità particolarmente favorevole nel corso del 2013. L’anno successivo, infatti, le elezioni di mid-term per il congresso costringeranno ad una nuova pausa mentre nel 2015 l’attenzione sarà già tutta rivolta alle successive elezioni e il presidente dovrà concentrarsi sulle principali questioni di politica estera e nel consolidare le riforme che sarà riuscito a far approvare sino a quel momento.
MODERAZIONE E COMPROMESSI - Occorre considerare un altro aspetto. La rielezione non sempre è una reale seconda chance: non implica per forza di cose una performance più soddisfacente o la garanzia di risultati migliori. Anzi, spesso si è verificato il contrario. Il secondo mandato di Nixon e di Clinton, e sotto molti aspetti quello di Bush jr., si sono infatti rivelati piuttosto deludenti se confrontati con quanto fatto nei primi quattro anni da inquilini della Casa Bianca. In secondo luogo, la riconferma delle urne non implica maggiori poteri, derivanti dalla fiducia popolare. In questo senso, diversi analisti hanno ipotizzato che Obama, forte di un mandato popolare, si sposterà verso sinistra, su posizioni più radicali. A sostegno di questa teoria viene citata la conversazione con il Primo Ministro russo Dimitry Medvedev circa una “maggiore flessibilità” per quanto riguarda lo scudo missilistico. Questa sembra un’ipotesi da scartare. Infatti, anche se rieletto, Obama non avrà maggior potere o mani meno legate di quanto non ne abbia ora. Il sistema di pesi e contrappesi voluto dagli architetti della costituzione americana riserva infatti uguale potere al Presidente e al Congresso. Per questo motivo, Obama avrà bisogno del sostegno (o quanto meno della non opposizione) dei Repubblicani in Camera e Senato. Questo implica uno spostamento verso posizioni moderate e di centro piuttosto che a sinistra.
UNO SCENARIO REALISTICO. TAXMAGEDDON E DEBITO - Lo scenario più probabile, in conclusione, sembra il seguente. Subito dopo le elezioni, con l’inizio del nuovo anno, le energie del neoeletto presidente saranno quasi sicuramente assorbite dal così detto “Taxmageddon”: da gennaio avrà infatti luogo un significativo aumento delle tasse, mentre tre milioni di americani resteranno senza sussidi di disoccupazione. Anche il budget della Difesa sarà ridotto di 55 miliardi. L’aumento della tassazione e la diminuzione nella spesa federale avranno come risultato una contrazione economica di circa 500 miliardi di dollari (pari a 3 punti del PIL), che potrebbe spingere la fragile economia americana di nuovo in recessione. A metà febbraio, poi, il debito pubblico statunitense raggiungerà con ogni probabilità la soglia oltre la quale al governo non sarà più consentito contrarre prestiti. Si ripresenterà quindi il problema già vissuto nell’estate 2011: il Congresso sarà chiamato a trovare un accordo sulla spesa pubblica (tuttaltro che scontato) e dovrà alzare nuovamente la soglia del debito. In caso contrario il governo federale non sarà più in grado di pagare debitori, pensioni, commesse e quantaltro. Scongiurare il default impegnerà quindi una grande quantità di tempo ed energie.
INFRASTRUTTURE, IMMIGRAZIONE E POLITICA ESTERA - A questo punto, le uniche riforme possibili potrebbero essere quelle relative alle infrastrutture o all’immigrazione. Le prime produrrebbero posti di lavoro e permetterebbero ad Obama di essere ricordato per qualcosa di concreto (autostrade e ferrovie). Per quanto riguarda l’immigrazione, un primo passo potrebbe essere costituito dal così detto “Dream Act”, che regolarizzerebbe la posizione dei giovani immigrati qualora si iscrivessero ad un College o decidessero di arruolarsi nelle Forze Armate.