
UN'ECONOMIA CALDA - A partire dall'apertura del Giappone all'Occidente avvenuta nel 1854, i nipponici sono sempre stati più sviluppati dal punto di vista economico rispetto ai vicini cinesi, tanto che, in seguito alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra le due Nazioni raggiunta nel 1972, Cina e Giappone hanno intrecciato una fitta rete di rapporti commerciali e tra gli anni Ottanta e Novanta i nipponici hanno fornito molti sussidi economici e conoscenze alla Cina per incoraggiare il suo sviluppo e per consentirne l'ingresso tra i Paesi liberisti, oltre che effettuarvi numerosi investimenti.
Oggi però i ruoli si presentano decisamente invertiti: se l'economia giapponese vantava il secondo posto nel ranking mondiale, attualmente la Cina minaccia ed è vicinissima al sorpasso, mentre i prodotti giapponesi subiscono sempre più la concorrenza di quelli cinesi e coreani, anche se il Giappone continua a detenere il primato per quanto riguarda l'avanguardia nella tecnologia e nell'ambiente. Complici di questo rovesciamento della situazione sono state le due crisi economiche che hanno colpito il Giappone: la prima in ordine di tempo è stata la bolla speculativa che ha messo a dura prova l'economia nipponica nei primi anni Novanta e che ha segnato l'inizio del lento e progressivo declino del Paese anche dal punto di vista della rilevanza politica a livello internazionale. Il secondo grande scossone all'economia nipponica è venuto invece dalla crisi finanziaria statunitense che ha trascinato tutti i Paesi, Cina compresa, alla stagnazione. Nel febbraio di quest'anno il Giappone ha attraversato un periodo critico con il fallimento della Japan Airlines e le gravi difficoltà della Toyota e proprio per questo motivo sempre più ditte giapponesi vengono rilevate da quelle cinesi che ne risanano i bilanci e assorbono competenze tecniche per migliorare i propri prodotti. In seguito alla crisi finanziaria la Cina ha invece subito soltanto una piccola battuta d'arresto e ha utilizzato numerose riserve valutarie per varare un programma di aiuti che si è rivelato molto più efficace di quelli europei e di quello statunitense, tanto che il World Economic Forum di Davos ha elogiato il sistema del capitalismo di Stato adottato dalla Cina.
Dall'analisi dei rapporti economici passati e presenti emerge dunque chiaramente quanto le economie dei due Paesi siano reciprocamente dipendenti l'una dall'altra e la più recente dimostrazione è costituita dall'entrata in vigore il primo gennaio 2010 di un accordo di libero scambio tra la Cina e i 6 membri dell'Asean (Indonesia, Brunei, Malesia, Filippine, Thailandia e Singapore): l'intesa abolisce il 90% dei dazi commerciali e dà vita alla più grande area di libero scambio al mondo, per un Pil di seimila milioni di dollari. Accordi commerciali sono stati inoltre siglati dall'Asean con altri Paesi limitrofi, tra cui, per l'appunto, il Giappone, e poi l'Australia, l'India e la Corea del Sud.
UN RAPPORTO DISSEMINATO DI OSTACOLI - I rapporti diplomatici tra Cina e Giappone sono sempre stati caratterizzati da grandissima instabilità e devono continuamente fare i conti con alcuni ostacoli che si sono formati nel corso della storia e che continuano ad avvelenare la percezione reciproca dei due Stati, sia a livello diplomatico, sia a livello della popolazione.
Negli ultimi anni uno tra i principali problemi che hanno reso critiche le relazioni tra Cina e Giappone è quello della percezione della storia: il massacro di civili a Nanchino, compiuto nel 1937 dalle forze militari giapponesi che hanno occupato la Cina, è un fatto che viene molto sentito dalla popolazione e che ancora viene ricordato dalle ambascerie cinesi per mortificare quelle nipponiche, mentre il Giappone non accetta di rinnegare il proprio passato imperialista e la propria alleanza con la Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Nel corso degli anni Ottanta e nel 2001 sono scoppiati numerosi scontri diplomatici per via dei testi scolastici di storia giapponese che, secondo le accuse cinesi, falsano la realtà o tendono a minimizzare certi episodi imbarazzanti per il Giappone. Il governo del premier giapponese Koizumi, in carica dal 2001 al 2006, è stato caratterizzato da diversi scontri che hanno raffreddato i rapporti tra le due Nazioni: nodo delle questioni sono state le numerose visite effettuate dal premier giapponese al tempio Yasukuni di Tokyo, che ospita le spoglie di due milioni e mezzo di persone morte per il Giappone, compresi i soldati che hanno preso parte alle numerose aggressioni alla Cina e alla Corea, motivo per cui tali visite da parte di rappresentanti della Nazione giapponese sono vissute come un affronto da parte delle autorità cinesi. Abe, salito al potere nel 2006, ha poi tentato di ricucire i rapporti con la Cina scegliendo proprio Pechino come meta del suo primo viaggio ufficiale, seguito, nell'aprile successivo, dalla visita di Wen Jiabao in Giappone. Le incomprensioni non sono però terminate: il comitato Esteri e poi l'intera Camera dei rappresentanti statunitense hanno richiesto al primo ministro giapponese le scuse ufficiali per le cosiddette “donne di conforto”, ossia le donne costrette a offrire prestazioni sessuali per soddisfare ufficiali e soldati in tempo di guerra. A questo proposito proprio Abe ha negato che in passato le donne fossero sottoposte a costrizioni di questo tipo e ha dichiarato di voler ignorare l'ingiunzione statunitense.
Un altro motivo di scontro tra Giappone e Cina è costituito dalla contesa delle isole Senkaku (o Diaoytai, in cinese) e dallo sfruttamento delle risorse di gas naturale del Mar Cinese Orientale, che si trovano lungo la linea intermedia tra le acque sulle quali Cina e Giappone rivendicano rispettivamente la propria sovranità. Attualmente i governi di entrambi i Paesi sono d'accordo sull'accantonamento della questione e sullo sfruttamento congiunto delle risorse, ma divergono sul modo per giungere a una soluzione soddisfacente per entrambe le parti.
Un altro punto nevralgico che mette continuamente in discussione le relazioni di amicizia tra i due Paesi è costituito da Taiwan, indipendente dal 1949 e protetta dagli Stati Uniti, ma su cui la Cina rivendica da sempre la propria sovranità: per questo motivo le autorità cinesi mal tollerano gli investimenti effettuati dal Giappone nella regione contesa, perché provocano un aumento del divario economico dalla Cina e quindi un ulteriore elemento di difficoltà alla riunificazione. Dal canto suo il Giappone è del tutto interessato all'indipendenza di Taiwan e ha sempre sostenuto, anche non ufficialmente, tutte le sue rivendicazioni indipendentiste, perché la considera come un nodo fondamentale per il controllo del traffico e della comunicazione marittima. Mentre però il premier cinese Hu Jintao ha scelto di sostenere l'avversione all'indipendenza piuttosto che la volontà di riunificazione assicurandosi l'avvicinamento agli Stati Uniti, l'atteggiamento del Giappone, anche a causa dei cambiamenti continui di governo che si sono verificati negli ultimi quattro anni, mantiene un atteggiamento piuttosto ambiguo.
La Cina è inoltre infastidita dall'alleanza nippostatunitense per la sicurezza: il patto è stato stipulato durante la guerra fredda contro il blocco comunista asiatico costituito da Cina, Corea del Nord e Urss; durante gli anni Settanta e Ottanta il deteriorarsi dei rapporti tra Cina e Unione Sovietica ha fatto sì che lo scudo fosse essenzialmente antirusso e non ha quindi inciso sulle relazioni sinogiapponesi. Nel corso degli anni Novanta e delle due presidenze Bush, però, gli Stati Uniti hanno deciso di fare del Giappone il loro alleato prediletto, quindi il patto ha assunto valenza unilaterale e si è rinforzato con il nome di Thearer Missile Defense (TMD), con grande piacere del Giappone che vuole frenare l'ascesa cinese, ma con sommo disappunto della Cina che, sempre inquietata dai fantasmi del passato, teme il riarmo dei nipponici, il crearsi di un nuovo squilibrio militare e l'inclusione di Taiwan nello scudo protettivo per proteggerla dalla minaccia missilistica cinese.
Un altro fatto che preoccupa la Cina è la richiesta da parte del Giappone di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu: in seguito alla dimostrazione di consenso da parte di molti Stati alla proposta nipponica, le autorità cinesi si sono adoperate alacremente per costruire un fronte di opposizione al Giappone. Per il momento il veto degli Stati Uniti rende vana la richiesta giapponese, ma il comportamento delle autorità cinesi ha contribuito ad accrescere i sentimenti di ostilità nella popolazione nipponica.
L'ultimo fatto che ha creato un'ulteriore lacerazione tra Cina e Giappone è legato agli scontri della scorsa estate tra le autorità cinesi e gli Uiguri nella regione dello Xinijang: la Cina ha richiamato l'ambasciatore nipponico a Pechino per esprimere il proprio disappunto alla visita in Giappone di Rebiya Kadeer, capo del congresso mondiale Uiguri, inoltre il viceministro cinese agli Esteri, Wu Dawei, ha chiesto ufficialmente al governo giapponese di impedirle di svolgere qualsiasi attività di propaganda alla causa degli Uiguri.
Insomma, la creazione di un clima di amicizia e collaborazione solido e duraturo tra i due Stati presuppone la soluzione di diverse questioni che sono fonte continua di incomprensioni e attriti: a tal proposito sono necessari uno sforzo di ravvicinamento e compromesso tra due culture e un grande lavoro diplomatico.