Messico, dalla politica estera alla questione sociale

Mercoledì 13 Aprile 2011 10:17 Freddy Jaimes World - Politica
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Il benessere ed il progresso non sono mai stati scevri di pericoli, come dimostra la storia attuale del Messico. Un Paese con una crescita senza precedenti ed un futuro davvero brillante, che, insieme alle aspettative di un roseo avvenire, è spesso costretto  a perseguire una politica estera subordinata ai voleri degli Stati Uniti in nome di un proficuo rapporto economico. La cooperazione commerciale tra i paesi del nord America lascia però segni evidenti di un capitalismo che esclude le masse ed  incrementa vertiginosamente il gap di ricchezza tra i ceti sociali messicani. Intanto, la violenza aumenta e,  insieme ad essa, i profitti della fiorente industria armamentistica USA, mentre la cultura popolare sembra pericolosamente cedere al fascino di un’illegalità ormai intrinseca.
PUGNO DI FERRO IN UN GUANTO DI SETA - Secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa USA del 2009, si stima che ci siano in Messico circa 100.000 uomini tra le fila della criminalità organizzata. La risposta ad una minaccia di tale portata si sta giocando su due livelli. Da una parte, il presidente Felipe Calderòn ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze militari sul territorio nell’intento di rafforzare un potere politico di fatto debole. Dall’altra, la delicata gestione delle relazioni con Paesi come il Guatemala, che inizia a vedere corrose le proprie frontiere dai traffici e dalla nascita di nuovi gruppi criminali, i quali lavorano in stretto contatto con i narcos messicani. Tuttavia, la politica estera di Calderòn continua a guardare con predilezione al confine  nord, dove il presidente sta concentrando i suoi sforzi  per permettere al Messico di mantenere  il ruolo di primo partner commerciale degli Stati Uniti (destinazione del 90% dei prodotti messicani che vengono esportati), dal quale ovviamente è dipendente. Anche le esportazioni verso il Canada sono raddoppiate da quando è entrato in vigore il NAFTA, portando l’economia del Paese ad un  livello di sviluppo mai visto prima con un PIL pari a 1.085 trilioni di dollari, al 13° posto nel ranking mondiale secondo la World Bank. Dunque il Messico si trova costretto a fare uso di una diplomazia di delicata accondiscendenza  verso gli USA, dai quali però riceve in cambio anche cospicui aiuti finanziari nella guerra contro il narcotraffico. Volontà di ferro per combattere il crimine e una diplomazia dei sorrisi sono le linee guida della politica estera per un Paese dalle potenzialità economiche straordinarie.

LA DOPPIA MORALE USA - Le buone intenzioni del governo di Barack Obama verso Mexico City non sono affatto messe in discussione. Esse sono dimostrate dai 3 bilioni di dollari spessi l’anno scorso per aumentare i controlli al confine americano nel tentativo di arginare l’immigrazione illegale e il traffico d’armi e droghe. Inoltre, nell’ambito dell’iniziativa Merida (progetto triennale 2007-2010 per la guerra al narcotraffico), sono stati stanziati circa 1.6 bilioni di dollari dei quali il Messico è il beneficiario principale. Nonostante ci fossero dei parametri legati al rispetto dei diritti umani per ricevere questi fondi, come già dimostrato dai diversi rapporti negativi sull’argomento spillati da alcune ONG,  essi sono stati concessi comunque. La faccia meno solidale del libero commercio USA è quella che vede il Congresso americano prostrato ai voleri della propria industria armamentistica. Tutta retorica di una sinistra idealista ed ingenua? Non esattamente. Da quando la legge che regolava la vendita delle armi d’assalto e semiautomatiche è decaduta nel 2004, grazie alle pressioni di alcune lobby come l’American Rifle Association, secondo il New York Times l’utilizzo di questo tipo d’armi tra i cartelli della droga del Messico si è duplicato in questi ultimi 5 anni. Ma c’è di più: secondo Arturo Sarukhan, attuale ambasciatore messicano in USA, il 90% delle armi in mano al crimine messicano sono di provenienza americana, (acquistate in maniera legale e non). Oltre ai soliti AK47 le milizie private del crimine contano migliaia di AR15 e dozzine di carabine M4 con lanciagranate. Inoltre il fatto che probabilmente più di tutti parla dell’avidità e della spregiudicatezza del commercio delle armi, è lo scandalo in cui è stato coinvolto l’ormai ex sindaco della città di Columbus, Eddie Espinoza, impegnato in un traffico d’armi finite per le strade di Juarez e utilizzate, secondo l’ATF (Bureu of Alcool, Tobacco, Fireguns and Explosives), per compiere almeno otto omicidi.

IL NARCOTRAFFICO UN PROBLEMA SOCIALE - In un Paese con strutture economiche e democratiche particolarmente avanzate, risultano quasi inaudite le deformazioni sociali che il processo di sviluppo ha generato. Il Messico ha una nobile storia che fa onore al suo popolo. É una delle 51 nazioni che ha fondato l'ONU, oggi siede tra i giganti della terra nel G20 e  vanta una performance ISU (Indice di Sviluppo Umano) di tutto rispetto pari a 0,750 nel 2010, che è  considerata “High”. Allo stesso tempo però al suo interno convivono grandi disparità di reddito. L'uomo più ricco al mondo è messicano, mentre il 18,2% della popolazione vive sotto la linea di povertà (secondo la definizione alimentare elaborata dalla FAO); una soglia che sale al 47%  se si tiene conto della definizione reddituale della povertà. Le diseguaglianze sociali creano forti squilibri ed alimentano una crescita sociale amorfa. In questa disperata situazione, alla violenza dei narcotrafficanti viene contrapposta ulteriore brutalità, come dimostrato dalla rapida proliferazione di gruppi paramilitari (spesso tollerati dalla popolazione e ignorati dalle istituzioni). Il tutto in un clima nel quale alcuni conflitti sociali cadono nella più assoluta dimenticanza. É il caso della famosa, ed all'epoca chiacchierata, crisi del Chiapas (iniziata nel 1994 come risposta della comunità indigena al NAFTA). Ebbene, le popolazioni indigene del posto si sono viste moltiplicare la presenza militare, mentre un esacerbato progresso urbanistico minaccia l'equilibrio ambientale della regione, mantenendo intatte le tensioni che hanno dato origine alla rivolta Zapatista. Forse l'aspetto più importante, è come il narcotraffico e la delinquenza abbiano permeato fortemente la cultura popolare in Messico. Molti sono i programmi televisivi che mostrano il fenomeno quasi in maniera positiva e ci sono alcuni sottogeneri musicali come le narcocorridas che arrivano all'esaltazione romantica dei valori del “bandido”. Tuttavia la triste realtà rimane: fintantoché il narcotraffico nel Paese continuerà a “fatturare” 14 bilioni di dollari ogni anno le speranze di pace e giustizia sembrano svanire sotto l'ombra di trafficanti senza scrupoli.

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Aprile 2011 12:14

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