L'ultimo tentativo da parte di BP di fermare la fuoriuscita di greggio al largo della Louisiana si è dimostrato efficace. Per la prima volta dal 20 aprile la piattaforma ha smesso di emettere petrolio. Benché la soluzione sia temporanea, ci sono buone possibilità che la vicenda stia arrivando a conclusione.Quanto accaduto è stato seguito dai giornali di tutto il mondo, ed il dibattito ha assunto spesso toni drammatici. Ma come è stata vissuta la situazione nel Regno Unito?
LONDRA. Non c'è dubbio che il problema della fuoriuscita di greggio dalla Deepwater Horizon sia un tema importante del dibattito politico e pubblico del Regno Unito. Negli Stati Uniti la catastrofe è percepita come una sorta di attacco alle coste americane da parte di una multinazionale inglese. Per Obama questa rappresentazione della realtà è una necessità politica; necessità politica dell'Inghilterra invece è un approccio diametralmente opposto, e più realistico.
I FATTI. BP non si chiama più British Petroleum dal 2002. Questo nome è stato abbandonato perché in quell'anno la società si è fusa con la compagnia petrolchimica statunitense Amoco. La sede di BP è Londra, ma si tratta di una multinazionale di cui solo il 40% del capitale è inglese, e altrettanto è invece americano. Inoltre, la piattaforma Deepwater Horizon era proprietà della svizzera Transocean – compagnia specializzata in perforazioni off-shore – e gran parte delle persone che ci lavoravano erano americane.
Benché Obama abbia optato per la linea dura con la compagnia, non stupisce la notizia – rivelata il 5 luglio dal Washington Post – che il Dipartimento di Difesa americano ha confermato BP come principale fornitore di carburante per le forze armate.
GLI INTERESSI. Questo non significa che non ci sia un fortissimo interesse britannico in gioco, come dimostra la visita fatta il 26 giugno da David Cameron alla Casa Bianca per cercare di ottenere delle garanzie sul futuro di BP.
Prima della catastrofe la compagna rappresentava da sola il 9% del FTSE100, indice della borsa di Londra che include le 100 società più capitalizzate. BP era – ed è – anche un punto di riferimento per i fondi pensione britannici, e pagava per una sterlina su sette dei loro dividendi. Se dovesse fallire, le conseguenze per i pensionati inglesi sarebbero catastrofiche.
Inoltre, la moratoria sulle trivellazioni imposta dall'amministrazione americana ed il crollo in borsa potrebbe comportare licenziamenti su entrambe le sponde dell'atlantico.
I CITTADINI. Come vivono i cittadini inglesi la vicenda? Generalmente con molta poca partigianeria, anche se la nazionalizzazione del problema da parte dei politici americani suscita non pochi fastidi.
“Una compagnia petrolifera non è qualcosa in cui una persona si possa identificare”, dice Adam Leach, uno degli studenti della London School of Journalism. “Mi dispiace per la gente, tuttavia non è che BP sia diversa dalle altre compagnie petrolifere. C'è stata disattenzione nelle misure di sicurezza, ma non sono gli USA che devono vigilare su queste cose? Hanno i soldi per mandare i soldiati in Afghanistan e non li hanno per mandare un ispettore?”.
Luke Bradshaw, e Will morton, suoi compagni di corso, mettono l'accento sul fatto che a decidere di trivellare non è stata l'Inghilterra. “Prima delle elezioni i repubblicani erano tutti esaltati – drill baby drill. E Obama di fatto non ha cambiato questa politica”, dice Luke; gli USA, che sono il più grande consumatore mondiale di petrolio, hanno un chiaro interesse economico nel concedere permessi di perforazione a società straniere.
Molto del giudizio dei cittadini comunque dipende dalle idee politiche. Si va da chi considera le compagnie petrolifere un cancro del pianeta e vedrebbe di buon occhio il crollo di BP, a chi sarebbe propenso a lasciare agli Stati Uniti il compito di rimborsare gli abitanti del Golfo del Messico se questo garantisse più certezze sulle pensioni inglesi e sui posti di lavoro dei dipendenti della società.