Le mafie nel mondo - Traffico di animali, quando le bestie siamo noi (Pt. 2)

Giovedì 22 Dicembre 2011 19:14 Matteo Mezzalira World - Attualità
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Prosegue l’inchiesta di Fusiorari con un’analisi più focalizzata su casa nostra: i dati a disposizione dimostrano che l’Italia è un polo significativo nello smercio internazionale. Destinazioni privilegiate sono gli zoo, gli acquari, i circhi e i negozi. Oltre al traffico di fauna, nel nostro Paese l’illegalità è incarnata anche nelle competizioni ippiche clandestine, nei canili abusivi, nel mercato nero del bestiame, nei combattimenti animali e nella pesca selvaggia. Contrastare questi fenomeni è difficile, ma molte associazioni, come il WWF, hanno fatto e continuano a fare pressione sui governi affinché concludano sempre più efficaci accordi in merito.

ITALIA, CROCEVIA DI SCAMBI ILLEGALI - Anche l’Italia è coinvolta in questo traffico internazionale. Anzi, il nostro Paese detiene il poco invidiabile record mondiale del commercio non autorizzato di pelli di rettili ed è un importante snodo di smistamento illecito, insieme all’Olanda. Moltissime specie in pericolo, tra cui i pesci pagliaccio, i pappagalli amazzonici, le iguane centroamericane, le scimmie uistitì, le tartarughe del genere Trachemys, i camaleonti nani, i caimani neri, i pirarucù, le tigri di Sumatra, transitano nel Bel Paese nei doppi fondi delle auto provenienti dall’Est Europa, nei porti mediterranei o attraverso gli scali aeroportuali. Abitualmente vediamo animali esposti negli zoo e nei negozi, esibirsi sulla pista del circo e nuotare negli acquari. I metodi utilizzati per la cattura sono talvolta cruenti e spesso si verifica che gli individui che tentano di difendere la prole vengano uccisi. Dopo la cattura, gli animali vengono ingabbiati ma, a causa dello stress, della denutrizione e del sovraffollamento, a destinazione giunge soltanto un numero compreso fra il 10 ed il 50% fra quelli stipati a bordo di navi ed aerei. Si stima che il 50 % dei pappagalli importati nel Vecchio Continente muoiano durante il viaggio, percentuale che raggiunge il 90 % per quanto concerne i pesci esotici (dati forniti dall’OIPA, l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali). Smascherare i trucchi dei trafficanti è abbastanza arduo, ma nonostante ciò solamente nei mesi di settembre ed ottobre il Corpo Forestale dello Stato, in collaborazione con l’Interpol, è riuscito a sequestrare circa 400 gli animali vivi e oltre 200 pelli di rettili e di felini. Secondo l’Eurispes, sono almeno 90 mila i rettili nelle case degli italiani, 110 mila gli uccelli esotici e tremila i grandi felini. Il WWF parla di quasi 14 mila esemplari in arrivo ogni anno nel nostro Paese, specialmente da Messico, Thailandia e Costa d’Avorio. Perché la compravendita sia legale, assieme all'animale devono essere consegnati il certificato di provenienza e la ricevuta fiscale. Il certificato, però può essere facilmente falsificato o proveniente da un animale morto. In caso di reato, le forze dell’ordine procedono al sequestro degli esemplari e il proprietario è suscettibile di un’ammenda tra 7.550 e 75 mila euro e alla reclusione da 3 mesi ad un anno.

ZOOMAFIE, TRA CORSE CLANDESTINE E CANILI-LAGER - Stando al Rapporto Zoomafie 2011 pubblicato dalla LAV (Lega AntiVivisezione), in Italia il giro d’affari che riguarda le creature indifese ammonta a tre miliardi di euro l’anno. Il settore più redditizio per le cosiddette “zoomafie” sono le “tradizionali” corse clandestine di cavalli, che da sole arrivano a fruttare un miliardo di euro all’anno. Fortunatamente, oggi questo giro sta diventando più facile da scoprire perché, per avere una vetrina maggiore, i responsabili mettono su internet i video delle corse; la conseguenza è che spesso vengono intercettati dai Carabinieri ed arrestati. Da quando la LAV ha iniziato queste indagini, 13 anni fa, ha denunciato quasi tremila persone, portando al sequestro di oltre mille cavalli e bloccando un centinaio di corse non autorizzate. Purtroppo, il settore equestre non è l’unico ambito in cui operano le “zoomafie”. Il business dei canili-lager abusivi vale circa 500 milioni di euro l’anno e continua a prosperare grazie alla noncuranza e alla negligenza delle amministrazioni locali. Negli ultimi anni sono stati salvati oltre mille cuccioli, molti dei quali provenienti dall’Est Europa. Le altre attività criminali estremamente lucrative sono il già citato traffico di fauna protetta (che frutta 500 milioni all’anno), il mercato nero del bestiame (400 milioni di euro annui), il giro di scommesse che ruotano attorno ai combattimenti animali (300 milioni) e la pesca di saccheggio (300 milioni).

WWF SUGLI SCUDI - Fermare questo mercato è assai difficile. Dal 1976 il WWF combatte, in tutto il mondo, il commercio illegale di specie con il Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce, un programma internazionale promosso in collaborazione con l'Unione Mondiale per la Conservazione (IUCN), che ha il compito di monitorare e contrastare questo traffico. Nel 2003 è stato raggiunto un accordo internazionale fra 150 Paesi per fermare il contrabbando di animali e di piante. La convenzione, che fa parte degli accordi per il rispetto della CITES (Convention on International Trade of Endangered Species of wild fauna and flora, attualmente sottoscritta da 175 Stati), disciplina il commercio di oltre 30 mila specie di animali e piante selvatiche a rischio. Massimiliano Rocco (responsabile della sezione italiana dell’ufficio Traffic, la struttura promossa dal WWF per il rispetto della CITES) afferma che “anche se la Convenzione è in vigore dal 1975, il numero di persone che viene bloccato agli scali internazionali resta comunque altissimo e rappresenta solo una piccola quota del traffico clandestino”. Le povere creature importate illecitamente vengono spesso nascoste, “dai professionisti del contrabbando”, in mezzo a un carico di animali “per il quale è consentito il commercio”.

In conclusione, dobbiamo augurarci che gli sforzi animalisti, del WWF e non solo, portino ad una maggiore consapevolezza, da parte delle popolazioni occidentali, delle atrocità che la loro domanda di animali rari (o beni di lusso da essi derivati) produce. Solo abbattendo la domanda, infatti, si potrà debellare definitivamente questo traffico vergognoso.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Dicembre 2011 10:35

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