L'Italia e gli USA nel Secondo Dopoguerra: il Piano Marshall e gli effetti sulla ripresa economica

Sabato 07 Maggio 2011 20:57 Federica Casarsa World - Politica
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Prosegue la disamina storica di Fusiorari sul ruolo del Piano Marshall nella ripresa economica italiana e sulle implicazioni che esso ha comportato nelle vicende politiche del Paese

LE MERCI IMPORTATE E L'INDUSTRIA ITALIANA- Complessivamente l'Italia riceve dal governo americano 1,35 miliardi di dollari, di cui lo 0,79% è rappresentato da donazioni di beni, il resto da prestiti. Le merci maggiormente importate grazie al Piano Marshall sono cotone (27,67%), cereali (17,54%), prodotti petroliferi (15,75%), carbone ( 13%) e macchinario (15,55%). L'andamento degli arrivi dei grants è però estremamente diversificato: se, per esempio, le importazioni di cotone e petrolio crescono vertiginosamente nel corso del quadriennio, quelle dei cereali calano dopo il primo anno in seguito alla normalizzazione della produzione agricola nazionale, mentre quelle di carbone vengono sostituite dal ripristino del canale nord-europeo. Complessivamente, la percentuale della merce giunta attraverso il Piano Marshall rispetto al totale delle importazioni tra aprile del 1948 e dicembre 1951 è del 18%. Invece, considerando solo il lasso di tempo compreso fino al 1950, i beni ERP costituiscono più di un terzo del totale delle importazioni italiane. Fino al 1949 gli imprenditori italiani si servono del Piano Marshall unicamente per importare materie prime, causa alcuni intoppi burocratici, la lenta ripresa del mercato e anche una certa diffidenza della categoria imprenditoriale stessa nei confronti del piano. Non appena le difficoltà nel reperimento di materie prime hanno fine, però, cresce la fiducia nella ripresa del mercato interno e internazionale e con essa anche la propensione dell'imprenditoria italiana a investire nell'ammodernamento dell'industria attraverso i fondi Marshall. I settori industriali che beneficiano maggiormente delle importazioni di macchinario americano sono il siderurgico, l'elettrico e il meccanico. In particolare la FIAT, una delle prime a intuire la grande chance di rinnovamento offerta dal Piano, grazie al viaggio a Washington del suo amministratore delegato Valletta ottiene dall'ECA quasi 30 miliardi di dollari per rifornirsi di tecnologia americana d'avanguardia. Altre grandi aziende che sfruttano immediatamente i finanziamenti ERP per rinnovare il proprio apparato produttivo sono le acciaierie di Cornigliano e l'Edison, mentre le più lungimiranti tra le medio-piccole sono la Necchi e la Piaggio, che grazie alla tecnologia americana si vedono in grado di mettere in campo una più elevata produttività e un minor impiego di manodopera. La Necchi, per esempio, riesce a ridurre i tempi di fabbricazione di una macchina da scrivere del 40%. A proposito della concessione dei loans, è interessante osservare come nelle regioni in cui il settore industriale è maggiormente sviluppato (Lombardia, Piemonte, Liguria) le grandi imprese riescono ad assorbire ingenti quantità di prestiti per l'ammodernamento delle strutture, mentre altre aree più arretrate e pesantemente colpite dalle distruzioni, come l'Emilia Romagna, la Campania e la Sicilia, beneficiano in particolare delle erogazioni del fondo lire.

IL FONDO LIRE E I SUOI UTILIZZI- In Italia i fondi di contropartita vanno a costituire il fondo lire, la cui formazione è regolata dall'accordo di cooperazione economica Stati Uniti-Italia del 1948. In base all'articolo IV dell'accordo, il governo italiano costituisce presso la Banca d'Italia un conto speciale sul quale effettua dei depositi in lire corrispondenti al costo in dollari di beni e servizi ricevuti dall'ECA, quindi in sostanza anticipa l'effettiva vendita delle merci. Le prime due voci che contribuiscono insieme a formare circa i due terzi del fondo sono i rimborsi a fronte di importazioni di privati e i ricavi dalla vendita di cereali. Per quanto concerne l'utilizzo del fondo lire, inizialmente i fondi di contropartita vengono in larga parte tesaurizzati, cioè devoluti dalla Banca d'Italia al Tesoro sotto forma di anticipazioni e dunque impiegati per tamponare il deficit di bilancio. Contraddittorie sono le reazioni degli esperti. Questo orientamento suscita infatti pesanti critiche da parte di illustri economisti come Daneo, che vede nella tesaurizzazione del fondo lire una mancata occasione di rilancio dell'economia, mentre Vera Lutz e Luigi Einaudi sostengono la bontà dell'iniziativa, in quanto utile a mantenere la stabilità dei prezzi e a contenere il debito del Tesoro. La politica di sterilizzazione del fondo lire termina comunque tra la fine del 1949 e gli inizi del 1950, quando, anche su pressioni americane e per effetto dell'entrata in funzione di nuovi meccanismi di spesa, i fondi di contropartita vengono utilizzati per finanziare grandi progetti di ricostruzione e sviluppo economico. Il programma generale di utilizzo del fondo del 30 giugno 1951 prevede lo stanziamento di 650 miliardi di lire, di cui il 30% è destinato ai lavori pubblici e ai trasporti ferroviari, il 28% all'agricoltura, il 23% all'ammodernamento dell'industria e l'8% ai piani di riforma del ministero del Lavoro. In particolare 15 miliardi di lire vengono devoluti all'attuazione del cosiddetto “piano-Fanfani-case”. Una grande attenzione è infine dedicata al Sud, infatti circa i due terzi degli investimenti vengono impiegati nel Meridione. Nel 1950 nasce inoltre la Cassa del Mezzogiorno che attinge immediatamente al fondo lire: su una stima di spesa di 100 miliardi di lire all'anno, nel 1952 almeno la metà viene sostenuta con i fondi di contropartita.

UTILITA' DEL PIANO MARSHALL: UNA QUESTIONE CONTROVERSA- A oggi si ritiene che il ruolo degli aiuti ERP non sia stato particolarmente determinante nello stimolo alla crescita dell'economia italiana: tra il 1948 e il 1951, infatti, i beni americani hanno costituito appena il 2% del PIL. Certo, è fuori di dubbio che il Piano Marshall abbia offerto un vitale contributo alla ripresa delle industrie attraverso la concessione di materie prime e di macchinari dalle tecnologie moderne, ma il vero input alla ripresa economica è stato determinato soltanto dalla ripresa della domanda sui mercati interno e internazionale. Più in generale a livello europeo, come hanno spiegato brillantemente De Long e Eichengreen, il Piano Marshall è stato utile non tanto per la ricostruzione e lo sviluppo del Vecchio Continente, quanto piuttosto per la politica economica che ne stava alla base, ossia costringere l'Europa ad avere di nuovo fiducia nel mercato e ad aprirsi ai suoi meccanismi. Condizione sine qua non per la concessione degli aiuti, infatti, era la programmazione da parte degli Stati dell'abolizione di dazi e contingentamenti.

LE IMPLICAZIONI POLITICHE DEL PIANO MARSHALL- L'adesione dell'Italia al Piano Marshall, operata dal quarto governo De Gasperi, segna il passo definitivo verso la scelta di collocarsi entro il blocco occidentale. Il legame con gli Stati Uniti diventa particolarmente influente nelle vicende interne italiane in occasione dell'infuocata campagna elettorale del 1948 che vede scontrarsi da una parte il Fronte Popolare, costituito da socialisti e comunisti, e dall'altra la Democrazia Cristiana, sostenuta dal mondo cattolico e, appunto, dagli alleati d'Oltreoceano. In particolare l'ambasciatore statunitense a Roma, James Dunn, si reca in diverse città italiane per presenziare all'inaugurazione di opere realizzate grazie agli aiuti del Piano Marshall e molto spesso si impegna a essere presente nei porti all'arrivo delle navi che trasportano i beni ERP. Negli States, il giornalista Drew Pearson si fa promotore dei cosiddetti “treni dell'amicizia” che percorrono l'immenso territorio americano fermandosi in varie località per raccogliere gli aiuti destinati all'Italia. Ancora, una parte della propaganda viene commissionata alle comunità di italo-americani, che vengono invitati a spedire lettere e cartoline a parenti e amici in Italia per instaurare un clima di amicizia e cordialità. Ben più dirette sono invece le minacce del governo americano, che dichiara ufficialmente che una scelta a sinistra dell'elettorato italiano sarà considerata come una chiara intenzione da parte dell'Italia di dissociarsi dal Piano Marshall e ancora più efficaci sono i finanziamenti segreti che gli Usa forniscono alla DC e alle altre forze anticomuniste. Il voto del 18 aprile 1948 segnerà la disfatta del Fronte Popolare e la vittoria della DC.

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Maggio 2011 14:33

Commenti  

 
0 # davidj 2011-05-31 19:57
sto cercando una ricerca più approfondita perfavore :sad: è per gli esami
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0 # giorgio 2011-06-09 13:44
bhe per onestà intellettuale è sempre gradito citare le fonti per esempio "F.Fauri
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0 # atti 2011-08-05 12:43
una cosa è sicura! dal piano marshall, chi ne ha beneficiato di più; sono state le grandi e già ricche famiglie italiane! come la FIAT, NECCHI PIAGGIO ETC ETC!!!!!!!! ed è tutto certificato! nessuno, neppure loro potranno mai smentire!!!!!!! !!!così, sono diventati ricchi i berlusconi! i provera! i moratti tanto per dirne pochi!! .........
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