Le mafie nel mondo - Veleni senza frontiere (pt. 2)

Venerdì 20 Gennaio 2012 00:00 Bruno Virdò World - Attualità
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L’Africa è divenuta negli ultimi venti anni la discarica “globale”. Politici di grosso calibro, burocrati, e vili faccendieri stanno distruggendo l’ambiente e le popolazioni del continente nero.

 

UN TRAGICO FENOMENO - Guerre tribali eterne, scarsa sensibilità verso certe tematiche, corpi politici e amministrativi permeabili a ogni forma di corruzione hanno fatto sì che i reati ambientali nel continente siano una nefasta consuetudine. L’organizzazione non governativa  Basel action sostiene che il 75% del materiale elettronico scaricato in  Nigeria diventi un agente inquinante. La Somalia accoglie, invece, tonnellate di scorie di uranio radioattivo, cadmio, mercurio, materiale chimico, ospedaliero e industriale proveniente dall’Europa. Da un’indagine del Times si è evinto che un gruppo di società europee si sia rivolto alla svizzera Archair Partners e all’italiana Progresso, specializzate nello “stoccaggio” di rifiuti pericolosi, per smaltire un enorme carico di rifiuti tossici in Somalia. Benché la collusione fra le due società non è mai stata accertata in sede giudiziaria, Greenpeace sostiene di possedere la copia della accordo siglato con il Presidente somalo di allora Ali Mahdi Mohamed, il quale riceve 10 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi in cambio di 80 milioni di dollari. Vale a dire 8 dollari la tonnellata, a fronte di un costo di stoccaggio di 1000 dollari a tonnellata in Europa! E ancora. Negli anni Novanta carne radioattiva proveniente dall’Ex Unione Sovietica viene divorata in parte dalla popolazione dello Zambia. Viene seppellita, ma la gente la riesuma. Nel 2000 sempre in Zambia una partita di 2880 barattoli di carne contaminata proveniente dalla ex  Cecoslovacchia viene seppellita a 3,5 metri sotto terra e sigillata con una colata di cemento nel villaggio di  Chongwe. Due anni dopo si apprende che la popolazione del villaggio è riuscita ad impossessarsene e a mangiarla.

 

UNA TRISTE STORIA - Ma, il caso più sconcertante ha come teatro il porto di Abidjan, in Costa d’Avorio. Qui, il 19 agosto 2006 chiede ed ottiene il permesso di attraccare la Probo Koala, nave dell’armatore greco Prime Maritime Management battente bandiera panamense, con equipaggio russo e noleggiata dalla multinazionale olandese Trafigura, operante nel settore minerario, petrolifero e della chimica. Un mese prima l’imbarcazione era approdata al porto di Amsterdam, per smaltire i residui del serbatoio. Ma, le operazioni si rivelano più difficili del previsto. La puzza è nauseante. Gli esperti olandesi incaricati delle analisi certificano una quantità di acido presente nei residui superiore al consentito. Pertanto, il prezzo da pagare per lo smaltimento sarà maggiore. A questo punto, la compagnia decide di salpare alla volta dell’Estonia per caricare benzina e poi far rotta verso la Costa d’Avorio. Secondo la Trafigura i residui sono composti da acqua, benzina e soda caustica per la rimozione delle impurità. Gli esperti francesi inviati in Costa d’Avorio sostengono, invece, che i rifiuti siano residui di raffineria, mercaptani, fenoli e acido solfidrico. Così, nella notte tra il 19 e il 20 agosto la società olandese prende accordi con una società locale “specializzata”, la Tommy (diretta da un ivoriano), ed è autorizzata a scaricare 581 tonnellate di residui in una sola discarica. Successivamente, di è appurato che anche in questo caso il supporto “diplomatico” e logistico delle mafie locali ed estere sia stato determinante. Ma, il guaio è che l’immane teoria di camion giunti in banchina a prelevare il carico ha il permesso “ufficioso” di scaricare i liquami nelle undici discariche adiacenti il bacino portuale. Siti questi orlati da una selva di baraccopoli, i cui abitanti cercano di sopravvivere scavando nelle lerce immondezze che ivi si accumulano. Gli effetti si fanno presto sentire. La gente accusa vomito, mal di testa, eruzioni cutanee, difficoltà respiratorie, ecc…La già precaria rete idrica è contaminata.

 

OGGI - Nel giro di 18 giorni i morti saranno 10, centinaia i ricoveri, migliaia le richieste di visite mediche. Nel Paese degli elefanti fu aperta un’inchiesta sull’accaduto il cui esito non è mai stato reso ufficiale. Nel 2007 la Trafigura acconsente a elargire al governo ivoriano a titolo di risarcimento la somma di 150 milioni di euro.A distanza di anni a Port Bouet, a Cocody (villaggi che costellano la laguna di Abidjan) diverse persone soffrono degli stessi sintomi di cinque anni fa. Di questi soldi solo il 10% è stato destinato ad alleviare le sofferenze delle comunità colpite. Il resto è finito nelle tasche di quei pittoreschi e tronfi governanti locali ( e dei loro adulanti burocrati), dediti più a curare il loro screanzato guardaroba, che gli interessi di  coloro che sono chiamati a governare. Per questi ultimi, destinati a condurre un’atroce esistenza tra i fetidi dedali di viuzze attorniate da fatiscenti lamiere arrugginite e sormontate da colline artificiali di spazzatura giunta dai  quattro angoli del pianeta, la globalizzazione è un concetto concreto, tangibile, reale, spietato. E’puzza, nausea, povertà, disperazione, morte.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Gennaio 2012 12:57

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