I capitali cinesi, un’occasione straordinaria per il sistema economico italiano

Domenica 03 Luglio 2011 21:04 Matteo Zaupa World - Politica
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La visita di Xi Jinping in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia è stata un chiaro segnale dell’importanza che il nostro paese riveste per Pechino. La Cina sta oggi accelerando il processo di apertura ai mercati internazionali di merci e capitali e, mentre incentiva gli imprenditori stranieri a investire capitali nel suo paese, guarda con sempre maggior interesse alle economie occidentali colpite dalla crisi, incoraggiando le proprie imprese a sfruttare le opportunità che esse offrono.

 

In quest’ottica l’Italia sembra rivestire un ruolo di primo piano se si considera che i due paesi hanno oggi accordi commerciali per un valore complessivo di 45,1 miliardi di dollari. L’Italia è un partner strategico per quanto riguarda la ricerca tecnologica e le produzioni a basso impatto ambientale, ma sta diventando anche un bacino in cui riversare gli abbondanti capitali cinesi. Un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire e che dovrebbe essere colta come incentivo a migliorare l’attrattività del nostro sistema economico per gli investimenti stranieri, magari prendendo spunto proprio dalle mosse che Pechino sta facendo in questo campo.

LA VISITA DI XI JINPING - In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia si è recato in visita ufficiale nel nostro paese il vice presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Si è trattato di una visita di eccezionale importanza sia sul piano politico che su quello economico, considerando che Jinping, oggi presidente della prestigiosa scuola quadri del Partito Comunista, nel 2012 assumerà la guida dello Stato e del Partito succedendo a Hu Jin Tao. Durante i quattro giorni trascorsi a Roma, Xi ha incontrato, tra gli altri, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro dell’economia Giulio Tremonti, quello degli esteri Franco Frattini e il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani. Al centro dei colloqui ci sono state le relazioni economiche e commerciali bilaterali, ma anche le principali questioni internazionali con particolare attenzione al Nord Africa, all’Asia e ai rapporti con l’Unione Europea.

LA CINA E IL LIBERO MERCATO - Si è parlato comunque principalmente di economia e di rapporti commerciali. La Cina ha recentemente abbandonato le politiche protezionistiche e gli investitori stranieri ricevono ormai lo stesso trattamento delle controparti cinesi. Inoltre Pechino ha annunciato di voler migliorare la legislazione a tutela della proprietà intellettuale in modo da incentivare gli investimenti esteri. Segnali questi della grande importanza che la Cina attribuisce alla libera circolazione di merci e capitali. Gli investimenti esteri nel paese riguardano soprattutto le regioni centrali e orientali e sono indirizzati principalmente nel settore agricolo, dell’high tech e delle nuove tecnologie, in quello manifatturiero, dell’energia pulita e delle produzioni eco-sostenibili. E proprio nel settore del risparmio energetico e della protezione ambientale si stanno concentrando gli investimenti italiani in Cina: il ministero dell’ambiente italiano ha avviato, in collaborazione con il governo di Pechino, progetti di tutela ambientale per un valore di 12 miliardi di dollari. Inoltre lo sviluppo del mercato interno fa sì che la domanda cinese di beni esteri sia in continua crescita e questo offre straordinarie opportunità per gli imprenditori e gli investitori occidentali.

ACCORDI PER 3,3 MILIARDI DI DOLLARI - E l’Italia? Come si pone di fronte alle nuove opportunità offerte dal mercato cinese? In occasione dell’incontro con il premier Silvio Berlusconi, Xi Jinping ha dichiarato di voler approfondire la cooperazione economica, finanziaria e tecnologica con il nostro paese, soprattutto nel settore delle produzioni ecosostenibili. Il vice presidente cinese ha quindi firmato 16 contratti per un valore complessivo di 3,3 miliardi di dollari. Il più significativo, che sfiora un terzo del valore complessivo delle intese, è quello fra Telecom Italia e il colosso delle comunicazioni cinese Huawei Technologies per una cooperazione strategica quinquennale nel campo della “ricerca sui terminali di rete mobile e rete fissa e per lo sviluppo delle performance delle reti attuali e future”. L'accordo è anche volto ad incrementare la collaborazione e gli investimenti già esistenti per i due centri d'innovazione congiunti: il Mobile Innovation Centre ed il Network Innovation Centre di Torino. L'obiettivo del partenariato strategico, si legge in una nota, è «rafforzare le attività di ricerca congiunte sul territorio per lo sviluppo delle tecnologie innovative e per creare valore per l'Italia».

LA RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA - Occorre ricordare che l’Italia resta per Pechino un partner strategico nel settore della ricerca scientifica e tecnologica: sin dagli anni ’70, non appena i due paesi hanno iniziato ad intrattenere rapporti diplomatici, la cooperazione in questo settore ha visto un continuo sviluppo e ad oggi sono più di 40 gli accordi di cooperazione siglati. Un numero destinato a crescere viste le dichiarazioni dei due governi che assicurano di voler approfondire la cooperazione negli anni a seguire. Altre intese riguardano il settore dei dispositivi medici, della moda, dell'energia solare, del gas naturale compresso, dei componenti tecnologici per l'autotrasporto, della cantieristica navale.

GLI INVESTIMENTI CINESI IN ITALIA - Sono proprio i buoni rapporti commerciali e finanziari tra Italia e Cina uno dei pochi segnali positivi per la nostra economia. L’interscambio è infatti cresciuto a ritmi costanti negli ultimi anni e i due paesi hanno oggi accordi commerciali per un valore complessivo di 45,1 miliardi di dollari. Un valore destinato a crescere: le stime parlano di 80 miliardi di dollari nel 2015. In Cina non si contano le storie di successo di imprenditori italiani e nel paese la domanda si sta facendo sempre più sofisticata: crescono le importazioni di beni di lusso e di consumo italiani, ma anche di macchinari e le imprese italiane sono presenti in quasi tutte le fiere cinesi. Ma è soprattutto da parte cinese, e la visita del vice-presidente Xi lo conferma, che sembra esserci un grande interesse per il mercato italiano. Il dodicesimo piano di sviluppo quinquennale illustrato da Xi Jinping alle autorità italiane incontrate vuole incentivare gli imprenditori cinesi ad investire capitali all’estero e sembra che essi siano attratti dalle numerose opportunità che l’economia italiana, colpita dalla crisi, può offrire loro. Si tratta infatti della settima economia al mondo, di un paese all’avanguardia nel design e nella moda, nel settore primario e in quello aerospaziale, con una consolidata realtà di piccole e medie imprese che hanno già sviluppato partenariati strategici e commerciali e accordi di collaborazione con le PMI in Cina. Sono sempre di più le compagnie cinesi che hanno avviato fusioni e acquisizioni in Italia e quelle che stanno spostando centri di ricerca e sviluppo nel nostro paese per migliorare la qualità dei loro prodotti. E’ questo un segnale del crescente interesse di Pechino verso il mercato italiano, nonostante le numerose criticità del nostro sistema economico e le lungaggini burocratiche che scoraggiano altri investitori stranieri. Questo è tuttavia più un indicatore della straordinaria crescita cinese e della sua disponibilità di capitali piuttosto che un segnale dell’attrattività del sistema economico italiano e, forse, proprio dalla Cina potremmo trarre importanti lezioni in questo senso.

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Luglio 2011 19:26

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