Continua l'analisi di Fusi Orari dedicata alla controversa figura del Presidente sudamericano. In questa seconda puntata, l'attenzione si focalizza sugli aspetti più critici della sua parabola di potere, tra politica estera e scelte economiche.
RIVOLUZIONE E CONTRORIVOLUZIONE - La nascita della quinta repubblica in Venezuela è stata il risultato di una nuova costituzione voluta dall'allora neo eletto presidente ed accolta da un forte appoggio popolare espresso durante il referendum svoltosi nel 1999 per l’accettazione della costituzione stessa. Se i risultati del referendum, da una parte, hanno ratificato la decisione con più del 70% dei voti a favore, dall’altra è doveroso dire che soltanto il 44% degli aventi diritto di voto si è espresso. Quasi a segnare una divisione nella struttura sociale del Paese che dal 1998 si è accentuata. In effetti, da allora, la stabilità politica del Paese sembra scomparire e l’incertezza viene accompagnata da un tentato colpo di stato nel 2002 nel quale perdono la vita almeno 19 persone. Ma non solo: durante il 2002 si assiste a due grandi scioperi della Pdvsa (Petròleos de Venezuela S.A); inoltre, nel 2005 l’opposizione si ritira dalle elezioni dando il pieno controllo della Asamblea Nacional ai partiti politici favorevoli a Chàvez. Il tutto accompagnato da una forte politica di espropri, da una grave crisi diplomatica con la Colombia (2008), da una non facile relazione con gli USA (espulsione dell’ambasciatore nel 2008) ed ancora dalla rottura delle relazioni diplomatiche con Israele nel 2009 in segno di protesta per la situazione a Gaza.
IL SEME DELLA DISCORDIA - Alcune delle novità della costituzione del 1998 furono il nuovo sistema monocamerale, la protezione delle minoranze indigene ed il voto ai militari. Sempre nell’ambito dell’applicazione delle nuove politiche di ispirazione socialista, Chàvez introdusse alcune leggi destinate a creare disagio nella classe manageriale e a rendere molto meno stabile il sistema della imprenditorialità privata. Questo percorso giuridico rese possibile le espropriazioni che colpirono molti settori strategici del paese, controllate da aziende a capitale estero e non, sia con sfratti amichevoli sia con contestate nazionalizzazioni. Fatto sta che, tra gli altri, il governo s’impossessò della fascia petrolifera dell’Orinoco, toccando interessi di multinazionali come la Exxo. Inoltre settori come quello siderurgico, elettrico, postale, alimentare e bancario non furono risparmiati. Non è difficile capire come ci sia stata una forte frattura tra gli interessi delle diverse classi sociali del Paese: mentre il ceto popolare ha ricevuto evidenti vantaggi, quello medio e quello alto sono rimasti nella morsa di politiche inadeguate al loro sviluppo economico ed insieme a loro, l’intero paese.
SOSTENIBILITA' ECONOMICA POSSIBILE? - Sebbene le cifre del FMI confermino la continua crescita del HDI (Indice di Sviluppo Umano) con l'eccezione degli anni 2002-2003, fino al raggiungimento di una delle soglie più alte di benessere tra i Paesi della categoria ”high human development” con un indice pari a 0,844. In ogni caso, non si può misconoscere la poca stabilità che offre il sistema economico venezuelano, intimamente legato alla situazione politico-istituzionale del Paese e al prezzo internazionale del greggio. Per esempio, indicatori come il PIL hanno sofferto forti variazioni (– 6% nel 1999) seguite da forti riprese o cadute come quelle del 2002 (-8,9%), del 2003 (-7,7%), del 2004 (17,9%), del 2005 (9,4%), del 2006 (10,3%), del 2007 (8,4%) per finire in negativo nel 2009 (-3,3%). Un vero e proprio shock che impedisce di delineare con certezza la situazione attuale del Paese. Tuttavia è evidente come i periodi di recessione abbiano una diretta correlazione con la caduta o l’aumento dei prezzi del petrolio e con la applicazione di politiche economiche tutt’altro che moderate. In queste condizioni, il sistema economico è diventato preda di uno sciacallaggio speculativo che il governo ha fortemente contrastato con l’espropriazione o l’intervento diretto, il che, in molti casi ha semplicemente complicato ulteriormente la situazione. Come conseguenza di ciò, il Venezuela ha il tasso d’inflazione più alto di tutto il continente (25,1% nel 2009) ed anche in quest’ambito le forti oscillazioni sono state il comune denominatore dell’attuale governo (12,3% nel 2001 e 34,2% nel 2002 sono i livelli rispettivamente più alto e più basso dell’era Chàvez).
Rimane evidente che il Venezuela è un Paese industrialmente poco sviluppato e con una agricoltura inesistente, nonostante le riforme agricole in atto (e infatti importa l’80% del cibo che consuma). Dunque, in un Paese in cui circa il 75% delle entrate dello stato provengono dal settore petrolifero, sembra che oggi sia impossibile creare un sistema economico indipendente e retto sulle proprie forze.
IDEALISMO O AUTOLESIONISMO NELLA POLITICA ESTERA? Le affermazioni spesso al limite dell’eccentricità pronunciate in svariate occasioni dal capo di stato Venezuelano e l’applicazione di politiche coerenti con le proprie affermazioni mettono in risalto come il senso istituzionale del Paese sia diventato appannaggio esclusivo di Chàvez. Diverse sono state le controversie generate intorno ad affermazioni come quella durante l’ Asemblea Generale dell’ONU in cui il presidente del Venezuela alludeva all’odore di zolfo che aveva lasciato l’ ex capo di stato USA George W. Bush che lo aveva preceduto durante il suo intervento. Famose anche le dichiarazioni riguardo al consumo quotidiano di foglie di coca o la costante retorica anti imperialista che Chàvez sfoggia ogni volta che è davanti ad una telecamera. Tuttavia, a destare preoccupazione è la sua dichiarata simpatia per una figura come Ahmadinejad che a più riprese ha negato la veridicità dell’Olocausto ed ha apertamente minacciato la distruzione di Israele. In particolare sono stati i nuovi accordi commerciali con l’Iran che hanno fatto precipitare le relazioni diplomatiche con lo stato ebraico, mentre i nuovi accordi militari con la Russia e la concessione di un prestito di 2,2 miliardi di dollari per l’acquisto di armamenti innervosiscono Washington e alimentano un clima di forte tensione con la già citata, vicina Colombia. Mentre sulla sponda della cooperazione e l’integrazione tra i paesi vicini, Chàvez è diventato il paladino dell’integrazionismo, mantenendo ottime relazioni con paesi come il Nicaragua, Bolivia, Ecuador,Brasile, Cuba e Argentina tra gli altri. Sia attraverso accordi bilaterali sia tramite progetti come l’ALBA, il Venezuela cerca di aumentare la cooperazione sociale, commerciale e politica in America Latina, anche se, per capire se i risultati saranno rilevanti o meno, bisognerà ancora aspettare. Dunque a dichiarazioni polemiche quanto superflue, si accompagnano sia iniziative di alto valore strategico per il Paese, sia scelte di politica estera pericolanti.
Sul fronte delle libertà civili, come succede in tutti i settori dell’amministrazione Chàvez le opinioni sono molto divise e la battaglia infuria quando si parla dei diritti umani o della libera informazione in Venezuela. Aldilà delle posizioni parziali che possono offrire sia le fonti ufficiali, sia l’opposizione, interessanti sono i rapporti di alcuni osservatori internazionali presenti nel Paese...
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