Le fughe di notizie del sito di Julian Assange sono state dipinte nelle scorse settimane come una sorta di “11 settembre della diplomazia”, una sconfitta dell’attuale modo di condurre le relazioni tra stati. Di fatto, l’obiettivo di Wikileaks era proprio quello di rivelare cose irrivelabili, di far confessare verità inconfessabili e di mettere a nudo re, regine e fanti della politica internazionale.
Analizzare tutti i cablogrammi dell’ultima grande fuga di notizie sarebbe impossibile, vista la mole di documenti, ma vale la pena comunque fare un bilancio circa le rilevazioni più scottanti pubblicate. Possiamo dividere per punti le “verità” contenute nei documenti diffusi tra il 29 novembre e l’8 dicembre scorsi. Così facendo, avremo una visione più schematica e riassuntiva di ogni singolo caso, evidenziando più agilmente quanto si poteva sapere pubblicamente su ogni singolo argomento.
QUESTA SPORCA DIPLOMAZIA - Dalle pubblicazioni di Wikileaks emerge la sconfitta dell’immagine della diplomazia e del diplomatico per l'opinione pubblica internazionale. La nobile arte di intrattenere rapporti con altri stati viene così ridotta ad un esercizio del potere e della persuasione sottobanco. Molti osservatori italiani hanno fatto notare che si tratta dell’ennesimo decadimento morale della politica, non interna, come il caso del nostro Paese, ma internazionale. Il “teatrino della politica”, dopo le rivelazioni di Assange, si è quindi globalizzato. Ma, sotto alcuni punti di vista, alcuni giudizi molto critici sono parsi esagerati. Certamente, “la diplomazia è l'arte - disse il giornalista David Frost - di permettere a qualcuno di fare a modo tuo”. Alcune rivelazioni di Assange possono far pensare alla diplomazia come ad una sorta di “mafia” in cui varie “cosche” si spartiscono il controllo di un giro d’affari o un determinato mercato: ad esempio, non è certo piacevole scoprire che gli Stati Uniti hanno condotto pressioni molto forti sui paesi occidentali per farli omologare alla propria politica ambientale. Ma, purtroppo, etico o no, giusto o meno, le relazioni internazionali sono fatte di influenze reciproche. E da sempre, il paese più potente, più temuto e rispettato (e con maggiore potere di ricatto) cerca di usare queste carte a proprio vantaggio. Questa idea è di fondo. Perciò, da una prospettiva realista, nessuno si scandalizzerebbe per quanto contenuto nelle rivelazioni di Assange.
LA RUSSIA: COSA PUTINA - Un tema caldo nei documenti di Wikileaks è il rapporto tra l'Occidente, guidato dagli Stati Uniti, e la Russia di Putin-Medvedev, che sta tornando alla ribalta sulla scena internazionale. Queste rivelazioni toccano anche il nostro premier Silvio Berlusconi. Il sito web ha rivelato alcune indiscrezioni molto importanti circa l’opinione americana sul potere personalistico di Putin. In particolare, il primo ministro russo sembra avere molto più potere di quanto ne preveda la Costituzione della Federazione Russa. Nel primo cablogramma che prendiamo in esame, l’ambasciatore americano a Mosca, John Byrle, comunica a Washington una serie di informazioni che dipingono Putin come la vera testa pensante del duopolio con Medvedev. Infatti, il primo ministro avrebbe maggiore influenza del suo successore poiché sarebbe in grado di controllare la nobiltà di toga dell’esecutivo: solo 2 dei 75 alti funzionari del governo di Mosca sarebbero leali a Medvedev, mentre tutti gli altri sarebbero nelle mani di Putin. Sempre secondo il cablogramma, nel 2012 si prefigurerebbe anche un ritorno alla presidenza di Putin, che ai sensi della Costituzione del paese non poté svolgere più di due mandati consecutivi, mentre Medvedev potrebbe essere relegato ad un ruolo di secondo piano, come primo ministro o presidente della Corte Costituzionale. Il potere inusuale dell'attuale primo ministro russo, sebbene non comune nella prassi, non può essere messo in discussione. Putin, non potendosi candidare ad un terzo mandato, nel 2008 non fu messo da parte dal partito, ma semplicemente tenuto come riserva. Una riserva di lusso. Visti i successi internazionali della politica del gas e delle energie, così come la stabilizzazione economica e politica della Russia, Putin rappresenta certamente un ottimo consigliere e stratega per il presidente in carica. Comunque, la sua volontà di candidarsi nuovamente alle presidenziali del 2012 emerse già un anno fa, quando rispose pubblicamente ad una mole impressionante di domande presentate dagli elettori. Infatti, in un secondo documento d’ambasciata, giunse a Washington la notizia di tali piani politici futuri. Ergo la pole position di Putin per le prossime presidenziali non è mai stata cosa segreta.
LA PIPELINE VERSO L’EUROPA - Oltre a Putin in quanto Putin, dai documenti di Wikileaks emergono anche i timori americani circa il progetto del South Stream, il gasdotto che dovrebbe collegare la Russia con l’Europa meridionale. Non solo. Washington sarebbe preoccupata anche per il mercato energetico perché Gunvor, colosso energetico fondato da un uomo d’affari russo, avrebbe intrallazzi poco trasparenti con l’establishment governativo di Mosca. Già nel 2008, comunque, l’Economist aveva anticipato in un articolo (per poi ritrattare) che c’era qualcosa di poco chiaro negli affari tra lo stesso Gunvor e la Russia. Dall’ambasciata americana a Mosca, nel 2008, facevano già sapere di vederci poco chiaro sulla questione geopolitica dei gasdotti e oleodotti verso l’Europa. “Smania di potere, corruzione e preoccupazioni geopolitiche vincono ancora sull'efficienza - scriveva l’ambasciata americana – soprattutto rispetto ad alcune direttrici verso l'Europa e rispetto ad alcune aziende petrolifere, come Gunvor”. Questa rivelazione non è certo una sorpresa, per alcuni motivi ben precisi. In primo luogo, l’approvvigionamento energetico sarà il prossimo movente per una redistribuzione differenziale del potere internazionale. Quindi il fatto di avere a disposizione, o potersi permettere, risorse energetiche è certamente una questione geopolitica che coinvolge i paesi UE come gli Stati Uniti. E qui, La prepotenza russa è oltremodo conosciuta. La Repubblica, il giorno 12 dicembre, ha pubblicato un’intervista a Oettinger, commissario UE all’energia: alla domanda se l’UE condividesse la paura americana dello strapotere russo - un timore che viene menzionato dai documenti di Wikileaks -, Oettinger risponde con sarcasmo “Bella scoperta! Siamo tutti consapevoli”. Inoltre, occorre sfogliare la biografia di Medvedev per capire quanto l’energia possa essere il centro nevralgico della strategia internazionale della Russia. L’attuale presidente russo non è altro che l’ex vice presidente della Gazprom, la partecipata statale che gestisce l’estrazione e la commercializzazione del gas naturale del paese e che rimpingua le casse al “partito dell’orso” (Russia Unita) di Putin e fedelissimi. Un altro motivo di conferma, nonostante i documenti resi noti, è il fatto che la corruzione in Russia è un fenomeno dilagante, come confermano i rapporti di Transparency International sul 2009. Non solo, nel marzo di quest’anno l’agenzia Reuters ha lanciato un drammatico segnale d’allarme a livello economico: o in Russia diminuisce sensibilmente il livello di corruzione nel settore privato, soprattutto nel settore burocratico-amministrativo, oppure le grandi firme occidentali saranno costrette a lasciare il Paese e ad investire altrove.
MY FRIEND SILVIO - Anche per quanto riguarda Berlusconi, Wikileaks è stata prodiga di file inviati a Washington dall’ambasciata americana in Italia. Un cablogramma del 2008 di Ronald Spolgi, ambasciatore statunitense a Roma, segnalava la posizione quanto mai equivoca del premier italiano nei confronti della Russia. Il diplomatico non riusciva a comprendere a fondo alcune posizioni del nostro presidente del Consiglio. In primis, non sembrava spiegabile la grande campagna mediatica del governo Berlusconi volta a creare una sorta di sistema di sicurezza parallelo a quello NATO, che includesse e vedesse una partecipazione più massiccia di Mosca. Altresì era abbastanza strana la difesa d’ufficio di Berlusconi nei confronti dell’invasione russa della Georgia (estate 2008): per il premier italiano, le cui dichiarazioni sono considerate “disturbate”, la reazione russa sarebbe stata provocata dall’eccessivo pressing geopolitico degli Stati Uniti. Da queste premesse, Spolgi concludeva che una spiegazione di questo feeling con la Russia era da ricercarsi negli affari privati che Berlusconi stava intrattenendo con gli ex sovietici. Una conclusione abbastanza scontata, poiché molti italiani quando sentono dal presidente del Consiglio che “la Russia sulla democrazia non deve imparare da nessuno” strabuzzano gli occhi e si domandano sempre se sia una manifestazione di ignoranza, ennesima boutade o interesse privato. Addirittura, un anno fa (quando il fenomeno Wikileaks non era ancora esploso), il ministro Frattini si vide chiedere da un reporter del Financial Times: “Sappiamo tutti che ci sono leggi ad personam per il presidente del Consiglio. Vorrei sapere anche se ci sono casi di politica estera ad personam: [...] Lei per esempio ha conoscenza completa degli investimenti privati del presidente del Consiglio in tutto il mondo quando è il momento di prendere decisioni in politica estera?” E Frattini dovette smentire il conflitto di interessi internazionale di Berlusconi e chiarire il rapporto triangolare Italia-Russia-Stati Uniti per dimostrare che il nostro paese non stava “tradendo” gli americani. Appena un anno fa, sempre sul Corriere, Sergio Romano rispondeva alla domanda sibillina di un lettore sul fatto che Berlusconi, al ritorno dai suoi viaggi in Russia, non riferisse mai il contenuto degli incontri a nessuna delle due Camere o al ministro competente. “Molti riconoscono l' impegno con cui Berlusconi ha lavorato per le esportazioni e gli investimenti italiani in Russia, Libia e Turchia - rispondeva Romano - ma qualcuno sospetta che gli interessi delle sue aziende, in queste occasioni, non vengano trascurati”. Dunque, la politica estera non apparirebbe altro, nel nostro caso, che la quint’essenza del conflitto di interessi. Anche la politica energetica dell’Italia nei confronti della Russia sembra stare scomoda agli Stati Uniti. Questo perché l’asse Roma-Mosca, a tratti, sembra perdere un equilibrio stabile. Berlusconi, lanciandosi nel progetto South Stream, di indubbio valore diplomatico ed energetico, ha chiaramente fatto un passo oltre il consentito, anche oltre quelli che sono i progetti energetici dell’UE, che vorrebbe ridurre la dipendenza europea da Mosca. Gli Stati Uniti erano, e sono, consapevoli che una dipendenza completa dal gas moscovita comporterebbe una minaccia di “colonizzazione” ed un potere di ricatto sull’Europa intera, proprio come ai tempi di Stalin. Ma con tanto bunga bunga in più.