Focus Libano - Dal mandato francese al Tribunale Speciale - Parte II

Domenica 23 Gennaio 2011 14:08 Daniele Nicolini World - Politica
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Hariri - Libano

Durante la visita di Saad Hariri negli Stati Uniti dell’11 gennaio, ben 11 ministri si ritirano dal suo governo. Sono i dieci ministri dell’opposizione di Hezbollah, oltre all’indipendente sciita Adnan Hussein, ad abbandonare i loro dicasteri, contestando la collaborazione del governo con il Tribunale Speciale. Mentre Beirut si guadagna così sempre più spazio nelle cronache internazionali, continua il viaggio di FusiOrari nel Libano. Nella precedente puntata sono stati analizzati il contesto geografico e la storia recente libanese fino al termine della guerra civile nel 1990. Si affrontano ora gli eventi successivi agli accordi di Ta’if.

L’UOMO NUOVO – La scena politica del Libano dopo gli accordi di Ta’if è dominata dalla figura di Rafiq Hariri. Nasce a Sidone nel 1944 da una povera famiglia sunnita, ma poi si trasferisce in cerca di fortuna in Arabia Saudita. Inizia a lavorare come insegnante, prima di assumere un impiego come ragioniere presso una ditta edile. Pochi anni dopo fonda un’impresa impegnata nel settore delle costruzioni, che diventa in breve un’azienda di riferimento per la famiglia reale saudita. È il punto di partenza di una serie di affari che gli garantiranno fortune crescenti e importanti amicizie. Già negli anni ’80 risulterà tra gli uomini più ricchi del mondo nella lista stilata dalla rivista americana Forbes. Allaccerà inoltre stretti rapporti con il principe Fahd – futuro re d’Arabia Saudita nel 1982 – e il presidente francese Jacques Chirac. È proprio Rafiq Hariri ad assumere la carica di primo ministro del Libano nel 1992. Dopo anni di conflitti, i libanesi accolgono con entusiasmo questo self-made man. In lui vedono l’uomo in grado di risollevare il Paese dei cedri, restituendolo al ruolo di “Svizzera del Medio Oriente”. Grazie a questo supporto e alle sue amicizie internazionali, Hariri manterrà la propria carica per 12 anni, interrotti solo da una breve parentesi nel 1998. Infatti in quell’anno il generale Émile Lahoud succede a Elias Hraoui per la carica di Presidente della Repubblica. I contrasti tra il neopresidente, più “presente” rispetto al predecessore, e Hariri, che pretende più libertà di azione, porteranno alla nomina di Selim El-Hoss in qualità di nuovo primo ministro. Tuttavia le elezioni del 2000 sanciranno il ritorno di Rafiq Hariri. Il mandato dura quattro anni perché nel 2004 si dice sia l’ingerenza della Siria a costringerlo a lasciare l’incarico. Sembra infatti che Hariri subisca pressioni da Damasco affinché il parlamento prolunghi i termini previsti dalla Costituzione per il mandato presidenziale, che scade proprio quell’anno.  Nel settembre del 2004 viene approvato il progetto di legge che prolunga l’incarico del presidente Lahoud, ma negli stessi giorni il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la risoluzione 1559. La risoluzione richiede non solo di non apportare modifiche alla Costituzione, ma anche il ritiro delle truppe siriane dal Libano.  Tuttavia Damasco disattende le indicazioni delle Nazioni Unite e la situazione politica a Beirut si complica. Quattro ministri si dimettono dal governo e i partiti politici antisiriani, sotto la guida del leader dei drusi, Walid Joumblatt, chiedono le dimissioni di Rafiq Hariri. Mentre la tensione sale e l’ostilità verso i “protettori” della Siria si fa più accesa, il 20 ottobre 2004 il primo ministro Rafiq Hariri si rassegna a consegnare le dimissioni.

LA RIVOLUZIONE DEI CEDRI –  È in questo clima di nervosismo che ha luogo l’attentato a Rafiq Hariri. Il 14 febbraio 2005, mentre attraversa il centro di Beirut, una gigantesca esplosione uccide l’ex primo ministro, il ministro dell’Economia Basel Fleihan e un’altra ventina di persone tra guardie del corpo e passanti. La reazione popolare all’attacco è veemente e una grande massa si riversa per le strade di Beirut per dichiarare la propria ostilità alla Siria, considerata coinvolta nell’assassinio dell’ex primo ministro. Ha così inizio la cosiddetta “rivoluzione dei Cedri”. La manifestazione più importante ha luogo il 14 marzo, durante la quale si radunano tra il mezzo milione e il milione di persone, guidate dalle forze politiche antisiriane. A fronte di queste proteste e delle crescenti pressioni internazionali, la Siria ritira le sue ultime truppe dal Libano, ponendo termine ad un “protettorato” di circa 15 anni. L’operato di Rafiq Hariri durante il suo impegno di primo ministro è oggetto di controversia. Da una parte alcuni gli riconoscono di aver avviato una ripresa economica in un Paese dilaniato da una lunga guerra civile, attirando pure capitali esteri, forse anche in virtù delle sue personali amicizie. Altri però contestano la sua politica economica, che ha generato un debito pubblico spropositato, oltre ad essere stata focalizzata solo verso grandi opere di dubbia utilità – tra cui un aeroporto eccessivamente sproporzionato rispetto alle necessità della capitale - e alla ricostruzione di Beirut.  Gran parte del resto del Libano non usufruisce minimamente degli investimenti del governo e rimane fortemente arretrato. Anche la ricostruzione del centro di Beirut è largamente contestata. Tale attività viene infatti affidata a una società privata, la Solidére, di cui Hariri era fondatore e  principale azionista. Le azioni speculative dell’impresa e il disinteresse verso il retaggio storico-culturale della capitale durante l’opera di ricostruzione – con strutture moderne che vengono innalzate a lato dei vecchi edifici - sono solo due delle numerose rimostranze che gli vengono mosse. Il risultato è che, col passare degli anni, l’iniziale figura di salvatore della patria attribuita a Rafiq Hariri sbiadisce e molti libanesi disillusi cominciano a considerarlo come l’ennesimo politicante che si arricchisce a spese del Paese.

IL CONFLITTO CON ISRAELE – Una parte del territorio è però ancora occupata dalle truppe israeliane, quando nel 1990, al termine della guerra civile, il Libano cerca di rimettersi in piedi. Al termine dell’invasione del 1982, Israele aveva infatti dispiegato una parte delle sue forze nella zona meridionale del Libano a supporto dell’Esercito del Libano Sud, una parte dell’esercito che aveva formato una milizia principalmente cristiana. Si voleva così garantire una zona di sicurezza per mettersi al riparo dalle incursioni terroristiche. Nel giugno 1993 Hezbollah lancia alcuni razzi Katyusha su un villaggio israeliano, innescando la risposta armata di Israele. Con l’operazione “Accountability” lo Stato ebraico bombarda il territorio libanese, con l’intenzione di fermare Hezbollah. Dopo sette giorni di conflitto si giunge ad un accordo, negoziato dagli Stati Uniti, che riduce l’intensità delle violenze. Tuttavia la situazione si infiamma nuovamente nel 1996 quando, in risposta ai ripetuti lanci di razzi, il leader israeliano Shimon Peres decide di dare il via all’operazione “Grapes of Wrath”, che durerà 16 giorni. Israele tenta ancora una volta di mettere così fine alla minaccia di Hezbollah, però, durante i suoi violenti bombardamenti sul territorio libanese, colpisce anche una base dell’ONU presso Qana. Nel raid rimangono uccisi oltre 100 civili libanesi, che cercavano protezione nella struttura delle Nazioni Unite. L’incidente scatena l’indignazione internazionale, che accelererà il raggiungimento dell’ennesima tregua, ancora mediata dagli Stati Uniti. L’occupazione del Sud del Libano si protrae fino alla primavera del 2000, quando il nuovo ministro israeliano, Ehud Barak, fa ritirare l’esercito dietro la Blue Line. Questa linea, definita dalle Nazioni Unite in una risoluzione del 1978, non rappresenta però il confine ufficiale tra i due Stati ed rimane ancora oggi oggetto di lunghi negoziati nell’ambito della missione UNIFIL 2. La tensione tra le due parti si riduce, ma non si risolve, per esplodere nuovamente nel 2006. Questa volta non sono solo i razzi Katyusha a rappresentare il “casus belli”, ma anche la cattura di due soldati israeliani. Nel conflitto che ne segue, che dura poco più di un mese e che vede Israele invadere il Sud del Libano anche via terra, si registrano molte vittime. Sono circa mille i caduti da parte libanese, di cui molti civili, mentre circa 150 quelli registrati sul versante israeliano. La risoluzione 1701 dell’ONU, approvata all’unanimità, ha un ruolo fondamentale per il raggiungimento di una nuova tregua, che viene raggiunta il 14 agosto 2006. Oltre a chiedere la cessazione delle ostilità, la decisione disponeva un maggiore impiego di caschi blu nella zona meridionale del Libano, dando il via alla missione UNIFIL 2.

(2-continua)

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Ultimo aggiornamento Martedì 08 Marzo 2011 19:32

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