
A oltre cinque anni dall’omicidio del primo ministro libanese Rafiq Hariri, il Tribunale Speciale per il Libano (STL) potrebbe arrivare a un verdetto entro la fine di quest’anno. Nel Paese si susseguono dichiarazioni e commenti riguardo la possibile condanna di esponenti di Hezbollah, mentre la comunità internazionale torna a rivolgere la sua attenzione verso il Paese dei Cedri. FusiOrari propone uno speciale di approfondimento sul Libano, per meglio cogliere la complessità di questo Stato e dell’impegno dell’ONU nell’area con la missione UNIFIL.
IL PAESE DEI CEDRI – Con i suoi 10.452 chilometri quadrati, l’estensione geografica del Libano è paragonabile a quella della regione Abruzzo. Il paesaggio è fortemente montuoso e ricco di risorse idriche, unica vera risorsa naturale di cui dispone. Superata la stretta striscia di pianura costiera, si incontra la catena montuosa del Monte Libano, che attraversa centralmente il Paese, con rilievi che superano anche i 2.500 metri. Il confine est con la Siria è in gran parte definito dalla catena dell’Antilibano. I due rilievi montuosi racchiudono la fertile valle pianeggiante della Bekaa - posta a circa 800 metri sul livello del mare - dove nascono i due principali fiumi, il Litani e l’Oronte. Il secondo scorre verso nord e prosegue il suo percorso in territorio siriano, mentre i 145 km del fiume Litani sono situati interamente sul suolo libanese. Il suo ultimo tratto scorre parallelamente al discusso confine con Israele. Il Libano, nei suoi momenti di pace, è sempre stato destinazione per i turisti di tutto il mondo: oltre alla sua vivace capitale, Beirut, ospita diversi luoghi di interesse, tra cui alcuni siti riconosciuti come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Tra di essi vi è proprio la Foresta dei Cedri di Dio, che ospita i resti della foresta dei cedri che un tempo ricopriva il Monte Libano.
LA NUOVA REPUBBLICA – Dopo la prima guerra mondiale, il territorio libanese si ritrova sotto protettorato francese, già definito precedentemente con la Gran Bretagna attraverso gli accordi di Sykes-Picot (1916) e poi formalizzato tramite il mandato della Società delle Nazioni. È durante tale periodo che il Libano viene dotato di una costituzione di ispirazione belga-francese (1926) e che si consolidano le basi per quella divisione su base confessionale della cariche pubbliche e dei poteri politici, divisione cristallizzata nel 1943 con il Patto Nazionale tra le principali comunità religiose del Libano. In quello stesso anno si raggiunge l’indipendenza dalla potenza mandataria, sebbene le sue truppe permangano su suolo libanese fino al 1946. Il Libano, dopo una breve crisi istituzionale nel 1952, conosce un periodo di prosperità sotto la guida del presidente Camille Chamoun, il quale però abbandonerà la politica di non allineamento che aveva perseguito il suo predecessore. Le sue posizioni a favore delle forze occidentali, che arriveranno nel 1957 ad abbracciare la dottrina Eisenhower, causeranno un crescente malcontento in quelle fasce della popolazione che avevano visto con maggior favore un avvicinamento alla Siria e all’Egitto di Nasser. Tale insoddisfazione - sommata alla volontà di Chamoun di prolungare il proprio mandato oltre i termini previsti dalla Costituzione - innesca una serie di scontri che potrebbero sfociare in una guerra civile, ma che sono sedati anche grazie all’intervento di oltre 10.000 soldati americani e alla personalità del nuovo presidente Fouad Chebab. Nel 1967 il Libano non partecipa alla guerra arabo-israeliana dei Sei Giorni, ma finisce per rimanerne coinvolto: innumerevoli profughi palestinesi si rifugiano nel Paese dei Cedri, aumentando notevolmente il peso della comunità musulmana nei già delicati equilibri confessionali della Repubblica Libanese. Con gli accordi del Cairo, supervisionati dal presidente Nasser, tra il generale dell’esercito libanese e il capo dell’OLP, Yasser Arafat, la presenza militare dei palestinesi viene legalizzata con l’intento di porre fine agli scontri tra esercito libanese e guerriglieri dell’OLP. Quando nel settembre 1970 il re Hussein di Giordania si muove per la repressione ed espulsione dei guerriglieri palestinesi, la presenza di profughi sul territorio libanese aumenta ulteriormente.
15 ANNI DI GUERRA CIVILE – In un clima di tensione crescente, il 13 aprile 1975 scocca la scintilla che viene considerata l’inizio della guerra civile: a Beirut un gruppo di falangisti cristiani attacca un bus, uccidendo 27 palestinesi, in risposta all’attacco di guerriglieri palestinesi contro una chiesa nello stesso distretto. Beirut diventa il principale teatro di guerra e si suddivide in due parti, frazionate dalla cosiddetta linea verde in Beirut Est, cristiana, e Beirut Ovest, musulmano-palestinese. Mentre l’escalation di violenza porta a un susseguirsi di massacri, guerriglie e ritorsioni, la Siria entra in campo come mediatore della crisi, affiancata dall’Arabia Saudita. Il contingente militare siriano costituirà poi la parte più ampia di quelle “forze di dissuasione” che sono state mandate in Libano sotto l’egida della Lega Araba, con l’obbiettivo di ristabilire la calma. Ma gli scontri proseguono fino al 1978 quando, dopo deboli tregue, Israele decide di invadere il territorio libanese a seguito dell’ennesimo attacco dei guerriglieri dell'OLP. Le truppe avanzano verso nord fino al fiume Litani, con lo scopo di spingere i miliziani palestinesi lontano dal confine. L’ONU approva due risoluzioni, nelle quali richiede il ritiro delle truppe israeliane e dispiega una forza di interposizione nel sud del Libano, l’UNIFIL. Israele si ritira, ma lascia l’area sotto il controllo di una milizia - l’Esercito del Libano Sud - a cui fornisce supporto diretto e rifornimenti contro forze libanesi e palestinesi. Nel 1982 Israele si muove per spazzare le forze dell’OLP dal Libano e il 6 giugno dà il via all’invasione, arrivando ad assediare Beirut. Alla fine di agosto l’OLP sgombera le sue forze dal Libano, sotto il controllo della Forza Multinazionale francese, americana e italiana. Le truppe internazionali si ritirano, ma troppo in fretta: il nuovo presidente Bashir Gemayel viene assassinato poco dopo e le forze israeliane si riversano nella città di Beirut. Il 16 settembre i miliziani cristiani si vendicano dell’assassinio del loro presidente e i campi profughi di Sabra e Chatila sono oggetto di terribili massacri. La forza multinazionale ritorna in Libano - ora sotto la guida del fratello di Bashir, Amin Gemayel - ma non riesce a limitare gli scontri che si fanno sempre più intensi, forzando le truppe internazionali a ritirarsi dal suolo libanese nel 1984. Prima di arrivare alla sperata pace nell’ottobre del 1990, il Libano deve vivere ancora sei anni di scontri tra le diverse parti e, nel 1989, la “guerra di liberazione” contro i siriani del generale maronita Michel Aoun. I siriani rispondono bombardando la zona cristiana di Beirut e stabilendo la propria influenza sul Libano. Tale protettorato viene riconosciuto ufficialmente nell’accordo d’intesa nazionale firmato a Ta’if, che serve anche a ridefinire i rapporti tra le diverse comunità del Libano. Su queste basi, il 13 ottobre 1990, quando il generale Aoun si rifugia nell’ambasciata francese prima di optare per l’esilio, il Paese dei Cedri può dare il via alla ricostruzione e alla “seconda Repubblica”.