Le mafie nel mondo - Traffico di animali, quando le bestie siamo noi (Pt. 1)

Sabato 10 Dicembre 2011 20:55 Matteo Mezzalira World - Attualità
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focaIl contrabbando di animali, di pellicce, corni, zanne e pelli, rappresenta il terzo business illegale globale in termini di profitti, dopo quello della droga e delle armi. Si tratta di un fenomeno che non conosce recessione: un numero enorme di povere bestie viene prelevato ogni anno dall’habitat originario, prevalentemente da Stati equatoriali o dai poli, e venduto a peso d’oro ai ricchi acquirenti occidentali, smaniosi di possedere un esemplare di una specie rara o un manufatto d’avorio o di pelle di caimano. Tali crudeltà non hanno limiti geografici: dalla vicenda statunitense di smercio di zanne di tricheco dell’Alaska al saccheggio sistematico della fauna brasiliana, passando per le disumane “fattorie della bile” del Sichuan, in Cina.

 

MEZZA TONNELLATA DI ZANNE DI TRICHECO - Acquisto illegale e contrabbando di zanne di tricheco. Questa l’accusa attribuita il 27 aprile scorso a tre cittadini americani, Jesse Leboeuf, Richard Weshenfelder e Loretta Sternbach. Secondo la Procura, che ha definito il caso, il più grande tra quelli riguardanti la fauna selvaggia in Alaska in quasi 20 anni, il trio avrebbe acquistato dagli eschimesi di Savoonga, un villaggio su un'isola dello stretto di Bering, le zanne di circa 100 trichechi, per un peso pari a 500 chilogrammi, oltre a varie altre parti di animali come pellicce di orsi polari e crani di balene. Ai termini della legge federale USA, solo gli indigeni dell'Alaska possono cacciare orsi polari, trichechi, balene e altri mammiferi marini, e solo in virtù delle tradizioni alimentari delle tribù. La legge vieta inoltre qualsiasi vendita di parti di mammiferi marini, anche se agli indigeni è permesso di vendere prodotti artigianali ricavati da esse. I tre imputati ora rischiano da un minimo di nove anni a un massimo di sessantacinque anni di carcere.

NEL MIRINO CORNI, PELLI, ZANNE, OSSA E PINNE - Il commercio illegale di parti di animali selvatici (e spesso in via di estinzione) è solo uno dei numerosi campi in cui operano i contrabbandieri, i quali sono presenti un po’ dappertutto e si costituiscono in società criminali vere e proprie, talvolta chiamate “zoomafie” in gergo giornalistico. Dal momento che ciò che interessa non è l'animale vivo, ma solo una parte di esso, i metodi di cattura e di uccisione sono peculiarmente cruenti. Si tratta di bracconieri che devono agire nel minor tempo possibile e che non sempre possono permettersi di attendere che l'animale sia morto prima di depredarlo della pelle o delle zanne. Il corno del rinoceronte bianco, le zanne del tricheco o dell’elefante africano, la pelliccia delle lontre, dei leopardi, delle tigri siberiane, dei lupi, dei procioni, dei cuccioli di foca monaca, delle volpi, la bile degli orsi dal collare, il caviale degli storioni, le squame dei rettili, le corna delle antilopi, le corazze delle tartarughe, le pinne degli squali, i crani delle scimmie, sono solo alcuni dei pezzi degli animali che trafficanti senza scrupoli mettono sul mercato nero. Un settore che non accenna a diminuire, come dimostrano gli ultimi dati diffusi dal KWS (Kenya Wildlife Service), secondo i quali risulta che il livello di bracconaggio locale sta crescendo ad un ritmo del 5% annuo, mentre è stato calcolato che tra gennaio 2000 e aprile 2010 sono state uccise approssimativamente 1220 tigri (fonte WWF). Nella provincia cinese del Sichuan, la millenaria pratica di catturare gli orsi dal collare, o moon bears, per estrarne la bile, reputata benefica dalla medicina tradizionale cinese, sta provocando la sensibile diminuzione degli esemplari e una crescente opposizione delle associazioni animaliste, specialmente di Animals Asia Foundation, attiva dal 1983. Questi magnifici orsi vengono rinchiusi in piccole gabbie arrugginite, con dei cateteri d’acciaio non sterilizzati impiantati nell’addome attraverso i quali viene prelevata la bile con il metodo di gocciolamento (“free dripping”). Un buon numero di tali bestie muore dal dolore squarciandosi il ventre o battendo la testa contro le sbarre.

AMAZZONIA DEPREDATA - Quando ci si trova di fronte all’interesse per la bestia viva e vegeta, si parla di commercio illegale di animali. Fuori legge perché la maggior parte di essi sono in via di estinzione, oppure perché nocivi per la biodiversità dell’habitat in cui vengono immessi. Il contrabbando di animali rari è il terzo traffico illegale al mondo, per volume d’affari, dopo quello di droga e quello di armi, e si aggira complessivamente sui 25 miliardi di euro annui. Sono i Paesi ricchi ad alimentare la domanda presso le nazioni del Sud-est asiatico, dell’America latina e dell’Africa centrale. I principali fattori responsabili di questo fenomeno sono l’inefficienza delle istituzioni preposte alla protezione dell’ambiente, la corruzione delle autorità locali e le pessime condizioni di vita delle popolazioni autoctone. In Brasile, per esempio, il contrabbando di animali selvatici frutta quasi 900 milioni di euro e minaccia numerose specie ormai prossime all'estinzione. L’estate scorsa, la rete televisiva Globo ha dedicato uno dei suoi programmi più popolari all'esportazione di animali della foresta amazzonica. Secondo l'inchiesta, sono 38 milioni gli esemplari di animali che ogni anno vengono sottratti al loro ambiente naturale per essere destinati a giardini zoologici, pet shops, collezionisti di specie rare, imbalsamatori e ad industrie chimiche e farmaceutiche. Come per il narcotraffico, le organizzazioni criminali dedite a questo tipo di spaccio hanno ramificazioni in vari Stati, controllano una parte del personale degli aeroporti, assicurandosi la connivenza o la partecipazione attiva dei funzionari delle compagnie aeree o dei doganieri. Ci sono cittadine in Amazzonia per le quali il traffico di animali rappresenta la prima voce del bilancio municipale. Nel 2002, appena 700 animali sono stati salvati dalla polizia, scoperti per caso nelle perquisizioni o per delle soffiate, tra cui un carico di pesci cardinale, bozzoli di farfalle monarca e perfino le lucciole. Conformemente alla lista resa pubblica di recente dall'Istituto Ambientale Brasiliano, negli ultimi dieci anni ben otto specie di animali del Paese si sono estinte, 83 stanno scomparendo e altre 395 sono seriamente minacciate. Di queste, 18 sono di mammiferi (soprattutto primati), 24 di uccelli (principalmente pappagalli) e 6 di rettili.

Ultimo aggiornamento Sabato 10 Dicembre 2011 22:20

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