A FusiOrari lectio magistralis sull’Islam della Prof.ssa Valeria Fiorani: tra cultura, società e religione, l'esperienza di una protagonista della scena internazionale.
MILANO - Venerdì 12 novembre 2010, presso l’Istituto di lettere di via Carducci dell’Università Cattolica di Milano, i collaboratori del settimanale Fusiorari e i soci dell’omonima associazione hanno avuto l’onore di assistere ad una “lectio magistralis” della professoressa Valeria Piacentini Fiorani, la quale per circa due ore ha discorso sulla cultura islamica, sulle sue sfaccettature, sulle sue dinamiche e prospettive future, su alcuni pregiudizi che il mondo Occidentale nutre nei confronti di questa (complessa) religione antichissima. In secondo luogo, la Professoressa ha calamitato l’attenzione degli astanti, narrando curiosissimi aneddoti che i suoi lunghi viaggi, in special modo in Oriente, e la sua vasta esperienza le hanno consentito di vivere.
IL PROFILO DELL'OSPITE - Ma prima di analizzare i contenuti del suo monologo a tratti avvincente, è d’obbligo tracciare il profilo accademico della Professoressa. Ella, nata a Roma nel 1940, consegue la laurea in Scienze politiche all’Università la Sapienza nel 1964 con lode accademica. La sua passione per la cultura islamica la spinge ad ottenere una specializzazione in cultura e linguaggio persiano presso l’Istituto italiano per il Medioriente (Is.M.E.O.) nel 1961 a Roma, traguardo bissato nel 1963 con una specializzazione sulla cultura islamica ed arabica presso la “Scuola orientale” della Sapienza. Da quel momento in poi è tutto un susseguirsi di incarichi accademici sempre più prestigiosi, accompagnati da preziosissimi contributi editoriali di cui le più grandi enciclopedie (italiane ed europee) e i più importanti istituti di ricerca nazionali ed internazionali, si sono avvalsi. Attualmente, Valeria Piacentini Fiorani è Professoressa Ordinaria di Storia e Istituzioni del Mondo Musulmano presso l’Università Cattolica di Milano, nonché Direttrice del Centro di Ateneo “CRiSSMA” (Centro di ricerca sul Sistema Sud e Mediterraneo Allargato).Alla luce di ciò, la presenza della Professoressa si annunciava foriera di spunti culturali ed umani di primissimo ordine. E le attese non sono state tradite!
L'INCONTRO - Giunta in perfetto orario, mentre venivano proiettate le immagini di un documentario su Osama Bin Laden, tratto dal programma “La storia siamo noi” condotto da Giovanni Minoli, la Piacentini con garbo ed eleganza salutava la platea e iniziava a discorrere sulla cultura islamica e sul delicato rapporto con il mondo occidentale, spesso acuito da campagne mediatiche capziose e fuorvianti.
E proprio da questa difficile convivenza, tra
modi vivendi e cogendi apparentemente antitetici, che il discorso della Professoressa ha preso l’abbrivio. Ella, difatti, mentre venivano proiettate delle diapositive che la stessa doveva commentare, si è soffermata sull’abbigliamento che le donne musulmane sono solite indossare e che in molti Paesi occidentali è addirittura punito con il divieto.
Secondo il pensiero della Piacentini, il
burqa, lo
chador e tutti gli altri abiti indossati dalle donne musulmane non sono il retaggio di un pensiero medioevale, retrogrado o figlio di una società marcatamente maschilista. In realtà, tutti quei lunghi abiti che coprono diverse parti del corpo non sono altro che semplici difese, in quei luoghi da cui traggono origine, contro l’impetuoso sferzare dei venti desertici che sollevano immense quantità di sabbia e che possono provocare serie ferite, se non ci si protegge con un abbigliamento adatto.
Poi, la Professoressa ha posto l’accento sui solidi valori etici e morali su cui si regge la costruzione sociale islamica: la famiglia, il senso dell’onore, il romantico slancio cavalleresco di molti suoi combattenti, il ripudio del furto.
In terzo luogo, partendo dall’illustrazione della situazione religiosa e politica del Libano (terra visitata più d'una volta dalla Piacentini e quest’anno anche da un gruppo di sette studenti dell’Università Cattolica di Milano), la Professoressa ha descritto come la fede islamica sia talora suddivisa in diverse correnti a loro volta in contrasto fra di loro. Ne è emerso un quadro frastagliato di lacerazioni dottrinali ed ideologiche tutt’altro che componibili. Nel Libano, ad esempio,le confessioni (tra una popolazione di circa 4milioni di abitanti) sono suddivise in cristiani - tra questi i maroniti, una Chiesa d’Oriente fedele alla Sede Apostolica che deve il suo nome a San Marone, asceta siriano, amico di San Giovanni Crisostomo; i greci ortodossi; i greci cattolici o melchiti. Fra i musulmani, vi sono le comunità sunnite, sciite, ismailita. Sul territorio e' anche presente una comunità drusa. Infine, si registra anche una rilevante presenza ebraica.
TRA POLITICA E RELIGIONE - E fatto veramente sorprendente è che in Libano si possono ammirare splendide architetture di chiese cristiane contigue ad altrettante moschee. Questa straordinaria convivenza è dovuta al fatto che il sistema politico libanese prevede un assetto istituzionale in base al quale la rappresentanza politica e l’amministrazione della giustizia sono ordinati sulla appartenenza religiosa di ogni cittadino. Così, secondo una convenzione costituzionale datata 1943, le più alte cariche dello Stato sono assegnate ai tre gruppi principali: il Presidente della Repubblica è maronita, il Primo ministro è sunnita, il Presidente del parlamento è sciita.
Questa terra, tuttavia, è stata a più riprese occupata dagli eserciti israeliani, che con il pretesto di sradicare cellule palestinesi dell’OLP non hanno esitato a colpire la popolazione civile. Sicuramente l’episodio più cruento è stato il massacro dei rifugiati all'interno dei campi profughi di Sabra e Shatila a Beirut nel 1982. Per arrivare al 2006, quando per piegare la tenace resistenza del gruppo radicale sciita Hezbollah, l’aviazione e la fanteria israeliana fanno ricorso ad armi ad alto potenziale distruttivo come le bombe al fosforo.
Successivamente, la Piacentini ha affrontato le problematiche di Stati come l’Iran post ayatollah Khomeyni, le insanabili fratture religiose all’interno dell’Iraq odierno sconvolto dalla guerra civile causata dalla presenza degli Usa e che vede i sunniti impegnati in una lotta all’ultimo sangue con gli sciiti, l’astio con il quale si giudica in quegli Stati l’operato dell’amministrazione Obama, le mire occidentali nello Yemen, il sistema bancario islamico che ripudia il concetto di interesse sui capitali (proprio come avveniva in Europa secoli or sono e come lo stesso Shakespeare narrava nel Mercante di Venezia), le prospettive (a dire il vero non così epocali come i mass media paventano) di espansione di questa cultura in Occidente.
DULCIS IN FUNDO - Chicca finale, la Professoressa ha attinto al suo vasto repertorio di episodi vissuti in Oriente, descrivendo un incontro rocambolesco con il “public enemy” occidentale per antonomasia: Osama bin Laden. Di quel contatto umano con il leader saudita la Professoressa ricordava nitidamente la gentilezza, il carisma, la determinazione, la raffinata istruzione espressa dall'esponente forse più noto di Al Quaida. Non è dato sapere la sorte di Bin Laden, anche se la Professoressa, confermando la tesi della compianta Benazir Bhutto, non esclude che sia oramai storia.
In conclusione, la ricca ed erudita prolusione della Professoressa Piacentini ha senz’altro ampliato l’orizzonte conoscitivo di tutti gli astanti su questo delicato argomento. Inoltre, la sua coinvolgente vena oratoria ha ammaliato la fantasia di tutti i partecipanti, rapiti come non mai da imperiture storie e tradizioni di stampo cavalleresco.