Nel 2005 il trattato di pace di Naivasha tra gli indipendentisti del Sud e il governo filo-arabo di Khartoum ha sancito l’autonomia formale della regione e permesso di far cessare la seconda guerra civile sudanese. A gennaio di quest’anno si è tenuto un referendum ed il 9 luglio è stata dichiarata ufficialmente l’indipendenza
I FATTI – Nel 1947 il Sudan ha ottenuto l’indipendenza dagli Inglesi ( proclamata dal Parlamento nel dicembre del ’55 e ufficializzata nel ’56), i quali volevano staccare il Sud dal Nord e di unirlo all’Uganda. Il tentativo è andato fallito con la Conferenza di Juba, tenutasi nello stesso anno, che ha decretato l’unificazione del Paese. Il Sud Sudan è stato per molti anni martoriato da due guerre civili (con una pausa tra gli Anni Settanta e Ottanta), combattute fin dall’inizio dall’Esercito Sudanese di Liberazione Popolare (ESLP) per ottenere l’indipendenza. In tutto quel periodo non si sono costruite importanti infrastrutture, molti profughi si sono dati alla fuga e parecchie aree sono state devastate. Si contano più di 2,5 milioni di vittime, migliaia le donne stuprate o vendute come schiave assieme ai bambini, 5 milioni di persone emigrate all’estero e altre tornate nella terra d’origine. Fino al trattato di pace di Naivasha del 2005, che ha decretato una formale autonomia della regione. Dal 9 al 15 gennaio 2011 si è avuto un referendum per decretarne la piena indipendenza, con Juba capitale. L’affluenza è stata molto elevata: oltre il 96% degli aventi diritto si è recato alle urne, compresi molti sudanesi residenti nel Nord nemico, tornati apposta in patria. Il 30 gennaio ha vinto il “sì” con il 98, 81% delle preferenze, il 7 luglio è stata ratificata la Costituzione ed il 9 proclamata l’indipendenza.Il Sud Sudan è finalmente libero, i profughi stanno tornando a casa. Sui cartelloni stradali di ogni parte del Paese si trovano scritte di esultanza come “Benvenuti nel 193° Stato del mondo”, “Siamo il 54° Paese dell’Unione Africana”, “Benvenuti nella più giovane nazione dell’Africa”. Rimangono tuttavia alcune controversie con il Nord come quella sulla ripartizione dei proventi del petrolio: l’80% dei giacimenti (1/3 del PIL nazionale) si trova proprio nel Mezzogiorno, che per altro rimane una delle regioni più povere al mondo, mentre la maggior parte degli impianti di raffinazione è situata nel Settentrione. Inoltre c’è ancora una regione, quella di Abyei, zona-cuscinetto tra Nord e Sud nel Kordofan meridionale, che è ancora oggetto del contendere tra le due parti.
RELIGIONI ED ETNIE DELLA POPOLAZIONE – Il nuovo Stato conta circa 8 milioni di persone, che vivono soprattutto nelle zone rurali, dove praticano l’economia di sussistenza.Sono ancora molto radicate le credenze indigene e, con gli sforzi dei missionari, sono presenti anche delle piccole comunità cristiane, più una cospicua percentuale islamica. E’ proprio questo il punto fondamentale: i due conflitti sono stati combattuti dalle tribù arabe musulmane del Nord e quelle nere a maggioranza cristiano-animista del Sud. Nel 1957 i nord-sudanesi hanno proposto una costituzione per promuovere l’islam a religione di Stato e l’arabo a lingua ufficiale, incontrando però l’opposizione dei sudanesi del Sud. Lo stesso è avvenuto nel ’78, quando l’allora Presidente Nimeyri ha deciso, oltre alla divisione del meridione in tre governi regionali, di introdurre nel codice penale le sanzioni previste dalla shar’ia, la legge islamica. Ciò ha determinato l’ammutinamento di Bor nell’ ’83, la creazione dell’ SPLM/A Sudanese People’s Liberation Movement/Army e la ripresa del conflitto, che si è aggravato dopo che le milizie di quest’organizzazione e il Movimento di Giustizia ed Eguaglianza (JEM) hanno attaccato alcune sedi governative. Le truppe legate al Presidente Omar Bashir, a piede libero nonostante penda già sulle sue spalle una condanna da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità verso la minoranza cristiano-animista in Darfur, hanno perpetrato ai danni dei civili sud-sudanesi (dinka) una vera e propria pulizia etnica. E non è ancora finita: ora che il Sud ha finalmente conquistato l’indipendenza, a rischio sono i nuba, una popolazione che vive sulle montagne del Sud Kordofan, regione contesa tra il governo centrale di Khartoum e lo stesso Sud Sudan. Sono musulmani, ma la loro “colpa” è quella di essere neri e non arabi.