Usa 2012 – Occupy Wall Street, terzo incomodo tra Obama e Romney

Lunedì 16 Aprile 2012 00:00 Matteo Mezzalira World - Politica
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Fin dalla sua nascita, Occupy Wall Street si è inserito prepotentemente tra i temi della campagna elettorale statunitense. Animato da forze trasversali della società americana (bianchi e neri, occupati e in cerca di lavoro, repubblicani e democratici), esprime il malcontento e il disappunto verso la gestione Obama, che nel 2008 aveva acceso molte, forse troppe, speranze. Per questo motivo sia il Presidente uscente che il candidato repubblicano Romney, se vogliono la Casa Bianca, dovranno tenere in adeguata considerazione le opinioni di un movimento che ha inventato una forma inedita di protesta pacifica.  

LA “SCOSSA” DI ZUCCOTTI PARK - Se la copertina di Time del 2011 è stata consacrata al “contestatore”, una parte del merito è ascrivibile a “Occupy Wall Street”. Occupy Wall Street (OWS) è un movimento spontaneo di partecipazione popolare, pacifico e apartitico nato il 17 settembre 2011 a Liberty Square, nel distretto finanziario di Manhattan, ma subito spostatosi al poco lontano Zuccotti Park. Il movimento, dilagato rapidamente in altre 100 città degli Stati Uniti e ad oltre 1500 nel resto del mondo, si propone di lottare contro la diseguaglianza economica e l’ingiustizia sociale che divide la stragrande maggioranza della popolazione dal ricchissimo 1%, rappresentato dalle grandi banche e dalle imprese multinazionali quotate a Wall Street, padrone del destino di tutti e che hanno causato il collasso economico-finanziario mondiale. Come specificato nel sito, il gruppo si ispira alle recenti rivolte popolari arabe e ai metodi degli “indignados” spagnoli e greci contro le misure di austerity varate dal governo.

“WE ARE THE 99%” - Secondo lo scrittore Douglas Rushkoff, “stiamo assistendo al primo vero movimento politico americano dell’era di internet” che, rispetto alle proteste per i diritti civili, marce di lavoratori o anche la campagna presidenziale di Obama, “non è prodotto della volontà di un leader carismatico, ma dall’azione collettiva e organizzata”. Infatti, basandosi sul principio di solidarietà tra i membri e sul “diritto di occupare spazio in condizioni di sicurezza”, i sit-in e le occupazioni di suolo pubblico avvengono in modo spontaneo dopo la delibera della “People’s Assembly”, un organo decisionale democratico che si sforza di adottare soluzioni che riflettano le opinioni di tutti gli aderenti. “L’assemblea del popolo” è un momento fondamentale della vita del gruppo, tanto che gli amministratori del sito di OWS forniscono a chiunque nel mondo le istruzioni per organizzarne unaalt

Lo slogan utilizzato da Occupy, “We Are The 99%”, è uno degli strumenti più potenti a disposizione dei militanti. Paul Taylor, ricercatore al Pew Research Center, ha definito il motto “lo slogan più riuscito dall’epoca di “Hell No, We Won't Go” della Guerra del Vietnam”.

OWS, LA META’ HA IL POSTO FISSO - Ma chi sono gli esponenti di OWS? Per la maggior parte ragazzi tra i 25 e i 35 anni, in primo luogo perché i social network su cui sono diffusi gli eventi di OWS sono perlopiù usati da giovani. Con l’allargarsi della protesta si sono aggiunti anche quarantenni e cinquantenni. Secondo un’inchiesta del Baruch College School of Public Affairs pubblicata sul sito OccupyWallStreet.org, l’81,2% è di razza bianca, il 6,8% è composto da ispanici, il 2,8% da asiatici, l’1,6% è di colore e il restante 7,6% risponde definendosi come “other”; la stessa indagine mostra, sorprendentemente, che la metà di essi è occupata a tempo indeterminato, circa un terzo è assunto con un contratto a tempo determinato e il 13% è disoccupato. Ci troviamo di fronte ad un simile mélange anche per ciò che concerne le appartenenze politiche. OWS, infatti, non è formato da una matrice unitaria, ma ingloba istanze egualitariste, comuniste, anarchiche. A tal proposito, l’attivista e antropologo David Graeber afferma che il movimento si ispira profondamente dall’anarchismo. Altri commentatori sono del parere che l’unico collante di Occupy sia la convinzione che in questo periodo di crisi generale gli unici a guadagnarne siano gli operatori di Wall Street, sempre più ricchi, mentre tutti gli altri si starebbero impoverendo. Non si tratta quindi, come si sarebbe portati a pensare, di un movimento risolutamente anti-capitalista, ma di uno che condanna l’eccessivo laissez-faire e mancanza di etica nelle politiche economiche e nel mondo finanziario. Dalle risposte date dai visitatori del sito OccupyWallStreet.org, è emerso che il 27,3% si identifica nei democratici, il 2,4% nei repubblicani mentre i rimanenti, il 70,3%, si considerano indipendenti. Una ricerca del Dipartimento di Scienze Politiche della Fordham University ha confermato tali risultati e fornito ulteriori dettagli. Le appartenenze politiche dei membri di OWS sono variegate: il 25% è democratico, il 2% è repubblicano, l’11% è socialista, l’11% è dei Verdi, il 39% è indipendente e il 12% si riconosce in altri partiti. Ideologicamente, il sondaggio ha evidenziato che il 79% del totale si consideri liberal (i.e. radicale, non ha lo stesso significato di “liberale” in italiano), il 15% moderato e il 6% conservatore. 

“OBAMA? CI HA DELUSO” - L’irruzione sulla scena pubblica di Occupy Wall Street ha comportato, tra accademici, uomini politici, giornalisti ed esperti, reazioni politiche quantomeno interessanti, che spaziano dall’elogio, alla preoccupazione e alla critica. “L’unico modo di fare democrazia” ha gridato il regista Michael Moore, anch’egli tra gli “indignati” di Zuccotti Park; “Un’esperienza catartica e divertente” secondo Michael Bloomberg, l’attuale primo cittadino di New York (democratico fino al 2001, eletto con il partito Repubblicano nel 2002, ma indipendente dal 2007), che si è poi dichiarato favorevole affinché “le persone abbiano il diritto di protestare e, se decidono di farlo”, sarà “felice di assicurare loro i luoghi adatti”. Nancy Pelosi, House Leader dei democratici, si è schierata a favore delle proteste. alt

Naturalmente, però, la questione di Occupy si aggiunge ai temi della campagna elettorale presidenziale USA del 2012. Ad una conferenza del 6 ottobre scorso, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato: “Penso che Occupy Wall Street manifesti la frustrazione che molti americani avvertono, dato che stiamo vivendo in un periodo caratterizzato dalla più vasta crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione…e nonostante ciò vediamo ancora gli stessi personaggi che hanno agito irresponsabilmente cercare di ostacolare gli sforzi per mettere fine alle pratiche abusive che ci hanno portato in questa situazione”. Il candidato repubblicano per le prossime elezioni, Mitt Romney, ammette che a Wall Street ci sono stati e ci sono “cattivi attori” che devono essere “trovati e cacciati via”, ma crede sia sbagliato puntare il dito contro una determinata categoria sociale e vede nel rafforzarsi delle contestazioni di Occupy Wall Street un “pericolo” che incoraggia una “pericolosa guerra di classe”. Successivamente Romney ha modificato la sua posizione ed espresso simpatia verso il movimento: “Seguo quello che sta succedendo a Wall Street e la mia opinione è: ‘ragazzi, capisco come si sente questa gente’”.
E’ un dato di fatto che gran parte di OWS è costituito da elettori di Obama del 2008, fortemente delusi dalla sua amministrazione. Aveva acceso tante promesse e ora, si legge nei cartelli, “La luce alla fine del tunnel” è stata “spenta per tagli al budget”. Come alcuni analisti hanno notato, OWS è lo sfidante virtuale di Obama nel campo progressista. Ecco perché nell’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione il Presidente è tornato a dire cose tipicamente “di sinistra”, come istituire una commissione d’inchiesta sui reati finanziari, proprio come chiede da mesi Occupy.

BANCHE, REPUTAZIONE IN CADUTA LIBERA - Nei primi suoi sette mesi di vita, OWS ha raggiunto qualche traguardo importante: dall’eliminazione di una tassa imposta dalle banche sull’utilizzo delle carte elettroniche, all’avere evitato il pignoramento delle case a persone in difficoltà, passando per l’approvazione di una tassa ai super ricchi ad Albany, nello Stato di New York. Ma il danno più grave inflitto al mondo della finanza è aver demolito l’immagine degli istituti bancari, costretti a puntare su dosi massicce di marketing per riconquistare la fiducia degli americani. Soltanto il 41% dei cittadini di oltreoceano, secondo un sondaggio condotto dalla società di public relations Edelman, ha ora fiducia negli istituti di credito, contro il 69% del 2008. La conferma arriva da uno studio condotto da Echo Research insieme alla società di public relations Makovsky, secondo cui il 73% delle aziende finanziarie statunitensi ha aumentato gli investimenti in marketing e comunicazione esterna nell’ultimo anno. alt

UNA RIVOLUZIONE GLOBALE? - Il rigido inverno ha smorzato la protesta, ma ora, con l’arrivo della primavera, gli attivisti si stanno riorganizzando. Sabato 17 marzo Occupy Wall Street ha festeggiato i primi sei mesi, anche se a ranghi ridotti (circa duecento persone), ma i portavoce del movimento assicurano con un rinnovato entusiasmo che d’ora in avanti saranno molto più intraprendenti e che stanno pianificando il gran ritorno con uno sciopero generale fissato per lunedì 1° maggio, che in USA non è la Festa dei Lavoratori, ma un giorno lavorativo come un altro. “In questi primi sei mesi”, fa sapere Occupy su Twitter, “abbiamo cambiato l’idea che l’opinione pubblica aveva di noi. Nei prossimi sei cambieremo il mondo”. Se non sembra proprio realistico aspettarsi “la rivoluzione mondiale” (di vago sapore trotskista), quel che è certo è che è riuscito ad infondere una nuova consapevolezza nella società americana sull’insostenibile divario economico tra i più ricchi e i più poveri, ha innescato un cambio di mentalità. Di conseguenza, è molto probabile che durante l’estate OWS assumerà un peso non indifferente in vista della prossima tornata elettorale. Un peso che né Obama né Romney potranno sottovalutare. 


Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Aprile 2012 18:59

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