Haiti sei mesi dopo, il destino di un Paese dal sorriso mutilato

Domenica 01 Agosto 2010 15:46 Freddy Jaimes World - Attualità
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A sette mesi dal sisma che ha sconvolto l’Isola, un bilancio di ciò che è stato fatto e dei molti problemi che restano aperti. Mentre 3 milioni di persone attendono di conoscere quale sarà il loro futuro.

 

Provate ad immaginare il Paese più povero di tutta l'America ubicato al 153° posto nella classifica ISU, con un livello di disoccupazione intorno al 30%, particolari difficoltà nel reperire acqua potabile nonché alimenti e un tasso di analfabetismo pari al 38%, con un sistema sociale e sanitario pressoché inesistente. Ora aggiungete una travagliata vita politica, fatta di golpe militari e rivolte popolari che hanno costantemente insanguinato il Paese in una lotta per il potere senza esclusioni di colpi. Un esempio di questi sconvolgimenti? Nel 1991, Aristide veniva eletto presidente, provocando una spirale di incontenibile violenza che includeva una dittatura militare, l'intervento americano che riportava Aristide al potere. Sostituito nel 1996 dall’attuale presidente Preval, Aristide è rientrato in carica nel 2001 fino alla sua seconda destituzione, nel 2004, da parte di ribelli ed ex soldati.  Per circa due decenni il Paese si è impegnato in un conflitto fratricida di inimmaginabili proporzioni. Se tutto questo non fosse sufficiente a gettare nel caos la nazione, ad Haiti le catastrofi naturali sono una costante con cui gli abitanti devono convivere. Nel 1994, nel 1998 e nel 2008 diversi uragani si sono abbattuti sull’Isola uccidendo migliaia di persone, senza contare la tempesta tropicale Jeanne del 2004 che, da sola, provocò la morte di 2500 persone. Finché un giorno qualsiasi la nazione non è più stata la stessa. Era il 12 Gennaio 2010.


35 SECONDI PER MORIRE - Difficile crederlo, ma 35 secondi sono stati sufficienti per creare desolazione e morte. Quel giorno circa 223.000 persone persero la vita ed almeno altre 300.000 risultarono ferite. La scossa di 7° Mw distrusse con particolare accanimento i centri abitati a cominciare da Port-au- Prince generando almeno 2,3 milioni di  senzatetto (quasi un quarto della popolazione totale dell'Isola). Persino le strutture umanitarie preesistenti sono state completamente distrutte e 101 operatori dell'ONU sono morti nel disastro.

LA RISPOSTA UMANITARIA - La situazione di totale caos in cui si trovava Haiti, fatta di razzie, disordini e violenza, non ha certo giovato al coordinamento di un programma di aiuti umanitari efficace; tuttavia, con grande coraggio e grazie alla generosità della comunità internazionale e all'impegno degli operatori umanitari, si è riusciti a fornire alloggi essenziali a molti dei sopravvissuti e viveri a più di quattro milioni di persone (quasi la meta degli abitanti del Paese). Alcune delle necessità minime, come l'acqua potabile e l'assistenza medico-sanitaria, hanno permesso a molti dei sopravvissuti di superare la fase probabilmente più drammatica della catastrofe. È stato somministrato quasi un milione di vaccini contro le malattie infettive ed è stata intrapresa la costruzione di latrine e di altre strutture sanitarie di prevenzione.

LA SITUAZIONE ATTUALE - L'UNICEF calcola che almeno 3 milioni di persone sono state gravemente colpite dal disastro e di esse 1,6 milioni vivono nei poco più dei 1300 campi allestiti nel Paese. Tra loro, ci sono almeno 800.000 bambini. Le condizioni igieniche sono inadeguate e la disponibilità di latrine rimane ancora a livelli molto bassi (una per ogni 145 persone nei campi umanitari); nei centri abitati ci sono ancora il 90% delle macerie e le operazione di ripulitura procedono molto lentamente. Una delle preoccupazioni più gravi, però, rimane quela legata ai bambini: se è vero che essi avevano già poche possibilità di accedere all'educazione, oggi - con un quarto delle scuole rase al suolo e la morte di circa 1500 insegnanti - il loro futuro sembra destinato a perpetuare il circolo di analfabetismo già presente nel Paese. Si assiste inotre a fenomeni come l'abbandono dei bambini da parte dei propri genitori che non hanno la possibilità di sfamarli. Mentre l'UNICEF sostiene che sia necessaria la protezione per almeno mezzo milione di bambini a rischio sfruttamento o maltrattamento, a livello governativo le procedure per accelerare le adozioni procedono a rilento e non mancano le accuse da più parti di abusi sessuali sui minori o, addirittura, di commercio di esseri umani.

RISULTATI E PROSPETTIVE - Ogni giorno si provvede all'assistenza medica con risultati degni di nota: le malattie infettive nei campi sono state contenute e il tasso di mortalità infantile non è aumentato; le fonti di approvvigionamento di acqua potabile tramite camion cisterna aumentano e circa 1,2 milioni di persone hanno accesso all'acqua potabile ogni giorno. D'altra parte il carico finanziario che la comunità internazionale si è impegnato a raggiungere è molto lontano dal necessario e diverse sono state le controversie al riguardo da parte del governo haitiano, mentre le organizzazioni internazionali che operano sul campo lottano contro il tempo per costruire strutture resistenti e limitare i danni delle costanti piogge che sono già iniziate (anche perché la possibilità di un nuovo uragano è estremamente concreta). In queste condizioni di totale incertezza se mai gli haitiani torneranno a sorridere non sarà probabilmente in un futuro molto vicino.

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Dicembre 2010 21:02

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