Il 21 gennaio la Camera degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana dopo il recente trionfo del GOP alle midterm elections, ha votato a favore del respingimento dell'Health Care Law, la riforma sanitaria fortemente voluta dal Presidente Obama e approvata dal Congresso il 22 marzo dello scorso anno. Per il momento non ci sarà nessuna conseguenza sul destino della legge, perché la questione sarà presentata al Senato, dove i democratici mantengono una (risicatissima) maggioranza. Si tratta però di un voto simbolico: una prova di forza da parte dei repubblicani e della rabbiosa frangia del Tea Party, nonché una spia dell'insofferenza di parte consistente dell'opinione pubblica americana nei confronti della storica conquista del Presidente Obama.
San Diego (California) - Peter Barry Lawrence, 71 anni, è stato condannato lo scorso dicembre a 21 anni di carcere per avere rapinato una banca del centro. A San Diego la sua storia ha scosso le coscienze di molti: solo, in sedia a rotelle, affetto da diabete, morbo di Parkinson e cancro al colon ha pensato di iniziare a rapinare banche per poter essere portato in carcere e ricevere cure adeguate. Quella di Peter ricorda tante, dolorose storie.
BARBARIE MODERNA - Larry e Donna Smith dal Colorado, operaio specializzato lui, giornalista lei, sei figli al college, avevano entrambi un'assicurazione sanitaria. Poi, a causa degli attacchi cardiaci di Larry e del cancro di Donna, le spese per i farmaci e per le cure non coperte dalla polizza assicurativa si sono accumulate, portando via la casa alla coppia. Julie ha perso il marito, Tracy, malato di cancro, perché la compagnia assicurativa non ha accettato di sostenere i costi del trapianto di midollo che avrebbe potuto salvare l'uomo dalla morte; Dawnelle ha visto morire la figlioletta di 18 mesi, Mychelle, uccisa dalla febbre mentre i medici dell'ospedale rifiutavano il ricovero perché la compagnia assicurativa aveva sentenziato che avrebbe pagato le cure della bambina solo se fosse stata portata presso un ospedale di sua proprietà. Questi sono alcuni dei drammi americani, purtroppo non rari, che nel 2006 Michael Moore raccontava al mondo con Sicko, il documentario shock sullo stato del sistema sanitario statunitense. Allora, il discusso regista dipingeva un quadro desolante, segnato non solo dal fatto che 50 milioni di cittadini americani fossero senza copertura sanitaria, ma soprattutto dal selvaggio e crudele monopolio delle compagnie assicurative.
COSA PREVEDE LA RIFORMA - Oggi, e soprattutto nel 2014, quando tutte le misure dell'Health Care Law diventeranno efficaci, possiamo e potremo forse permetterci di usare il tempo passato per descrivere questa barbarie. Ben diversa dall'originale proposta del Presidente Obama e lungi dall'essere risolutiva, la riforma sanitaria ha introdotto l'obbligo per tutti i cittadini di dotarsi di copertura assicurativa, pena una multa di 750 dollari o la trattenuta del 2% dal reddito. Per venire incontro alle famiglie meno abbienti verranno messi a disposizione degli aiuti fiscali, nonché esteso il programma Medicaid (il servizio statale che garantisce le cure gratuite ai cittadini indigenti) alle famiglie che hanno un reddito annuale inferiore a 29 mila dollari per quattro persone. Un colpo di scure anche allo strapotere delle compagnie assicurative: esse non potranno più rifiutarsi di stipulare polizze ai cittadini che presentano malattie come diabete, cardiopatie e certe forme tumorali, né rescindere i contratti qualora il cliente avesse bisogno di cure. Le polizze dei genitori, inoltre, dovranno coprire anche i figli fino al compimento del ventiseiesimo anno d'età. Le aziende con almeno 50 dipendenti saranno obbligate a fornire loro la copertura sanitaria, mentre quelle più piccole dovranno comunque contribuire alle spese assicurative degli impiegati. Il fondo finanziario necessario all'attuazione della riforma sarà costituito attraverso i tagli a Medicare (il servizio statale di copertura sanitaria per gli over-65)-misura che ha provocato grande dissenso tra i pensionati nei confronti della nuova legge- e a un aumento del 3,8% delle tasse per le famiglie con un reddito annuo superiore ai 250.000 dollari. La manovra, sostiene il governo, estenderà la copertura sanitaria a 32 milioni di cittadini, il 94% dell'intera popolazione americana, entro il 2019.
DISSENSO - Un recente sondaggio della Gallup, tuttavia, ha rivelato che oggi, a 10 mesi di distanza dall'approvazione della legge, il 46% dell'opinione pubblica americana è favorevole all'abrogazione della riforma, il 40% vuole mantenerla e un preoccupante 14% non ha idea sull'argomento. La perplessità popolare si articola in due diverse correnti, che riflettono perfettamente i due fronti oppositori della riforma al Congresso: da una parte i repubblicani conservatori, dall'altra i liberals, la frangia più progressista dello stesso partito democratico, che, pur criticando la riforma per molti aspetti, ha comunque votato a favore. Perché dunque tanta resistenza alla riforma sanitaria, sia a livello parlamentare, sia di opinione pubblica?
IL NO DEI REPUBBLICANI - Per quanto riguarda il fronte repubblicano, innanzitutto, l'opposizione deriva dal fatto che il programma di assistenza sanitaria comporterebbe un aumento della spesa pubblica e del peso fiscale, da sempre osteggiati dal GOP, che ha significativamente ribattezzato la legge Job-Killing Health Care Law, la legge “ammazzalavoro”. La Casa Bianca ha risposto con una serie di dati che attestano come invece la riforma abbia creato un milione di nuovi posti di lavoro nel settore privato, determinato una crescita dell'economia nazionale del 2,7% e aumentato la fiducia e le possibilità finanziarie dei consumatori. Ogni famiglia americana, infatti, sarà in grado di risparmiare all'anno circa mille dollari, che normalmente venivano spesi per cure e farmaci non coperti dalle assicurazioni. La legge, continua il comunicato della Casa Bianca, abbasserà il deficit di cento bilioni di dollari entro questo decennio e di un trilione di dollari entro il prossimo. Secondo l'Ufficio di Bilancio del Congresso, inoltre, sarà l'abrogazione della riforma sanitaria a determinare una diminuzione della crescita del lavoro e un aumento nella spesa delle famiglie. “E' curioso come i repubblicani si oppongano alla riforma sanitaria perché costa troppo, ma non battano ciglio di fronte alle spese che il governo sostiene per finanziare due spedizioni militari. Con i soldi che spendiamo per fare la guerra all'estero potremmo assicurare la salute a tutti i cittadini americani”. Così Rebecca Romani, insegnante e blogger di San Diego, commenta per FusiOrari l'obiezione dei conservatori ai costi della riforma sanitaria. I repubblicani hanno poi iniziato a far circolare l'idea per cui la Health Care Law finanzi l'aborto: niente di più falso. Proprio per far sì che alcuni parlamentari democratici antiabortisti accettassero di votare a favore della riforma, Barack Obama ha introdotto la clausola per cui le pratiche di aborto potranno ricevere finanziamenti federali soltanto in casi di stupro o incesto. Un compromesso che ha fatto storcere il naso ai liberals, ma che è stato forse determinante a garantire la sopravvivenza della proposta di legge.
RED NIGHTMARE - Quello che però i repubblicani criticano con maggior veemenza è il fatto che la riforma, obbligando i cittadini a stipulare polizze, le compagnie assicurative a correggere determinate pratiche e le aziende ad adottare certe misure, di fatto permetta una massiccia intromissione del governo nella vita dei privati cittadini. E' il red nightmare, l'incubo rosso, una vecchia storia per gli Stati Uniti. Basti ricordare l'Operation Coffee Cup Campaign del 1961 organizzata dall'AMA, l'Associazione dei Medici Americani, in cui l'allora attore Ronald Reagan era il protagonista di un video che dimostrava come l'introduzione di un sistema sanitario pubblico fosse il primo passo verso la fine della libertà e l'inizio di un regime socialista. Quarant'anni dopo i deputati e i senatori repubblicani hanno salutato le votazioni per la riforma sanitaria con la frase lapidaria “oggi è morta un po' della nostra libertà”. A livello di opinione pubblica il timore è che, all'aumentare dell'area di intervento dello Stato, le prestazioni del servizio peggiorino in qualità, come se tutto ciò che è statale fosse sinonimo di inefficienza. I sistemi sanitari nazionali britannico, francese e italiano sono un esempio di come Welfare non significhi necessariamente bassi standard, mentre le ultime statistiche pubblicate dall'OCSE sui Paesi più sviluppati, vedono gli Stati Uniti all'ultimo posto per l'efficienza del sistema sanitario e al primo per la mortalità infantile. L'insofferenza del popolo americano nei confronti di ogni ingerenza da parte dello Stato nella vita privata del cittadino è così radicata nel suo DNA da soverchiare alcuni diritti inviolabili dell’uomo, come dovrebbe essere, appunto, quello alla salute. Il 13 dicembre scorso, su ricorso presentato dal repubblicano Kenneth Cuccinelli, ministro della giustizia della Virginia, Henry Hudson, un giudice di Richmond, ha dichiarato incostituzionale la parte della riforma sanitaria che prevede l'obbligo per le famiglie americane di stipulare una polizza assicurativa. Lo Stato, è la spiegazione del giudice, non può imporre ai cittadini l'acquisto di un bene. Con ogni probabilità la Casa Bianca ricorrerà in appello e la controversia potrebbe finire davanti alla Corte Suprema, ma solo tra un paio d'anni. Il giudizio di Richmond in ogni caso, pone una questione spinosa che costringe l'America a guardarsi allo specchio e a decidere se rimanere fedele al proprio spirito o ammettere una riforma che, pur presentando numerosi punti deboli, concederà il diritto alla salute a milioni di cittadini. D'altronde, la sincera devozione degli statunitensi per la sfera privata e la libertà d'iniziativa non può trovarsi a cozzare con lo spirito di fratellanza e la propensione ad aiutare i propri compatrioti in difficoltà, che allo stesso modo caratterizzano il popolo americano.
IL POTERE DEI PRIVATI - E tipicamente statunitense è anche la ragione repubblicana volta a tutelare i massicci finanziamenti ai partiti e ai suoi esponenti da parte delle compagnie assicurative e delle case farmaceutiche. Sono le corporation e i loro interessi multimilionari, infatti, ad agire celatamente dietro le quinte in questa vicenda, come in molte altre. Per di più, la situazione, che, come ha ben segnalato Noam Chomsky dalle colonne di Internazionale, pone il sistema politico statunitense nelle mani delle aziende, non sembra destinata a cambiare. Il 21 gennaio 2010 la Corte Suprema ha sentenziato che il governo non può impedire né limitare i finanziamenti delle imprese alle campagne elettorali. In questo modo, spiega il New York Times, “le aziende potranno usare la loro immensa ricchezza per condizionare i risultati delle elezioni e per costringere gli eletti a obbedire ai loro ordini”. Alla vigilia delle elezioni di novembre 2010, per esempio, i titoli delle maggiori compagnie assicurative, United Health, Cigna, Aetna e Humana, hanno registrato dei sensibili rialzi in previsione di una vittoria repubblicana. Secondo i dati pubblicati dalla Federal Election Commission, inoltre, il National Republican Senatorial Committee, che alle recenti midterm elections ha supportato economicamente candidati come Sharron Angle, Christine O'Donnel, Marco Rubio e Rand Paul, ha beneficiato dal 1997 al 2010 di 193.500 dollari della Cigna, dal 2007 al 2010 di 60.000 dollari della Humana e nel solo 2010 di 7.500 dollari della United Health. Ancora: John Boehner, neo Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e acerrimo nemico dell'Obamacare, ha ricevuto dall'Aetna, tra il 2002 e il 2010, fondi per 18.000 dollari. Insomma, la lobby delle compagnie assicurative foraggia in modo consistente il partito repubblicano e svolge un ruolo sicuramente fondamentale nell'includere la guerra alla riforma sanitaria nell'agenda politica del GOP.
IL NO DEI LIBERAL - Un'altra parte consistente della popolazione americana, insieme alla base liberal del partito democratico, invece, critica la Health Care Law perché troppo timida. Di fatto, sostengono i progressisti, la riforma introduce un miglioramento delle garanzie sanitarie dei cittadini, ma non inserisce la public option (il sistema assicurativo sanitario pubblico), come in origine proposto dal Presidente Obama. La salute dei cittadini non verrà dunque tutelata dallo Stato, ma rimarrà nelle mani dei privati che, seppur costretti a un maggior numero di vincoli, vedranno comunque incrementare il numero delle polizze stipulate. E' questo il prezzo che il Presidente ha dovuto pagare per consentire al progetto di ottenere il consenso necessario: il disegno approvato dalla Camera, infatti, aveva come pilastro proprio la public option, mentre quello passato al Senato, dove l'opposizione era maggiore, rinunciava a questa clausola per salvare l'intera riforma. Anche l'alto costo dei medicinali, un altro fondamentale problema che affligge i cittadini americani, non ha trovato soluzione: per garantire, infatti, un sufficiente sostegno al disegno di legge, Obama ha promesso di non portare avanti la proposta di introdurre il diritto per il governo di negoziare i prezzi dei farmaci. “Non è una riforma radicale, ma una grande riforma”: è così che lo stesso Presidente Obama ha commentato l'approvazione della legge lo scorso marzo, dimostrando quanto ancora gli Stati Uniti abbiano molta strada da fare verso la creazione di un vero e proprio Welfare. Questa sì che sarebbe un'autentica rivoluzione. Per il momento però i democratici saranno impegnati a difendere il terreno guadagnato dagli assalti dei repubblicani, che, consci del fatto di non avere al Congresso una maggioranza sufficiente a ottenere direttamente l'abrogazione della legge, cercheranno di bloccare i canali necessari al suo finanziamento. La battaglia per la sanità pubblica è tutt'altro che terminata.