Da Shangai 2010 all’Expo di Milano 2015, qual è il futuro che immaginiamo?

Sabato 03 Dicembre 2011 16:12 Demetrio Zavettieri World - Attualità
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Dall’Expo di Shanghai 2010 a Milano 2015, sembra emergere la consapevolezza del delicato equilibrio che lega l’uomo all’ambiente, non solo inteso come habitat naturale e fonte di energia, ma anche come habitat umano nella sua dimensione urbana, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita attraverso uno sviluppo sostenibile. Un progresso incentrato sull’uomo e sull’interazione tra differenti civiltà che condividono lo stesso pianeta e rappresentano un’unica grande famiglia umana.

 

 

L’EXPO CINESE: BETTER CITY, BETTER LIFE – 5.28 kmq di spazio per l’esposizione, 246 partecipanti, 73 milioni di visitatori, più di 22900 eventi, 79965 volontari; questi i dati ufficiali della manifestazione. Il logo stesso dell’Expo di Shanghai 2010 è ispirato all’ideogramma cinese shì, che significa “mondo” e l’allusione alle tre persone stilizzate (“io, tu, lui/lei”) che si tengono per mano simboleggia la grande famiglia umana e i valori di unione, cooperazione e integrazione tra i popoli. Obiettivi, questi ultimi, che sono stati attivamente perseguiti dall’EXPO cinese e che il sistema Italia ha saputo bene interpretare, instaurando una relazione privilegiata sia attraverso il padiglione italiano sia attraverso un rafforzamento strategico della nostra presenza economica e commerciale in Cina. Shanghai 2010 è stata la prima esposizione universale dedicata a questo tema, una realtà con cui la società moderna è chiamata a confrontarsi, immaginando e progettando soluzioni alle nuove sfide del futuro che toccano problemi come la pianificazione urbana in spazi sempre più limitati, lo sviluppo sostenibile nelle nuove aree cittadine, ma che riguardano anche le riqualificazioni del tessuto urbano esistente. L’Expo Universale di Shanghai, con i suoi 5.28 Kmq di esposizione lungo la riva del fiume Hangpu, ha avuto come fulcro l’esplorazione degli stili di vita urbana del XXI secolo, un’occasione straordinaria per riflettere sull’evoluzione della città e sulle opportunità di miglioramento nel futuro.

L’ITALIAN STYLE CONQUISTA SHANGAI – Il padiglione italiano ha saputo esprimere al meglio i valori del Made in Italy, diffondendo lo stile e la cultura del Belpaese nel più completo rispetto del contesto cinese. Particolarmente apprezzate le nuove tendenze in materia di ingegneria, architettura e design, che si sono imposte per le tecniche costruttive eco-sostenibili, a partire dall’utilizzo dei materiali fino all’impiego di tecnologia innovativa. Come testimonia l’intervista al Console italiano a Shanghai, che presto FusiOrari presenterà in esclusiva, la decisione di riaprire il padiglione italiano, anche dopo l’expo, la dice lunga sui rapporti Italia-Cina e sul rafforzamento strategico della partnership in un Paese che sembra destinato ad essere il più importante mercato di sbocco al mondo. Del resto, anche attraverso il QQ (il social network più famoso e diffuso in Cina, che conta oltre 1 miliardo di iscritti) la stragrande maggioranza degli utenti ha preferito l’Italia, che ha vinto così l’Expo Cup, la competizione online tra i padiglioni più popolari di Shanghai. Questa larga partecipazione via web descrive anche un grande interesse delle nuove generazioni all’evento e rivela un particolare legame affettivo e di simpatia verso la cultura e lo stile italiani. Ma l’esposizione del Made in Italy, con il suo tema Città dell’uomo, è stata certamente una vetrina di competenze e di eccellenze, sottolineando il desiderio di “riuscire a coniugare la capacità italiana del saper vivere e gestire al meglio gli spazi tradizionali di aggregazione sociale - le piazze, i vicoli, i piccoli borghi - con l'innovazione di una ricerca scientifica sempre più interessata ad utilizzare materiali eco-compatibili, rispettosi dell'ambiente, proiettati verso il futuro": queste le prerogative da cui è partito l'architetto Giampaolo Imbrighi, che, con Iodice Architetti, ha disegnato il Padiglione Italia per Shanghai Expo 2010 (scelto tra oltre sessanta progettisti). Better City, Better Life, tema dell’Esposizione Universale di Shanghai, ha rappresentato una speranza comune a tutto il genere umano: una vita migliore nel futuro sviluppo delle città del pianeta, evidenziando l’attenzione della comunità internazionale per le strategie di urbanizzazione e di sviluppo sostenibile.

EXPO 2015, VERSO UN’ARCHITETTURA DEL PAESAGGIO – Dopo l’Expo cinese in cui si è parlato di migliorare la qualità della vita urbana, Milano si appresta a ospitare una nuova esposizione che, pur affrontando un tema diverso, dal punto di vista architettonico e logistico vuole avvalersi proprio di quei concetti di valorizzazione del territorio, rimodellamento della città e della comunità urbana che hanno segnato il carattere specifico di Shanghai 2010.  Le parole chiave sembrano essere quelle della sostenibilità, della leggerezza, della reversibilità, della economicità, dell’autosufficienza e dell’utilità sociale, una connotazione quasi “eterea”, così l’architetto Maurizio Vogliazzo definisce il progetto architettonico dell’Expo di Milano, o meglio il “concept” che dovrà essere sviluppato, accennando a un velo di scetticismo, in nome di un “low profile” politically correct che accontenterebbe tutti. Ancora più duro il giudizio di Maurizio Vitta, che afferma «non vi sarà rappresentazione architettonica (liquidata come “simulazione e documentazione” alla portata di qualsiasi PC, ndr) né monumentalizzazione, sia pure simbolica (come una qualunque Tour Eiffel): la mostra, dedicata all’agricoltura, dovrà proporsi come paesaggio agrario». «Tuttavia il tema dell’Expo milanese ha due corna», continua Vitta, «dal momento che il richiamo all'alimentazione si accompagna a quello dell'energia. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è infatti il suo motto, che, formulato in termini più concreti, pone la domanda: come affrontare il tema dell'alimentazione in un pianeta massicciamente antropizzato, drammaticamente affamato, tragicamente travagliato da guerre, conflitti, povertà e diseguaglianze vistose?». Critico anche Antonio Saggio: «sconcerta l’idea che la capitale industriale del Paese venga rappresentata attraverso un ritorno alla sua dimensione agricola sembra un’idea “più espositiva” che effettivamente propulsiva». Certo è che, al di là delle mode radical chic colorate di verde, che auspicherebbero un atavico ritorno alle origini, la questione della sostenibilità è diventata ormai indifferibile e di importanza cruciale per il nostro pianeta.

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