Taiwan approva il ECFA: la Cina è ancora più vicina

Mercoledì 18 Agosto 2010 15:42 Alessandro Badella World - Economia
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La firma dell'accordo tra Cina e Taiwan lo scorso 29 giugnoL’isola di Formosa, simbolo della vittoria della rivoluzione maoista e della “lunga marcia” del Timoniere e soprattutto della sconfitta del nazionalismo di Chiang Kai-shek, sembra aver dato uno giro di vite sulla questione aperta con la Cina. Con buona pace dei puristi dello scontro Taiwan-Pechino.


UN ACCORDO STORICO - Martedì 17 agosto, il Yuan taiwanese (il parlamento isolano) ha ratificato l’accordo che era stato firmato dalle parti contraenti lo scorso 29 giugno. Ovviamente si tratta di un accordo economico che garantirà benefici notevoli ad entrambe le parti. L’Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA) di fatto permetterà un abbassamento delle tariffe per centinaia di prodotti che già annualmente transitano dall’isola verso la terraferma cinese e viceversa. Infatti, vale la pena ricordare che, nonostante la storia passata e recente, possa far pensare il contrario, la Cina era già da tempo il principale partner commerciale dell’isola e l’accordo ECFA sembrerebbe solo un ulteriore step all’interno di un processo di avvicinamento commerciale ed economico già conclamato. Basti pesnare che ogni anno fluiscono da Taiwan verso Pechino merci per 80 miliardi di dollari, molte delle quali (per un valore stimato in 14 miliardi di dollari) beneficeranno di riduzioni significative (sino ad arrivare al loro annullamento nel giro di tre anni) delle tariffe d’esportazione verso la Cina. Complessivamente  verranno abbattute le tariffe doganali per più di 500 prodotti d’esportazione taiwanesi e alcuni settori cinesi verranno “aperti” alla concorrenza isolana: servizi sanitari ed ospedalieri, assicurazioni e servizi bancari cinesi potranno ricevere investimenti ad opera di società con sede a Taiwan.


L'OPPOSIZIONE - Complessivamente l’accordo è un piatto molto succulento specie per le multinazionali e le corporation dei settori tecnologici avanzati che già commerciano con la Cina popolare. Alcune associazioni sindacali hanno taiwanesi hanno denunciato la possibilità che le condizioni dei lavoratori isolani possano peggiorare. Infatti, se è vero da un lato che la liberalizzazione vale per i prodotti esportati da Taiwan, dall’altro lo stesso diritto è sancito per alcuni prodotti cinesi (anche se in numero minore) che potranno accedere senza dazi ai mercati isolani. Quindi, vi è anche la possibilità che la produzione industriale dell’isola orientata al consumo interno possa subire i contraccolpi della concorrenza cinese, più economica e senza più forme di contingentamento. Ma il coro di “no” all’accordo che proviene dall’opposizione extra-parlamentare del partito democratico progressista non si basa unicamente su visioni di carattere economico. La politica e la storia della Cina nazionalista sono al centro di un serrato dibattito storico-politico che ha come casus belli proprio la ratifa dell’ECFA. L’accusa principale mossa dall’opposizione, che vorrebbe chiamare il popolo al referendum (per la terza volta), riguarda la sovranità di Taiwan: gli oppositori dell’EFCA, infatti, ritengono che questo patto aprirà la strada alla trasformazione giuridica della sovranità taiwanese in un protettorato cinese, proprio come Hong Kong e Macao.


UNO SMACCO AGLI USA? - A priori è difficile dire se Taiwan perderà la propria indipendenza a livello economico e, da ultimo, anche politico. L’ECFA rappresenta, al di là degli sviluppi futuri, un deciso passo avanti nella normalizzazione dei rapporti commerciali e diplomatici con la Cina popolare. Sino a pochi anni fa, addirittura in altri continenti, come il Centroamerica, gli investimenti taiwanesi miravano a controbilanciare il peso economico di Pechino. Oggi, in controtendenza rispetto ad una storia di conflitto aperto e di un muro-contro-muro che dura dal secondo dopoguerra, la Cina nazionalista cede al peso determinante dell’economia del Dragone con un certo pragmatismo. Questo perché l’accordo con la Cina ha preceduto quello con gli Stati Uniti: l’ECFA è realtà da pochi giorni, mentre l’accordo commerciale Taiwan-Stati Uniti (FTA) è in alto mare, considerando anche le pressione della Cina popolare. Nello scacchiere geopolitico mondiale l’ECFA può essere indicizzato come l’ennesimo successo cinese ai danni del gigante americano, imbrigliato nella recessione di inizio anni Dieci.

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Febbraio 2011 17:18

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