Il ticket Cameron-Clegg usa le forbici: la Gran Bretagna si ridimensiona

Giovedì 28 Ottobre 2010 23:00 Alessandro Badella World - Economia
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cameron-cleggLa crisi economica che sta falcidiando l’Europa è sbarcata anche in Gran Bretagna. Il governo lib-con ha messo a punto una serie di misure drastiche per ridurre la spesa pubblica corrente. Si tratta, in gran parte, di tagli consistenti al bilancio e, nel complesso, di un ridimensionamento in molti settori.

 

Dopo il giro di vite del governo Sarkozy sulle pensioni, anche la Gran Bretagna si attrezza per una serie di tagli che non hanno precedenti nella storia britannica dal secondo dopoguerra ad oggi. I tagli erano stati al centro del dibattito politico in vista delle ultime elezioni che hanno permesso di formare una maggioranza con il ticket tra conservatori e liberal-democratici. Anche i programmi dei laburisti prevedevano una riduzione del budget, ma decisamente più graduale e con riflessi meno traumatici sullo stato sociale, innanzitutto per ragioni di carattere storico ed ideologico. Già, perché i tagli operati dal ministro del Tesoro, George Osborne, sono di proporzioni davvero imponenti. Si parla di un obiettivo di risparmio, derivante dalla minore spesa statale, di 83.000 milioni di sterline in quattro anni: una riduzione della spesa che dovrebbe ridurre il deficit pubblico dall’11 al 3% nel corso della legislatura.

500 MILA POSTI A RISCHIO - Questi obiettivi vengono riconcorsi affidandosi ad una forte diminuizione delle risorse per i singoli ministeri, che verranno mediamente privati di un 19% dei mezzi a disposizione fino allo scorso anno. Ma questo dato rappresenta solo una media, poiché, nello specifico, alcuni ministeri sono stati letteralmente affossati dalla manovra di Osborne. Se la sanità rappresenta uno dei pochi settori potenziati dalla riforma, con un gettito aggiuntivo di 2.000 milioni di sterline in 4 anni, non si può dire lo stesso per l’istruzione, la difesa e le forze di polizia: oltre 20.000 milioni di sterline (sugli 83 stimati) rappresentano tagli a questi tre settori. Se, da un lato, l’opinione pubblica ha tollerato la riduzione dell’87% del budget di Buckingham Palace, potrebbe non essere così semplice placare l’ira delle associazioni di categoria e dei sindacati che sono già alquanto irritati per alcune “sforbiciate” considerate eccessive ed inopportune. Il ministero dell’istruzione pubblica vedrà ridursi il proprio budget dell’80%, Questa riduzione dei fondi alla cultura e all’istruzione pubblica (complessivamente -41%) sta avendo alcune conseguenze immediate. Da un lato, per operare questo riassetto dei conti, così come concepito da conservatori e liberal-democratici, è necessario operare una riduzione dei funzionari pubblici della p.A.: con tutta probabilità gli esuberi si aggireranno attorno ai 500.000 posti di lavoro nel settore pubblico. Inoltre, si sperimenterà anche una modifica degli strumenti di finanziamento delle scuole pubbliche, soprattutto a livello universitario. Qui i tagli del governo di Londra hanno già fatto crollare il mito dell’eccellente istruzione britannica a buon mercato, per tutti.

RIVOLUZIONE DEGLI ATENEI - Alcuni giorni fa, il governo inglese ha fatto approvare una legge che ha eliminato ogni forma di calmierazione delle rate universitarie: di fatto, ogni università pubblica britannica avrà, come le colleghe private, la possibilità di stabilire fees in maniera autonoma, stimolando così la concorrenza tra i vari istituti. La misura è di sicuro compatibile con il livello enorme dei cuts previsti dal Tesoro. Certamente, quella operata nel sistema di finanziamento delle università inglese è una sorta di rivoluzione copernicana, qualcosa di assolutamente nuovo. Sarà una università elitaria? Silvia Ferrara, dalle pagine del Fatto Quotidiano, in un ottimo articolo sull’argomento, risponde “ni”. Da un lato, è certamente un dato di fatto che sia i tagli, sia la liberalizzazione delle tariffe consegneranno agli inglesi un’istruzione universitaria meno abbordabile e meno popolare; tuttavia, dall’altro lato, questa liberalizzazione potrebbe portare ad un circolo virtuoso basato sulla concorrenza tra gli atenei britannici. Il che comporterebbe l’attrazione di docenti e ricercatori migliori nelle università con rate più cospicue. Ovvero: istruzione più cara, ma complessivamente migliore.

MACELLERIA SOCIALE? - Le forti perplessità sulle modalità di applicazioni di questa riforma molto ambiziosa delle finanze dello stato e del welfare state sono giunte da una indagine indpendente dell’istituto di studi fiscali del Regno Unito, IFS. La ricerca, pubblicata solo 48 ore dopo la presentazione del piano di risparmio fiscale di Osborne, mette in evidenza come gran parte degli “sconfitti” siano i possibili fruitori dei servizi pubblici e socio-assistenzali normalmente forniti dallo stato. In una parola: i poveri. Le classi inferiori, secondo l’IFS, pagherebbero la crisi e i conseguenti tagli del governo Cameron si abbatterebbero soprattutto sulle classi meno abbienti. Sebbene l’esecutivo inglese abbia respinto al mittente ogni accusa di “macelleria sociale”, l’IFS ha insistito dichiarando che “quando un paese perde il controllo delle finanze pubbliche, sono i ceti più deboli a farne le spese”. Agli inglesi si richiede uno sforzo notevole. E non si tratta solo di rinunciare a mezzo milione di posti di lavoro nel settore pubblico, ma anche di veder slittare di un anno (sino a 66) l’età pensionabile a partire dal 2020. In questo, la Gran Bretagna ricalca alla lettera la scelta francese di innalzare l’età pensionabile.
Ma non è solo una questione previdenziale e lavorativa. Alcuni temi di attalità che solitamente pervadono l’interesse dei media e dell’uomo della strada sono stati abbandonati da questo presupposto di spesa. Problemi come il futuro dei giovani (con i tagli alla cultura e all’istruzione), la delinquenza giovanile e quelli legati all’ambiente e all’inquinamento (-30% di risorse al dipartimento competente) sono stati sostanzialmente accantonati.

ESERCITO E SICUREZZA - Anche i tagli alla difesa hanno sollevato diverse perplessità, soprattutto a livello internazionale. La Gran Bretagna non è la sola a ridurre, nel secondo anno di crisi internazionale, il budget per le forze armate. Ma al segretario di stato americano, questa massiccia riduzione non pare un grande colpo ad effetto. Questo per alcuni motivi importanti. In primis, una riduzione delle spese militari comporta un sostanziale ridimensionamento degli impegni a livello geopolitico. La riduzione degli investimenti nella difesa (-8%) rappresentano uno dei principali tagli nel settore dallo smantellamento dell’impero britannico dopo la seconda guerra mondiale. Come all’epoca, la mancanza di risorse interne per supportare un impegno territoriale così vasto determinò un ritiro dalla scena imperiale, anche oggi la mancanza di investimenti nella politica internazionale e di difesa determinerà un ridimensionamento degli obiettivi strategici inglesi. Da qui la preoccupazione degli Usa. Come ha sottolineato anche il generale Casey, ex comandante della forza multinazionale in Iraq, quando un alleato degli Stati Uniti riduce la propria spesa militare, la comunità internazionale guarda agli Usa per colmare questo gap. Insomma, quello che risparmia Londra dovrebbe essere messo da Washington di tasca propria, al fine di garantire un minimo di spesa complessivo per la sicurezza globale. In una lotta assimetrica, come la guerra al terrorismo, poi, la spesa per il mantenimento di tecnologie sofisticate o, eventualmente, l’introduzione di nuove tecnologie è fondamentale. Sembra un caso, ma la notizia dei tagli al budget delle forze armate britanniche arriva proprio mentre l’imperizia dei marinai di un sottomarino atomico rischiava di provocare un disastro ecologico al largo delle coste della bellissima isola di Skye (Scozia nord-orientale).
Per approfondire: una splendida infografica di The Guardian.

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Febbraio 2011 17:18

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