Grazie ad una strategia di attacco semplice ma efficace, pistole in pugno e GPS, i pirati somali si sono dimostrati in grado di assaltare con successo parecchie navi per poi pretendere un riscatto. Nonostante la vastità dell’area da controllare, dal 2009 Atalanta si è dimostrata in grado di infliggere duri colpi ai criminali, per merito di una costruttiva collaborazione con le diverse flotte stanziate nell’Oceano Indiano che ha portato, tra le varie cose, alla creazione dell’International Recognised Transit Corridor, un corridoio marittimo protetto. Tuttavia, per sradicare definitivamente questo fenomeno ed evitare l’effetto contagio in altre aree del mondo, restano sul tavolo molti aspetti che dovrebbero essere migliorati.
PISTOLA E GPS, ECCO I PIRATI MODERNI - Ma chi sono concretamente questi pirati? L’identificazione presenta difficoltà giuridiche. “Dal momento che un pirata è tale solo se sta commettendo un atto di pirateria, di notte può essere uno scafista che porta clandestini somali in Yemen, al mattino un pescatore e al pomeriggio un pirata, e solamente in quel momento diventa perseguibile e soggetto all'arresto da parte dei militari”, afferma il Contrammiraglio Philip Jones, comandante delle operazioni dal dicembre 2008 al giugno 2009. La strategia di attacco è abbastanza semplice: dalle spiagge somale salpa la nave-madre equipaggiata di GPS e dalla quale, un momento individuato il target, si staccano tre o quattro piccoli scafi, ognuno dei quali contenente dalle sette alle dieci persone che impugnano pistole e altre armi leggere semiautomatiche. Grazie ad una scala uncinata riescono a rimorchiare il vascello vittima e a salire a bordo. Gli strumenti difensivi a disposizione dei mercantili sono particolari, come i getti d’acqua o il filo spinato ai bordi della nave. A parte il contraccolpo psicologico, i passeggeri vengono generalmente trattati bene. I pirati pretendono un riscatto e dopo averlo ricevuto liberano gli ostaggi. Nel 2009 il bottino raggranellato dai pirati con i riscatti è stato all'incirca di 80 milioni di dollari. Non si sa esattamente dove vanno a finire questi soldi ma, apparentemente, non sembrano esserci legami diretti ad organizzazioni terroristiche come al-Qaeda. Il pagamento di riscatti non è contrario al diritto internazionale, conviene però ridurre tale pratica perché aggraverebbe considerevolmente il problema.
IL SUCCESSO DI ATALANTA - Nonostante l’area interessata sia vastissima, più estesa dell'intero Mediterraneo, Atalanta ha conseguito nel giro di pochi anni risultati ragguardevoli. Secondo il Contrammiraglio Hudson, “l'azione dell'Unione Europea sta registrando un successo del 100%” nel proteggere le barche del WFP. Nel 2009 infatti, Atalanta ha scortato 49 vascelli che trasportavano 300.000 tonnellate di cibo, così come 14 navi dell'Unione Africana cariche di viveri per i soldati AMISOM a Mogadiscio. Secondo i dati UE, la cifra di arrembaggi andati a buon fine nei confronti delle imbarcazioni più grandi è rimasta pressoché stabile, 46 nel 2008 e 43 nel 2009, ma Jason Alderwick, presidente dell'International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS), afferma che “sono stati compiuti grandi progressi nel combattere la pirateria. Anche se il numero di mercantili rapiti è stato bene o male lo stesso, quello degli attacchi sventati è cresciuto del 70%: questo è il risultato della massiccia presenza militare e dei comportamenti responsabili dei proprietari e dei capitani delle navi stesse”. Una delle prime misure messe in campo da Atalanta in collaborazione con le altre flotte presenti nel bacino è stata l'International Recognised Transit Corridor (IRTC), un corridoio marittimo protetto e raccomandato ai mercantili, che ha dato frutti positivi: se nell’ottobre 2008 un dirottamento su tre andava a buon fine, nel marzo 2009 questo dato era sceso a uno su sette e in agosto dello stesso anno si sono verificati otto attacchi, tutti falliti. La presenza dell’Ocean Shield e segnatamente di Atalanta è necessaria per il fatto che i trattati internazionali non consentono di piazzare sui mercantili delle forze di sicurezza private, poiché aumenterebbero il rischio a cui i membri dell'equipaggio sono soggetti. Tuttavia, un numero limitato di soldati Atalanta specializzati in tale compito può stare a bordo delle imbarcazioni, ma solo su richiesta degli armatori.
WFP, ALIMENTI SU BARCHE VECCHIE E LENTE - Nonostante i buoni risultati raggiunti, degli interventi di potenziamento della EU NAVFOR sarebbero tuttavia, secondo il Contrammiraglio Hudson, più che necessari. “Considerando che il bacino di attività dei pirati si sta ampliando sempre più, spingendosi fino alle Seychelles, sarebbe opportuno” continua Hudson, “intensificare le ricerche con un’adeguata copertura aerea, mediante un aumento della presenza di portaerei e di porta-elicotteri: in questo certe nazioni potrebbero fare di più”. Oltre a ciò, esiste una penuria di navi cisterna in grado di evitare ai mezzi EU NAVFOR di tornare continuamente a rifornirsi nei porti. D’altro canto, però, “le cisterne potrebbero divenire esse stesse un potenziale target” per i pirati. Il Comitato Politico e di Sicurezza, in accordo con la NATO, sta pensando altresì di prolungare il corridoio di sicurezza IRTC ai maggiori porti della regione. Infine, i costi di Atalanta potrebbero essere notevolmente abbattuti se il WFP affittasse barche più moderne, grandi e veloci: attualmente invece l'uso di mezzi obsoleti, piccoli e lenti fa di essi un bersaglio particolarmente vulnerabile (che di conseguenza richiedono di una maggiore protezione militare).
IL PERICOLO DEL CONTAGIO - E’ evidente che non ci sarà una soluzione definitiva a questo problema finché non si elimineranno le ragioni dei persistenti conflitti sul suolo somalo. La comunità internazionale sta cercando di aumentare gli sforzi per instaurare la democrazia e i diritti fondamentali dell'uomo, assistendo con progetti umanitari le popolazioni, e spronando le autorità delle regioni autonome del Somaliland e del Puntland a rafforzare i controlli sulle loro coste. Se la pirateria nel Golfo di Aden e nell'Oceano Indiano non sarà fortemente ridotta, emergerà, in altre parti del mondo, un serio pericolo di diffusione e contagio di tale sgradevole fenomeno sulle linee di commercio marittime adiacenti a Stati falliti o politicamente instabili.
PER SAPERNE DI PIÙ:
European Union Naval Force Somalia – Operation Atalanta website, [http://www.eunavfor.eu/]
European Union Committee of the House of Lords, Combating Somali Piracy: The EU’s Naval Operation Atalanta, Report with Evidence, 14 aprile 2010
G. Romani, Counter Piracy United Nations website, resolutions, [http://www.un.org/wcm/content/site/chronicle/]
Maritime knowledge centre, Studies and Careers in Shipping: Useful websites, International Maritime Organisation, 7 ottobre 2010 [http://www.imo.org/KnowledgeCentre/ShipsAndShippingFactsAndFigures/StudiesandCareersinShipping/Documents/STUDIES%20AND%20CAREERS%20IN%20SHIPPING%207%20October%202010.pdf]
Marina Chiarugi e Daniele Archibugi, Piracy challenges global governante, in Open Democracy.net, 9 aprile 2009 [http://www.opendemocracy.net/article/piracy-challenges-global-governance]
Repubblica.it, Pirati sparano contro motonave italiana-Attacco sventato al largo dell'Oman, Esteri, 16 gennaio 2012 [http://www.repubblica.it/esteri/2012/01/16/news/sventato_attacco_pirateria_contro_motonave_italiana-28230252/]
Virgilio notizie, Fregata italiana salva un mercantile dall'attacco dei pirati, Esteri, 17 gennaio 2012 [http://notizie.virgilio.it/esteri/fregata-italiana-salva-mercantile-dall-attacco-dei-pirati_161795.html]