Attentati in Norvegia: dobbiamo cambiare il nostro rapporto con i musulmani

Venerdì 29 Luglio 2011 12:27 Alessandra Boga World - Politica
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Molto si è discusso della figura dell’attentatore Anders Behring Breivik, anti-islamico vicino all’estrema destra,  che piazzando una bomba ad Oslo e sparando all’impazzata in un campus di giovani laburisti nell’isola di Utoya,  voleva “svegliare le coscienze” contro i pericoli dell’Eurabia e dell’apertura multiculturalista nei confronti dei musulmani. La strage da lui compiuta pone il problema di cambiare il nostro rapporto con essi.

 

LA FIGURA DI BREIVIK – Molto si è discusso della figura dell’attentatore Anders Behring Breivik, 32 anni, anti-islamico vicino all’estrema destra,  che piazzando una bomba ad Oslo e sparando all’impazzata in un campus di  giovani laburisti nell’isola di Utoya,  voleva “svegliare le coscienze” europee contro il pericolo dell’Eurabia e dell’ apertura multiculturalista nei confronti di islam e musulmani. Il profilo di Breivik su Facebook è stato cancellato, ma qualcuno è riuscito a salvarlo in tempo e a metterlo on-line. Per spiegare il suo punto di vista, il killer ha pure scritto un libro di 1.500 pagine intitolato “2083. Una dichiarazione d’indipendenza europea”. Con la firma di “Andrew Berwick”, l’ha inviato ad una serie di amici e di giornali il 22 luglio, a poche ore dalla strage che avrebbe compiuto e ha pure trovato qualcuno che glielo pubblicasse il giorno successivo, su Internet: si tratta di Kevin Slaughter, ordinato ministro nella cosiddetta Chiesa di Satana, che oggi conta il maggior numero di “fedeli” proprio nella penisola scandinava. Breivik si definisce un conservatore, di fede cristiana, che ama la musica classica e i videogiochi di guerra, ma non può tecnicamente essere considerato un “fondamentalista cristiano”, dato che egli utilizza il cristianesimo soltanto in funzione anti-islamica. In realtà si tratta di un massone orgoglioso, membro della Søilene, loggia di San Giovanni di Oslo, una di quelle che amministrano la massoneria norvegese. L’attentatore del 22 luglio si scaglia contro il governo del proprio Paese, che vede troppo aperto all’immigrazione islamica, la quale, denuncia, rischia di sommergere l’Europa ed in particolare un piccolo Paese come la Norvegia. Prende di mira anche la Chiesa “venduta all’islam” e lo stesso Benedetto XVI ( il Papa del “Discorso di Ratisbona” del 12/9/2006 !), accusandolo di aver “abbandonato il cristianesimo e i cristiani europei e deve essere considerato un Papa codardo, incompetente, corrotto e illegittimo”. Egli auspica un’eliminazione dello stesso pontefice e dei protestanti, in modo che possa essere organizzato un “Grande Congresso Cristiano Europeo” per dare origine ad una nuova “Chiesa europea, identitaria ed anti-islamica”. Insomma auspica una nuova Europa impegnata contro i musulmani. Perciò invoca i Templari, allo scopo di combattere in tre fasi una “guerra civile europea”. Nella prima di queste (1999- 2030) i “guerrieri” dovrebbero occuparsi di risvegliare la coscienza addormentata degli europei riguardo al pericolo dell’ islam, attraverso “attacchi shock di cellule clandestine” effettuati da “gruppi di individui che usano il terrore”, magari composti soltanto da una (come lui stesso) o due persone; la seconda fase (2030-2070) dovrebbe essere caratterizzata dalla guerriglia armata e dai colpi di Stato; la terza (2070-2083) sarebbe infine dedicata ad un conflitto vero e proprio contro gli immigrati musulmani.  Poco importa che queste azioni verrebbero da tutti condannate: è il sacrificio che impone il “martirio templare”. Si tratta di una sorta di jihad al contrario (inizialmente l’attacco ad Oslo sembrava opera di un gruppo legato ad Al-Qaeda). Persino in Italia Breivik indica la presenza di “60.000 patrioti pronti per la battaglia”.

RIPENSARE AL RAPPORTO CON I MUSULMANI – Un articolo sul “Corriere della Sera” di lunedì 25 luglio descrive così la Norvegia dopo la carneficina: “E’un Paese che piange e resta composto. E’un Paese che sprofonda in un abisso di dolore, ma vuole rimanere fedele a se stesso. E’un Paese ferito e sconvolto, ma deciso a difendere la sua mitezza, la sua apertura, la sua umanità”. Ha promesso il premier Jens Stoltenberg (i cui due figli erano anche loro al meeting laburista di Utoya, ma sono fortunatamente rimasti illesi dalla sparatoria): “La nostra risposta sarà più democrazia, più apertura, più umanità”, aggiungendo però “non saremo mai ingenui”. Il vescovo di Oslo Ole Christian Kvarme, nella sua omelia, ha definito gli attentati “un fatto incomprensibile”, che “va contro tutto quello su cui abbiamo costituito la nostra comunità” e si è detto sicuro che non condurranno “ad una società più chiusa, a più controlli di polizia per le strade, ma dovrà rafforzare i valori di apertura e tolleranza”, perché “non si risponde alla violenza con la violenza”. La responsabile europea agli Affari interni, la svedese Cecilia Malmström, è sulla stessa linea ed avverte che “Breivik è uno squilibrato, certo. Ma i movimenti populisti e anti-integrazione, che creano un clima di odio contro gli immigrati stranieri, stanno guadagnando terreno in diversi Paesi europei” e chiede un’urgente reazione dei “capi di governo e di Stato moderati di centrodestra e centrosinistra”. Ammonisce anche che, come l’attentatore di Oslo e di Utoya, “ci sono molti altri: che cioè condividono le sue stesse idee intrise di radicalismo xenofobo”( per esempio l’esponente della Lega Nord Mario Borghezio le ha difese, definendole “buone, in qualche caso ottime”), tuttavia fortunatamente pochi le mettono in pratica. La ricetta della Malmström è non solo condannare le uccisioni “ma anche spiegare di più i benefici del multiculturalismo, dell’integrazione. Nella quale molti Paesi hanno fallito”. Cosa intende però la responsabile europea agli Affari interni per “multiculturalismo”? Ad esempio secondo Magdi Cristiano Allam, oggi parlamentare europeo e leader del Movimento politico “Io amo l’Italia”, proprio questo è nemico dell’integrazione e perciò non ha dato buoni frutti. In un editoriale comparso su “Il Giornale” domenica 24, anche Allam afferma ovviamente che “la causa di fondo di questi barbari attentati risiede nell’ideologia del razzismo” (che nel caso specifico dell’Occidente s’ispira alla fede cristiana) ma sostiene che essa “è l’altra faccia della medaglia del multiculturalismo”. Infatti “Razzismo e multiculturalismo commettono l’errore di sovrapporre la dimensione della religione o delle idee con la dimen­sione della persona. L’ideologia del razzismo si fonda sulla tesi che dalla condanna della religione o delle idee altrui si debba procede­re alla condanna di tutti coloro che a vario titolo fanno riferimento a quella religione o a quelle idee. Vi­ceversa l’ideologia del multicultu­ralismo è la trasposizi­one in ambi­to sociale del relativismo che si fon­da sulla tesi che per amare il prossi­mo si debba sposare la sua religio­ne o le sue idee, mettendo sullo stesso piano tutte le religioni, cultu­re, valori, immaginando che la civi­le­ convivenza possa realizzarsi sen­za un comune collante valoriale e identitario ...”. Ed è proprio ciò che fa la tollerante Norvegia, come la vicina Svezia, la Gran Bretagna, l’Olanda e la Germania, quasi che “l’accoglienza degli immi­grati e più in generale il rapporto con il mondo della globalizzazio­ne debbano portare a un cambia­mento radicale della nostra civiltà, fino a vergognarci delle nostre radi­ci giudaico-cristiane, a negare i va­lori non negoziabili, a tradire la no­stra identità cristiana, ad antepor­r­e l’amore per il prossimo alla salva­guardia dei legittimi interessi na­zionali della popolazione autocto­na, al punto da elargire a piene ma­ni agli stranieri diritti e libertà sen­za chiedere loro l’ottemperanza dei doveri e il rispetto delle regole”. Perciò la strage compiuta da Breivik pone il problema di ripensare al nostro rapporto con i musulmani, perché i toni si sono fatti davvero troppo accesi e apocalittici e il rischio che ora lo siano ancora di più, sono reali. Intanto l’attentatore viene difeso proprio da un avvocato laburista come i ragazzi che ha ucciso. Il legale ha riferito che il giovane è ossessivo nel ripetere che “lui è in guerra e pensa che l’intero mondo occidentale non capisca ora il suo punto di vista, ma lo capirà tra 50 anni”. Ed è la stessa persona che afferma di odiare “chiunque creda nei valori occidentali e nella democrazia”: valori che, pretendeva di difendere versando sangue innocente.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Luglio 2011 14:42

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