La cosiddetta “Primavera araba” ha portato sulle coste italiane una maggior quantità di immigrati. 51.881 immigrati, contro i 4.402 del 2010. Meno controlli e 700 milioni di euro per i trafficanti di esseri umani. Un vero e proprio buisness della disperazione.
IN FUGA DALLA “PRIMAVERA ARABA” - La “Primavera araba” che l’anno scorso ha spazzato via pluridecennali dittature, ha portato ad un impressionante flusso di migranti verso l’Europa, Italia inclusa. Chi non ricorda gli sbarchi a Lampedusa, almeno di quei fortunati che sono riusciti a sopravvivere alla traversata? Quei fortunati che sono riusciti a non annegare, magari dopo essere stati gettati in mare dagli scafisti?
Attivissimo il ruolo della Guardia Costiera, ma non sempre essa è riuscita a salvare dal mare i nuovi arrivati. Ad aprile una motovedetta arrivata a seguito di un SOS partito dalla Libia, ha potuto trarre in salvo solo 50 immigrati su 300 che viaggiavano su di un barcone. Un membro dell’equipaggio di un elicottero della Guardia di Finanza, giunto sul posto per le operazioni di soccorso, ha raccontato: “abbiamo visto decine di cadaveri sperando di vedere qualcuno che alzasse il braccio ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini”.
Nonostante ciò già dal marzo 2011 proprio nel Centro di Identificazione di Lampedusa vi era un sovraffollamento di immigrati che ha causato un’enorme emergenza umanitaria. Gli stranieri erano quasi 6 mila a fronte di meno di 5mila abitanti dell’isola. Si ricordano anche le fughe dal CIE, incendi da parte degli immigrati, gli scontri di questi ultimi con la polizia e persino danni nelle strutture alberghiere dov’erano stati provvisoriamente ospitati.
BUSINESS DELLA DISPERAZIONE - I flussi migratori hanno significato un vero e proprio business per i trafficanti di esseri umani, i quali hanno intascato denaro per circa 700 milioni di euro. E’ quanto emerso dal XVII rapporto Ismu, il centro studi sulla multietnicità. Nel 2011 sono sbarcati sulle nostre coste ben 51.881 immigrati, mentre nel 2010 erano 4.402.
Questo anche perché, viste le dure repressioni delle rivolte arabe, vengono effettuati meno controlli costieri a tutto vantaggio dei trafficanti di migranti ( gli “smugglers”).
L’Ismu ha cercato di quantificare il giro d’affari attorno alle vite di questi disperati, a partire dal fatto che la tariffa di un viaggio dall'Africa sub sahariana (non toccata dalla “Primavera araba”, ma martoriata da sanguinose guerre civili) è di circa 7-10 mila euro, mentre di 1-2 mila euro da Tunisia, Egitto o Libia.
“Il costo medio per migrante oscilla dunque tra i 4 mila e gli 8 mila euro, che moltiplicato per il numero degli sbarcati nell’anno appena concluso significa un business che finora ha fruttato da un minimo di 207 milioni e 524 mila euro a un massimo di 415 milioni e 48 mila euro”, riporta il giornale on-line The Globalist Syndication”.
Il rapporto Ismu specifica che"queste stime, calcolate per difetto solo sul numero di migranti sbarcati e intercettati sulle coste italiane, potrebbero essere molto più alte se si prendono in considerazione anche le migliaia di migranti che riescono a raggiungere l'Italia sfuggendo ai controlli delle forze dell'ordine".
Secondo il National Intelligence Council il traffico di esseri umani fa entrare nelle casse della criminalità tra i 7 e i 13 miliardi di dollari.
TESTIMONIANZE DEGLI IMMIGRATI – Innumerevoli le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti ai viaggi della speranza. Un esempio per tutti: il 1° agosto 2011 è arrivato a Lampedusa un barcone nella stiva del quale sono stati trovati stipati i cadaveri di 25 profughi. A bordo dell’imbarcazione c’erano almeno altri 271 immigrati ( tra i quali 33 donne e 37 minori).
I racconti degli uomini e delle donne soccorsi hanno parlato di decine di migranti morti di stenti e sete, durante la navigazione, e gettati in acqua. Tra le vittime anche quattro bambini. L’unica completamente illesa è stata però proprio una bambina: la piccola Debra, nigeriana di due mesi, che viaggiava con mamma e papà.
La polizia ha arrestato i sei scafisti del barcone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte conseguente ad altro reato: secondo le testimonianze dei sopravvissuti sono stati in particolare due di loro a chiudere i 25 immigrati nella stiva e, quando molti hanno cercato di risalire per respirare, li hanno tenuti a forza sotto coperta a suon di calci e pugni. Altri sono stati gettati in mare ancora vivi.
Una donna al sesto mese di gravidanza sarebbe stata gettata in acqua da un’altra imbarcazione, assieme al figlioletto di 2 anni, perché il piccolo piangeva.
Non sono mancati racconti su trafficanti che hanno minacciato i profughi con dei coltelli.
Addirittura sono emersi agghiaccianti particolari su scafisti che buttavano immigrati in mare per placare le divinità. Veri e propri sacrifici umani. Si è parlato anche di donne che compivano riti al termine dei quali venivano gettate in acqua 3 o 4 persone.
Missy, 27 anni, è nigeriana e quando è stata intervistata si trovava in un campo profughi di Mineo (Catania). Si è imbarcata dalla Libia, dove aveva trovato un posto di lavoro come donna delle pulizie e aveva uno stipendio. Fino allo scoppio della guerra:“Abbiamo deciso di abbandonare il paese con la barca. Non si poteva nemmeno camminare per strada perché uomini armati ti sparavano. Rimanere là significava rischiare la vita. Siamo dovuti partire”, ha raccontato. “Per tre notti non abbiamo avuto nulla da bere o da mangiare. Nulla. Non sapevamo di essere diretti a Lampedusa e l’ultima notte siamo stati soccorsi dagli elicotteri. Nessuno è morto tranne chi, in preda alla confusione, si è gettato in mare da solo”. E ancora: “Abbiamo supplicato il governo italiano di aiutarci. Vogliamo solo lasciare il campo e lavorare per conto nostro. Il mio sogno è quello di essere lasciata libera dal governo italiano di uscire di qui, lavorare e pagare le tasse. Voglio realizzare qualcosa”.