È un invito a sfidare i cambiamenti del futuro quello che il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha lanciato al suo Paese con il Discorso sullo Stato dell'Unione del 26 gennaio scorso: una spinta all'innovazione che deve trarre la propria linea direttrice dallo spirito delle origini, quello del grande sogno americano.
INCIPIT - Il primo pensiero di Obama è volato a Tucson: “Abbiamo combattuto fieramente per le nostre idee. E questa è una buona cosa. Ma c'è una ragione per la quale la strage di Tucson ci ha imposto una tregua. Noi siamo parte della famiglia dell'America e crediamo che i sogni di una bambina di Tucson non siano diversi da quelli dei nostri figli, e che tutti meritino la possibilità di essere realizzati”. Obama ha poi invitato Democratici e Repubblicani alla collaborazione per far fronte alle necessità del Paese: “Andremo avanti insieme, o non ci muoveremo affatto, perché le sfide che ci troviamo di fronte sono più grandi di un partito, più grandi della politica”.
CONQUISTARE IL FUTURO - “Il mondo è cambiato. Ma questo non deve scoraggiarci, deve sfidarci”. Tre sono allora i passi che Obama ha indicato per “conquistare il futuro”: innovazione, educazione, ricostruzione. “Questo è il momento Sputnik della nostra generazione” ha affermato il Presidente, annunciando entro poche settimane la presentazione di un piano di spesa per sostenere la ricerca nei campi della biomedicina, delle tecnologie dell'informazione e soprattutto dell'energia pulita. Piano di spesa che verrebbe finanziato attraverso i miliardi di dollari attualmente destinati alle compagnie petrolifere. Obiettivo per il 2035: “l'80% dell'elettricità in America proverrà da fonti di energia pulita”. La seconda importante sfida riguarda l'educazione dei ragazzi, che parte innanzitutto dalle famiglie: “Dobbiamo insegnare ai nostri figli che non è tanto il vincitore del Super Bowl che merita di essere celebrato, ma soprattutto il vincitore di una fiera della scienza”. Fondamentali nella formazione dei ragazzi, ha sottolineato Obama, sono anche le scuole, che d'ora in poi riceveranno finanziamenti solo se dimostreranno di aver sviluppato progetti per migliorare le tecniche di insegnamento. Parole significative anche nei confronti dei docenti: “In Corea del Sud gli insegnanti sono chiamati i costruttori della nazione. Qui in America è tempo che iniziamo a trattare le persone che educano i nostri figli con lo stesso rispetto”. Obiettivo del governo, ha continuato Obama, è anche quello di assicurare a tutti i ragazzi l'accesso all'Università: “Questo è il motivo per cui abbiamo eliminato gli ingiustificati sussidi alle banche pagati con i soldi dei contribuenti e utilizzato questi risparmi per far sì che milioni di studenti potessero permettersi l'Università. E quest'anno chiedo al Congresso di fare di più, rendendo fissa la tassa d'insegnamento dell'ammontare di diecimila dollari per quattro anni di college”. Un pensiero anche alle migliaia di studenti stranieri che “eccellono nelle nostre scuole. Smettiamo di mandare via i ragazzi talentuosi e responsabili che possono riempire di personale i nostri laboratori di ricerca, avviare nuove imprese e arricchire ulteriormente la nostra nazione”. Il terzo e ultimo nodo da sciogliere per vincere la sfida del futuro è stato indicato dal Presidente nella necessità di “ricostruire l'America” potenziando le sue infrastrutture: “il nostro obiettivo entro i prossimi 25 anni è quello di dare all'80% degli americani l'accesso alle linee ferroviarie dell'alta velocità” e “nei prossimi cinque anni distribuire coperture wireless di ultima generazione al 98%” della popolazione.
MENO TASSE E MENO DEFICIT - “Tutti questi investimenti”, ha continuato Obama, “renderanno l'America un posto migliore per fare affari e creare posti di lavoro. Ma per aiutare le nostre imprese a essere competitive dobbiamo anche abbattere le barriere che si ergono lungo la via del loro successo”. A questo proposito la ricetta proposta dal Presidente è stata quella di semplificare il sistema di tassazione ed eliminare le scappatoie di cui si servono molte imprese per evadere le tasse. Questo permetterà di “abbassare le aliquote delle imposte sulle società per la prima volta in venticinque anni senza appesantire ulteriormente il deficit”. Obama ha così richiamato un altro tema che ha infiammato nei mesi scorsi il dibattito tra Democratici e Repubblicani, ossia quello del debito pubblico. In questo senso la linea dettata dal Presidente sarà quella di congelare la spesa annuale per i prossimi cinque anni; manovra che ha già preso vita a partire dal blocco degli stipendi dei dipendenti federali e dall'alleggerimento delle spese per l'esercito annunciato dal Segretario della Difesa. I tagli però, ha precisato Obama, non dovranno interessare la previdenza sociale e gli investimenti per innovazione e istruzione, perché sarebbe come “alleggerire un aereo troppo pesante togliendo il motore”. Il riferimento alla riforma sanitaria è stato più che esplicito: “Permettetemi di essere il primo a dire che tutto po' essere migliorato. Quello che però non voglio fare è tornare ai giorni in cui le compagnie assicurative potevano negare a qualcuno la copertura a causa di una condizione preesistente”. Ed è di assoluta necessità, ha ribadito Obama, porre fine agli sgravi fiscali per i milionari, non per “castigare il loro successo, ma per promuovere il successo dell'America”. Annunciata anche l'intenzione di riorganizzare il governo federale in funzione di una maggior competenza ed efficienza.
UNO SGUARDO ALL'ESTERO - Un ultimo, accorato, pensiero è stato infine rivolto ai tormenti del Medio Oriente: dalla guerra in Iraq, ormai alle battute finali, alla minaccia di Al Qaeda, a cui gli Stati Uniti continueranno a rispondere “con il rispetto del diritto e la convinzione che i musulmani americani sono parte della nostra famiglia d'America”. Obama ha poi rivendicato la necessità dell'impegno statunitense in Afghanistan contro i talebani e sottolineato quanto la pressione di Al Qaeda in Pakistan sia diminuita dal 2001. Un rapido, ma deciso accenno anche ai governi di Iran e Corea del Nord, che devono abbandonare le armi nucleari, pena gravissime sanzioni internazionali. In riferimento alla situazione di Sudan del Sud e Tunisia, Obama ha ribadito il sostengo dell'America “alle aspirazioni democratiche di tutti i popoli”.
AMERICAN DREAM - L'appassionata chiusura del discorso è stata rivolta a quel sogno americano che ha costruito le fondamenta degli Stati Uniti e che, secondo il Presidente, dovrà guidare la conquista del futuro; quel sogno che non è soltanto uno slogan, né un'utopia, ma il motivo per cui lo stesso Barack Obama, il vicepresidente Joe Biden, “un figlio della classe operaia di Scranton” e lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, “che ha iniziato spazzando il pavimento del bar del padre a Cincinnati” hanno potuto sedere quella sera al centro del Congresso, “nella più grande nazione della Terra”.