Messico, l'inferno bianco

Domenica 27 Marzo 2011 19:37 Freddy Jaimes World - Politica
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E' un vero stato di allerta in Messico: un conflitto interno tra narcotrafficanti  e lo stato centrale di proporzioni straordinarie.  Più di 12.000 vittime soltanto nell’ultimo anno per un totale di almeno 34.000 omicidi dal 2006 ad oggi. Dozzine di attivisti morti e giornalisti assassinati. Sono queste le premesse di una nazione alla continua ricerca del suo benessere sociale attraverso le nuove frontiere della economia globale, mentre una spirale di violenza inaudita minaccia di far crollare le fondamenta stesse del paese.

GIGANTE DEL DOMANI - Il Messico, con i suoi 112 milioni di cittadini, è l'undicesimo paese più popolato al mondo, nonché la seconda economia di tutta l' America Latina. Il suo PIL, coerentemente alla sua demografia, è anche esso undicesimo al mondo per parità di potere d’acquisto. La crescita sembra assicurata non soltanto dagli accordi NAFTA siglati con USA e Canada nel 1994 , ma anche dalla capacità dimostrata nel reggere alla svalutazione della moneta (operata sempre nel ’94) ed all’attuale crisi economica globale iniziata nel 2008. Con i suoi quasi 2 milioni di km quadrati di territorio, la nazione possiede risorse naturali di considerevole importanza come l’argento, il piombo, il gas naturale ed il petrolio (questo presente nel golfo del Messico) che gli assicurano  forti introiti ed uno smisurato bacino energetico da cui attingere per il proprio fabbisogno.  Inoltre, nel paese  risiede tra il 10 e il 12% della biodiversità globale sparsi in un territorio che vede alternarsi zone desertiche e  catene montuose, foreste e più di 5000 km di fascia insulare. Con un patrimonio culturale di primaria importanza, che racconta la storia dell’uomo amerindio in un territorio di impareggiabile bellezza, l’industria del turismo fornisce al paese un’altra fonte di inesauribili risorse economiche. Tuttavia, il sistema politico democratico non riesce a garantire stabilità, essendo scosso dall’insolvenza dell’apparato giudiziario e dal predominio altezzoso ed indisturbato dei narcotrafficanti.

 

DROGA A E PROFITTI - Un sistema tutt’altro che segreto controlla il traffico della droga in Messico, eppure la prima difficoltà nel trattare l’argomento  sta nel capire quanti e quali siano i gruppi che operano sul territorio. La risposta ad un quesito così apparentemente semplice varia in relazione alla fonte consultata. Così, per la Procura Generale della Repubblica sono due i gruppi che si contendono il dominio del  narcotraffico:  quello di Joaquin “el Chapo” Guzmàn e quello di Osiel Cardenas (oggi estradato in USA);  la DEA (Drug Enforcement Administration) conta almeno 30 diverse organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti, e per la SIEDO (Sotto procura di Indagini Specializzate Contro la Delinquenza Organizzata di Messico) sono circa 130 le cellule criminali. Certo è che, dalla fine degli anni  ’80, i cartelli della droga di Medellin e Cali cominciarono a soccombere alla guerra condotta dallo stato colombiano obbligandoli ad utilizzare assiduamente i servizi logistici dei messicani per il trasporto della cocaina sul suolo statunitense, rafforzando così, di fatto, le organizzazioni criminali del Messico. Fu cosi che i messicani agli inizi dei ‘90 presero la guida di quello che è senza dubbio il traffico più profittevole al mondo. Ovviamente, la posizione geografica e le frontiere  marittime  e terrestri con gli Stati Uniti rendono i traffici di stupefacenti in Messico un mercato di proporzioni incalcolabili nonché il loro distributore privilegiato. Si stima che il 90% di tutta la cocaina proveniente dal Sud America faccia ingresso negli USA  grazie ai cartelli messicani . A sua volta, secondo la CIA, il paese è diventato il maggiore produttore mondiale di droghe tenendo conto delle cinque categorie dichiarate illegali: narcotici, stimolanti, sedativi, allucinogeni e cannabis. In tutto ciò si calcola un commercio potenziale di 18 tonnellate di eroina pura o 50 tonnellate di Black tar, la varietà messicana di eroina dominante nell’ovest degli Stati Uniti. Per quanto riguarda la marijuana, nel solo 2007 le coltivazioni sono cresciute di circa 8900 ettari e la produzione stimata si aggira intorno alle 16000 tonnellate, senza contare la superiorità nella produzione e distribuzione di ecstasy e meta anfetamine che i cartelli detengono nel mercato americano.

LA BATTAGLIA STATALE - Correva l’anno 2006 quando il presidente Felipe Calderòn dichiarò la guerra totale al narcotraffico. Ciò che sorprende è come il ricorso ad un massiccio impiego di forze di polizia ed esercito (secondo fonti ufficiali si è passati da 50.000 militari nel 2008 a 130.000 nel 2009) per contrastare la dilagante violenza operata dai cartelli della droga abbia prodotto un netto peggioramento della situazione. Secondo PeaceReporter, gli omicidi legati al narcotraffico sono aumentati del 52% nel 2010: un omicidio ogni 40 minuti. Le stime ufficiali parlano chiaro: 755 vittime tra le forze dell'ordine soltanto nell'ultimo anno e più di 15.000 i morti tra le fila della criminalità a causa di lotte intestine. Una guerra che rende la popolazione civile ostaggio dei signori del narcotraffico, mentre lo stato s'impegna in una lotta militarizzata di vaste proporzioni che, per ora, ha solo aggravato un conflitto in cui la i cittadini innocenti sono la principale vittima.

LA MULTINAZIONALE DEL CRIMINE - La lotta per il potere tra le bande stesse potrebbe essere interpretata come un segno dell'irrazionalità dei capi criminali. In realtà, i narcotrafficanti  seguono una vera e propria linea strategica in cui a investimenti affaristici -spesso all'estero- abbina decapitazioni, mutilazioni, omicidi e torture pur di mantenere il controllo delle attività illecite nel territorio. Se da una parte la  società civile  viene costantemente scossa da omicidi di avvocati, difensori dei diritti umani e giornalisti (dei quali sono stati uccisi più di 60 dal 2000 ad oggi), dall'altra si cercano nuove rotte per il narcotraffico e si stringono alleanze con altre organizzazioni criminali. Cosi, in tanto che i cartelli si occupano di distribuire gli stupefacenti provenienti dalla sfera asiatica (Laos, Birmania e Thailandia principalmente) e rafforzano le partnertship con i trafficanti sudamericani, si mutano le strategie, le location e si diversificano le attività illegali. Dai patti stabiliti con i narcos guatemaltechi a quelli con i trafficanti colombiani, le multinazionali messicane della droga sembrano possedere le risorse e la volontà per controllare l'intero continente; e non perdono nemmeno occasione di guardare anche in Europa stringendo accordi con la 'ndrangheta e la camorra. Intanto, l'intera popolazione del Messico brama giustizia per le migliaia di figli caduti in una guerra insensata e fratricida.

Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Marzo 2011 09:36

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