L'Italia e la NATO tra Kabul e Lisbona

Venerdì 22 Ottobre 2010 23:48 Davide Borsani World - Politica
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Al termine del vertice portoghese di metà novembre, l'Alleanza Atlantica comunicherà la sua strategia per il prossimo decennio: nuove risposte per nuove sfide, riforme strutturali e riduzione dei costi saranno le principali direttrici. Nel frattempo, in Afghanistan si continua a combattere mentre si insegue una pace improbabile. E l'Italia non sta a guardare.

VERSO LISBONA – Il nuovo “Concetto Strategico” della NATO è ormai pronto. Il Segretario Generale Rasmussen ha consegnato ai rappresentanti dei Paesi membri la sua bozzaa , compilata in base a quanto suggerito dal Rapporto dei Saggi guidati dall'ex Segretario di Stato Madeline Albright e presentato alla stampa nel maggio scorso. Nella recente riunione ministeriale del 14 ottobre a Bruxelles, dove si sono confrontati congiuntamente i ministri della Difesa e degli Esteri dei Paesi euro-atlantici, si è giunti ad un primo accordo generalizzato: le nuove linee guida dell'Alleanza, inerenti ad uno scenario globalizzato, volatile ed asimmetrico, si rispecchieranno flessibilmente nelle grandi sfide del XXI secolo come la proliferazione delle armi di distruzione di massa, il terrorismo, le crisi umanitarie e soprattutto gli attacchi cibernetici. L'innovazione principale del documento, che sarà pubblicato in seguito al summit di Lisbona di novembre, sarà proprio l'enfasi posta sulle aggressioni informatiche che, già nel 2007, erano riuscite a bloccare l'Estonia e che, nel 2008, furono utilizzate dalla Russia nella guerra con la Georgia. Inoltre, verrà riformata la struttura militare dell'Alleanza: i comandi da quindici diverranno tre ed il personale verrà portato da tredicimila effettivi a circa novemila. Una riduzione riguarderà anche le agenzie NATO collegate al mondo industriale: da quattordici scenderanno a tre. In più, si tenterà di raggiungere un accordo nella progettazione di capacità militari comuni spingendo i vari Paesi a specializzarsi in un settore militare (aviazione, marina, esercito), quello a loro più congeniale. Il motivo di tutto ciò? Ottimizzare e diminuire i costi. Infine, l'invito a partecipare al summit portoghese è stato recapitato anche a Mosca: se decidesse di presenziare, come si attendono e sperano a Bruxelles, NATO e Russia sarebbero sempre più vicine.

IN AFGHANISTAN – L'impegno dell'Alleanza Atlantica in Afghanistan è ben noto: l'International Security Assistance Force (ISAF), dietro mandato ONU, ha come proprio obiettivo garantire al presidente Karzai un safe and secure environment all'interno del quale possa esercitare la sua autorità. La fase di transizione, processo in cui le Forze Armate afghane cominceranno ad assumere sempre più oneri e le nostre truppe ad abbandonare il territorio, inizierà nel 2011. Le operazioni nel sud, a Kandahar, sono tuttora in corso: il 50% dei soldati partecipanti sono afghani, segno che a livello di addestramento alcuni successi dalle forze della coalizione sono stati colti. Voci affermano che i talebani, sconfitti, stiano battendo in ritirata. In realtà, però, mentre si combatte nella parte meridionale, al confine con il Pakistan gli insorti avanzano: nelle ultime settimane, i ribelli hanno espugnato ed occupato una base americana. E il recente passaggio di consegne tra il generale dimissionario McChrystal, in realtà costretto all'allontanamento da Obama per insubordinazione, e il generale Petraeus non ha modificato granché la strategia. Si è rimasti ancorati alla three block war, le cui "fasi" sono: liberare l'area dai guerriglieri, mantenerla sicura e supportare la costruzione del governo afghano, facendo ben attenzione ai risvolti umanitari dell'intervento militare. Inoltre, dai dialoghi di pace intrapresi tra Karzai e i capi ribelli talebani, in particolare del clan Haqqani e della shura di Quetta, la NATO è formalmente esclusa; quel che è certo, però, è che all'interno dell'Assemblea della Pace gli ex componenti dell'Alleanza del Nord, ferrei nemici dei talebani durante il governo fondamentalista nel quinquennio precedente agli attentati del 2001, non gradiscono tali direct talks. E senza un sostegno unanime e un accordo tra tutte le parti in causa, la pacificazione dell'Afghanistan è palesemente irrealizzabile.

A ROMA – In tutto questo, l'Italia occupa una posizione di primaria importanza. In vista di Lisbona, la rappresentanza diplomatica del Belpaese alla NATO ha già comunicato di condividere integralmente la bozza presentata da Rasmussen. La grande sintonia tra Roma e Bruxelles si manifesta soprattutto in tema di Afghanistan: il ruolo giocato dal nostro Esercito nella provincia occidentale di Herat, al confine con l'Iran, è stato elogiato tanto da McChrystal prima, quanto da Petraeus dopo. Quest'ultimo, durante una recente visita a Milano, ha tessuto le lodi del contingente italiano, affermando che si tratta di un esempio per tutti gli Alleati impegnati sul campo. In effetti, Herat è una delle zone più sicure di tutto l'Afghanistan, e al suo interno i soldati italiani sono accettati e ben visti dalla popolazione, essendo riusciti a conquistarne “i cuori e le menti”. Stessa cosa non si può dire, invece, per Farah. Una rumorosa eco ha avuto nell'opinione pubblica italiana il recente episodio della morte dei quattro Alpini colti in un'imboscata. Come era lecito attendersi, le dichiarazioni propagandistiche dei vari nostri uomini politici non sono mancate. Ma, stranamente, è stato il centro-destra questa volta a far più clamore. Alle (solite) richieste di ritiro delle truppe da parte di Di Pietro & co., ha risposto il ministro della Difesa La Russa alzando la posta in gioco: dotare con le bombe gli aerei italiani impegnati in Afghanistan per imitare inglesi e statunitensi. Evitando di sottolineare, però, che le regole di ingaggio degli anglo-americani e degli italiani sono notevolmente diverse, tanto che per i primi si parla di “guerra” mentre per i secondi di “missioni in supporto alla pace”. La NATO ha fatto sapere che è compito solamente di Roma prendere una decisione in merito. D'altro canto, però, un rappresentante della delegazione italiana al quartier generale dell'Alleanza Atlantica ha già affermato che “la proposta di La Russa, che ha sollevato un polverone, è destinata a cadere nel vuoto”.

Ultimo aggiornamento Venerdì 29 Ottobre 2010 11:35

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