
La politica americana sotto la guida del primo presidente afroamericano della storia ha dimostrato una brusca inversione di tendenza nei confronti della Russia. Il nuovo trattato START di smantellamento di parte dei rispettivi arsenali nucleari deve passare al Senato per la ratifica. E i repubblicani promettono battaglia.
Nonostante alcuni intoppi, la politica estera del presidente Obama nei confronti della Federazione Russa ha manifestato clamorose aperture e anche successi diplomatici non indifferenti, come la sottoscrizione (aprile 2010) del nuovo START (Strategic Arms Reduction Treaty) e l’appoggio russo alle sanzioni contro Teheran in seno all’Onu. Importanti successi che, come era logico aspettarsi, comportano sicuramente una contropartita. Ad esempio, l’accondiscendenza della Casa Bianca nei confronti di Mosca è un segno dei tempi difficili che l’economia americana e il ruolo di grande potenza degli Stati Uniti stanno attraversando. Se solo pochi anni fa, Putin e Bush jr si scontravano apertamente sullo scudo spaziale nelle ex Repubbliche sovietiche, oggi i loro omologhi stringono un trattato per un ulteriore disarmo e abbassano incredibilmente la tensione anche quando vengono arrestate 11 spie del Cremlino in territorio americano. Si può notare subito come, anche da parte russa, nell’anno della grande crisi globale, vi sia stato un progressivo ritiro su alcuni fronti in cui è prevalso il soft power e la via diplomatica. Infatti, mentre Wall Street bruciava milioni di dollari ogni giorno, non era concepibile giocare ancora al “dottor Stranamore” con Mosca, tanto più quando altri competitor si stavano affacciando sulla scena internazionale.
LO START AL SENATO - In questi giorni sta tornando di nuovo alla ribalta l’accordo START perché la sua ratifica da parte del Senato è in cima alla lista delle priorità che l’amministrazione Obama vorrebbe presentare. Il livello di scontro tra i senatori potrebbe essere il principale ostacolo alla ratifica dell’accordo entro l’anno, per cui, con molta probabilità, il tutto slitterà al 2011. Questa nuova sfida di Obama sta impattando contro una certa opposizione del Partito Repubblicano, specie tra gli elementi più conservatori del Congresso. Gli elementi di contrasto sono diversi, ma possono essere analizzati in maniera abbastanza schematica. Anzitutto, non sembra che tra i Repubblicani prevalga un dissenso totale sul problema del disarmo: è impossibile negare che, rebus sic stantibus, per gli americani non è possibile contenere la crisi e, contemporaneamente, lanciarsi in confronti poco proficui. Il “ridimensionamento” degli impegni, il soft power e la politica del multilateralismo sembrano essere una situazione oggettiva, più dipendente dall’attuale situazione economica internazionale che dagli schieramenti politici al potere o da opzioni di natura ideologica. Tuttavia, l’opposizione repubblicana c’é e si farà sentire. Un primo elemento di contrasto è legato ad un mero “opportunismo” politico interno (del tutto giustificato): i Repubblicani sono il partito all’opposizione e fanno l’opposizione, ovvero tentano di ostacolare le politiche avanzate dal governo. E cercano adesso di sfruttare un nervo scoperto, visto che Obama sta avendo parecchie difficoltà a far passare (e quindi ratificare) patti internazionali al Senato. Questo perché, a differenza dell’ultimo mandato di George Bush jr., l’attuale presidenza non si è impegnata mai personalmente per la ratifica dei trattati in seno alla camera alta statunitense. Per i trenta accordi firmati durante la presidenza Obama (una sorta di record assoluto), il presidente non ha mai “spinto” più di tanto la ratifica. Quindi, obiettano i repubblicani, si tratterebbe di una politica estera di molto fumo e poco arrosto.
LE RAGIONI DELL’INTOPPO - Più concretamente, l’opposizione senatoriale ha anche motivazioni di natura strategica, nel senso che la distensione con la Russia, anche se vista come inevitabile, fa storcere il naso a molti, perché potrebbe essere abbastanza debilitante per il prestigio internazionale del Paese. La stessa amministrazione Bush aveva posto le basi per un avvicinamento con Putin, in un negoziato che aveva come nucleo centrale il mutuo disarmo nucleare. Tuttavia, questo piano di smantellamento degli ordigni da ambo le parti non aveva inficiato la capacità americana di difendersi da eventuali attacchi nemici, poiché la riduzione delle testate era stata accettata, mantenendo però il progetto di uno scudo spaziale contro missili nemici. Oggi molti Repubblicani, compresi i membri del Senate Foreign Relations Committee, criticano l’accordo START perché cancellerebbe di fatto la possibilità americana di mantenere un efficiente sistema missilistico di difesa. E questo potrebbe essere uno dei nodi centrali nella battaglia per la ratifica del trattato al Senato. Ma, nello stesso tempo, vista la situazione di stallo per lo START e altri trattati firmati dagli Usa, potremmo anche assistere ad un maggiore impegno diretto ed in prima persona di Obama.