Perché la Gran Bretagna è il più grande sponsor europeo dei prodotti OGM? La domanda nel paese si fa pressante ora che la Commissione UE ha votato una proposta per consentire agli stati membri di bandirne la coltivazione – in cambio di un freno all'ostruzionismo a livello comunitario.
Membri di agenzie indipendenti che si dimettono definendole “spreco di soldi pubblici e propaganda per l'industria”, un ministro dell'agricoltura che nelle biotecnologie ha chiari interessi economici. È questo il contesto in cui si muove il dibattito britannico.
Il 13 Luglio la Commissione Europea ha approvato una proposta per consentire agli stati membri di bandire la coltivazione di prodotti OGM sulla base di considerazioni di tipo economico e sociale.
Quella che sembrerebbe una restrizione verso queste nuove colture ha in realtà una doppia finalità.
Scopo esplicito del testo è infatti mettere fine al boicottaggio degli stati ostili alle sementi geneticamente modificate.
“Stanno cercando un accordo in base al quale gli stati possano bandire gli OGM a livello nazionale, ma in cambio gli è richiesto di smetterla di opporsi nelle decisioni a livello europeo. La definizione di questo scambio è esplicita nella proposta”, ha dichiarato a Fusiorari.org Kirtana Chandrasekaran – rappresentante dell'ONG inglese Friends Of Earth – che lamenta anche rischi di impraticabilità per le restrizioni: “un Paese che coltivasse OGM potrebbe facilmente contaminare altri stati. Non ci sono protezioni, e non è prevista una responsabilità legale. Non c'è chiarezza sotto questo punto di vista”.
IL SOSTEGNO INGLESE - Spagna, Olanda e Gran Bretagna sono i maggiori sostenitori di questi prodotti: “Il governo inglese è sempre stato pro OGM. Negli ultimi 10 anni l'UK ha sempre votato in favore di importare nuovi prodotti o autorizzare nuove sementi. Non ci sono eccezioni”, ha affermato Kirtana Chandrasekaran.
La proposta della Commissione UE sembra convincere la politica britannica, come si evince dagli interventi parlamentari del capogruppo dello schieramento conservatore di Strasburgo Jim Nicholson. Eletto nelle file degli Unionisti dell'Irlanda del Nord, Nicholson è un grande sostenitore del geneticamente modificato e la sua posizione è che facilitare i processi di approvazione per i singoli stati favorirebbe lo sviluppo agricolo nel lungo periodo.
CONFLITTI D'INTERESSI - L'attuale ministro dell'agricoltura inglese Caroline Spelman ha già annunciato che il paese comincerà a sperimentare coltivazioni OGM. A causa della scarsa adattabilità del mais MON 810 – unica semente geneticamente modificata adatta a scopi alimentari autorizzata UE – all'ambiente britannico, nonché della vandalizzazione dei campi che hanno provato a seminarlo, per il Paese si tratta di una novità.
La cosa non ha mancato di suscitare polemiche dal momento che il ministro è stata fondatrice della Spelman, Cormack & Associates, una società che si occupa di lobbying per imprese biotecnologiche, tutt'ora amministrata da suo marito.
Ma i conflitti d'interessi non riguardano solo il ministero. Tra maggio e giugno due membri della Food Standards Agency – agenzia pubblica indipendente che si occupa di sicurezza alimentare – si sono dimessi contestandone la credibilità.
Intervistata da Fusiorari.org la dottoressa Hellen Wallace – uno dei dimissionari – ha affermato: “Il modo il cui il dibattito all'interno dell'agenzia è stato condotto seguiva una sorta di strategia di pubbliche relazioni per l'industria OGM. I documenti prodotti partivano dalla premessa che avremo bisogno di questi semi nel futuro per sfamare il mondo, ma questa affermazione non è stata oggetto di dibattito. E non era previsto che lo diventasse”. Secondo dati FAO ad oggi il mondo produce cibo sufficiente per sfamare 12 miliardi di persone e ci sono ampi margini di crescita anche in un contesto di agricoltura biologica.
Il comitato di cui Hellen Wallace ha fatto parte è stato costituito sotto la direzione di Dr Clair Baynton – un ex dipendente di Syngenta, società svizzera che produce OGM – e vi sono e-mail che provano un dialogo continuo tra lui e l'Agricultural Biotechnology Council (ABC), un'importante lobby del settore biotecnologico. Tra le società rappresentate dalla ABC ci sarebbe anche la Monsanto, casa farmaceutica che controlla il 95% del mercato OGM. A quanto risulta dalle e-mail sarebbe stata l'ABC stessa a suggerire il taglio dato dall'agenzia al dibattito sul tema.