
È sceso in piazza tra gli indignati di New York, Roberto Saviano, per spiegare come la criminalità organizzata di tutto il mondo stia traendo faraonici profitti dall'attuale crisi economica. Sabato 19 novembre il celeberrimo giornalista italiano di Casal di Principe è stato invitato dall'organizzazione “Occupy Wall Street” a Zuccotti Park, dove ha pronunciato un sintetico, ma incisivo intervento sulla crisi, sulla mafia e sulle situazioni d'Italia e Stati Uniti. Non senza un'immancabile, fiduciosa, ma realistica punta di speranza per il futuro.
CHE COS'È “OCCUPY WALL STREET”- “Una delle cose che più mi ha colpito di questo movimento- ha dichiarato Roberto Saviano ai microfoni di Rai News – è vedere che ci sono ragazzi che si definiscono liberali, altri democratici, altri socialisti, altri anarchici, altri libertari, ecologisti, addirittura alcuni repubblicani. Si cerca il punto di unione, non l'elemento di diversità”. E sono proprio i concetti di unione e rispetto delle diversità di opinione a costituire il cuore di “Occupy Wall Street”, movimento di partecipazione popolare spontaneo, pacifico e privo di colori politici che ha avuto inizio il 17 settembre 2011 a Liberty Square, nel cuore del Manhattan Financial District di New York. Il movimento, dilagato rapidamente in oltre 100 città degli Stati Uniti e complessivamente in 1500 città di tutto il mondo, si propone di dimostrare come Wall Street abbia avuto un ruolo cruciale nell'innescare l'attuale crisi economica. I manifestanti, ispirati ai moti popolari della Primavera Araba in Egitto e Tunisia, occupano da ormai due mesi un presidio a Zuccotti Park e organizzano quotidiane marce su Wall Street e altre azioni dimostrative non violente per protestare contro lo strapotere di grandi banche e multinazionali. Quelle che nel documento di presentazione di OWS (disponibile sul blog occupywallst.org) vengono definite come “l'1% più ricco della popolazione globale” che “sta scrivendo le leggi di un'economia globale ingiusta che ci sta precludendo un futuro”. Non un movimento anti-capitalista, quindi, ma un movimento che condanna il laissez-faire e invoca più etica nel mondo economico: “sono venuto qui per ricordarvi che la vostra protesta non è contro la legge, ma per difendere la legge, non è contro l'economia, ma per difendere l'economia”, ha infatti esordito Saviano nel suo discorso. Il mezzo di organizzazione e funzionamento del movimento, a New York così come in tutto il mondo, è la “People's Assembly”, “Assemblea del Popolo”, un corpo decisionale che delibera attraverso la partecipazione e il consenso collettivo e che si propone di adottare soluzioni che riflettano le opinioni di tutti gli aderenti. L'assemblea è un momento talmente fondamentale che il blog di OWS fornisce a chiunque nel mondo voglia unirsi al movimento le istruzioni per organizzarne una e condurre la protesta in modo assolutamente pacifico evitando gli scontri con le forze dell'ordine, che comunque non sono mancati e continuano ad accadere a Wall Street.
“CONQUISTARE I DIRITTI PRIMA ANCORA DI PRETENDERLI”- Giunto a Manhattan in jeans e giubbotto rosso di pelle, Roberto Saviano ha parlato per circa venti minuti, le parole scandite per permettere alla folla di ripeterle in un vero e proprio megafono umano (l'utilizzo di strumenti per amplificare la voce è stato proibito a Zuccotti Park dalla polizia di New York).
Sulle cause della crisi economica Saviano ha sposato completamente la posizione dei manifestanti: “questa crisi non è un terremoto, non è un uragano, non è una calamità naturale imprevista e imprevedibile. Questa crisi è stata generata da decenni di gestione scellerata, dal non aver creduto nello sviluppo, ma solo nella possibilità di arricchirsi, dall’aver considerato ogni regola una zavorra per la crescita e ogni redistribuzione di ricchezza una dispersione di risorse. Così facendo hanno creato sempre più precarietà e su questa precarietà è cresciuta la paura di perdere il lavoro, la paura di realizzare progetti, di non vedere un futuro”.
Il giornalista ha poi parlato di criminalità organizzata e di come, specialmente in periodo di crisi, le mafie di tutto il mondo abbiano buon gioco a infiltrarsi nell'”economia pulita” di banche e grandi imprese in crisi di liquidità. “Il Pil della criminalità organizzata globale ha toccato negli ultimi anni i 1000 miliardi di dollari, cifra superiore ai bilanci di 150 Paesi membri dell'ONU. Il 10% del Pil mondiale va in mano alle mafie che guadagnano dalla crisi perché hanno a disposizione ingenti capitali da investire e riciclare in un momento in cui nessuno ne ha, sbaragliando così la concorrenza legale”. “Le mafie attraverso il narcotraffico, il racket, l'usura e la contraffazione producono un flusso di denaro che viene reinvestito nell'economia legale. Se il narcotraffico venisse debellato, l'economia degli Stati Uniti subirebbe perdite comprese tra il 19 e il 22 percento, mentre quella messicana vedrebbe un crollo del 63 percento”.
Il pensiero di Saviano è poi andato all'Italia, fresca di cambiamento di governo e tutta intenta a dibattersi nel fango della crisi economica e, soprattutto, in un clima di sfiducia senza precedenti. “Il governo Berlusconi ha mentito per molto tempo alle istituzioni europee e ai suoi elettori. E ora il Paese è in una condizione di immobilità senza precedenti, in una crisi che sembra irrisolvibile. È un Paese in cui a forza di non premiare il merito, di non investire sul talento, sembra impossibile pensare di realizzarsi se non emigrando. A guardare l’Italia, ora, c’è il rischio di vedervi riflesso il vostro futuro. Ma chi in Italia resiste vi sta guardando e spero sappia scegliere come state facendo voi”. Saviano ha poi bacchettato l'amministrazione Obama, -“se potessi dire qualcosa al governo americano, direi che non sta facendo abbastanza per difendere i suoi cittadini”-, ma non ha risparmiato parole neppure per l'agguerrita opposizione, notoriamente fautrice di un liberismo e un capitalismo estremi: “i repubblicani e i Tea Party stanno spingendo l'economia americana al disastro sostenendo che la scomparsa delle regole sia la soluzione”.
L'autore di “Gomorra” ha infine terminato il proprio intervento con un un'interessante interpretazione di questo periodo di crisi globale, tutta in sintonia con lo spirito tipicamente americano che vuole l'uomo artefice del proprio successo e dunque in grado di rialzarsi quando cade, di reinventarsi quando fallisce, di scoprire in sé sempre nuove risorse per giungere all'autorealizzazione. Proprio quando la crisi ci tarpa le ali, ha detto Saviano, dobbiamo osare sognare: “In passato la paura di sbagliare strada ci portava a fare scelte prudenti: studiare per diventare avvocato era più sicuro che studiare per suonare la tromba jazz. Ora che non esistono più strade più sicure è tempo di scegliere quello che si sente di voler fare davvero, dando il massimo di sé, conquistandosi i diritti prima ancora di pretenderli”.