
Continuiamo il nostro “viaggio” nel fenomeno tanto sommerso quanto diffuso della prostituzione nel mondo islamico. Dal Libano ad Afghanistan ed Iran dove, anziché avvenire il contrario, l’integralismo ha fatto aumentare il mercato del sesso.
DAL LIBANO ALLE DONNE NEPALESI NEI PAESI ARABI E NON – La maggior parte delle “lucciole” nell’ex “Svizzera del Medio Oriente” proviene dall’Est Europa, mentre le libanesi e le siriane sono più richieste dai clienti di altre nazionalità arabe. Anche qui, pur essendo uno dei Paesi islamici più liberi, il sesso è un tabù e un bacio in pubblico costa l’arresto. Nel Regno di Giordania ricconi del Golfo in vacanza, pur con mogli velate e figli al seguito, non hanno alcun pudore ad affittare interi piani di lussuosi alberghi o case, le cui stanze vengono trasformate in veri e propri bordelli. A Manama, capitale del Bahrein, i sauditi si scrollano di dosso la più rigida applicazione della sharia dandosi a droga, rock n’roll, alcol e naturalmente sesso con immigrate iraniane, turche, russe, marocchine, siriane e cecene “gestite” da “papponi” sia locali che russi. “Dispiace ammetterlo, ma siamo diventati il distretto a luci rosse del Golfo Persico", ha lamentato un parlamentare. Centinaia di donne nepalesi, tra le tante che emigrano in cerca di lavoro in Paesi arabi come il Kuwait, l’Iraq ed altri ancora (anche non arabi come l’Afghanistan), sono sparite nel nulla e mariti e parenti hanno ipotizzato che siano rimaste vittime di giri della prostituzione e schiavitù. Altre sono riuscite a tornare, ma con segni di deperimento fisico, ferite e spesso anche l’AIDS “d’ – importazione – occidentale”.
LA TURCHIA - In Turchia la prostituzione di strada è legale, ma regolata da commissioni per la prevenzione delle malattie veneree e del meretricio stesso. I bordelli, a volte gestiti direttamente dal governo a volte da privati, devono possedere una licenza, come pure devono averla le lavoratrici. Inoltre sono presenti nel paese numerose “agenzie” che organizzano tour sessuali, sotto copertura di agenzie di viaggi, per far andare uomini a cercare donne in stati stranieri come la Moldavia. E’ un affare più vantaggioso qui rispetto alla tratta di donne nel mondo arabo. Le agenzie offrono “un pacco standard” di servizi: una “lucciola” come da catalogo, sistemazione in un albergo in genere da 2-3 stelle (raramente di 4) e, per chi ne ha voglia, è compresa un’escursione per rendere più “pulito” il “viaggio di piacere” (è il caso di dirlo). Tantissimi sono i transessuali: solo nel 2007 erano 4-5000, raccontava Eylem, uno di loro. Arrivano ad Istanbul “da tutto il paese con molte speranze. Per molti però c'è la disillusione, ritornano da dove sono venuti oppure si perdono nella metropoli. Si dipinge la città come un paradiso e questo rende la disillusione più profonda”. Per i transessuali rifarsi una vita è più difficile e la stragrande maggioranza, date le difficoltà a trovare un lavoro, non ha alternativa che il mercato del sesso. “Il 99% di loro si prostituisce. Sono pochi quelli che riescono a tenersi fuori da questo ambiente”, ha spiegato Eylem. “C'è qualche dottore, grafici, assistenti sociali, alcuni insegnanti, c'è anche un allenatore di basket. Sono casi isolati però. E' difficile trovare alternative alla prostituzione". Lui è uno di quelli che ce l’ha fatta: ha studiato e si è laureato in sociologia “perché volevo capire tutto quello che succedeva intorno. La sociologia mi piaceva, mi ha aperto la mente. Fin da ragazzo leggevo i sociologi ed i filosofi". Dopo la laurea ha trovato lavoro in una ONG che si dedica proprio ai transessuali e alla prostituzione. Nella Turchia che vorrebbe entrare in Europa, non si è ancora spenta l’ostilità nei confronti degli Armeni, cristiani, di cui ancora oggi si nega il genocidio, e molte prostitute nel paese sono proprio armene. Nel febbraio 2011 Wikileaks ha rivelato la povertà e la disperazione che portano spesso gli stessi genitori in Armenia a vendere le loro figlie, magari di 12-13 anni, per un pezzo di pane e un po’ di riso. Le inviano in Turchia e a Dubai e le più piccole sono a volte ignare del destino che le attende. La storia non è nuova: sono convinte di andare a lavorare onestamente, ma poi viene sequestrato loro il passaporto e si trovano rinchiuse in un hotel, con una ventina di clienti al giorno, compresi occidentali in vacanza assieme alla famiglia.
PAKISTAN, AFGHANISTAN ED IRAN - In Pakistan le danzatrici si tramandano la professione di madre e in figlia, contribuendo al bilancio familiare. Anche se sono artiste spesso viene loro richiesto sesso da parte dei clienti locali. Le famiglie gestiscono il business come un clan mafioso ed una non può sottrarsi. E’ la famiglia a decidere il prezzo di una notte e a rifiutare bei giovani per timore che le ragazze s’innamorino, si sposino e cessino di essere una fonte di reddito (“Il volto cancellato. Storia di Fakhra dal dramma alla rinascita”, di Fakhra Younas con Elena Doni, Mondadori 2005). Le danzatrici pakistane devono d’altra parte scontrarsi con i talebani che le considerano alla stregua di prostitute “anti-islamiche” ed attentano alla loro vita. Nel 2009 la celebre ballerina Shabana è stata uccisa nella valle dello Swat. In Pakistan è assai diffusa anche la prostituzione minorile, di cui sono vittime circa 40.000 bambini. Il principale motore del mercato del sesso è ancora una volta la fame. Nell’Afghanistan talebano si sa, le donne non potevano lavorare. Pertanto, non sapendo come mantenere i loro figli, molte erano costrette a prostituirsi soprattutto nelle qala, le case chiuse. Tuttavia la stessa paura degli “studenti coranici” ha ridotto il numero dei clienti e quindi anche il giro d’affari per mantenere le povere donne. La sharia di rigore nel paese continua a prevedere, sebbene i talebani non siano più ufficialmente al potere, la lapidazione per il reato di “zina”, sesso fuori dal matrimonio, se la donna è sposata, e in ogni caso la fustigazione. Si aggiunga che la corruzione è imperante nella magistratura e le prostitute sono costrette a sborsare fior di tangenti per farsi passare per nubili e sfuggire alla morte. Dal 2002 l’Afghanistan è stato invaso da “lucciole” straniere, soprattutto cinesi, che esercitano nei ristoranti-bordello. Anche nella Repubblica Islamica d’Iran, sotto il chador imposto alle donne, si cela una diffusa prostituzione. Solo nel 2003 nella megalopoli di Teheran le prostitute erano migliaia. Quasi che, costringendo alla morigeratezza dei costumi, l’intransigenza di mullah e ayatollah abbia ottenuto l’effetto opposto. Tuttavia visto che la prostituzione in quanto tale è illegale, si è diffusa nel mondo sciita la pratica del matrimonio temporaneo, sighè in persiano. La vera e propria vendita del corpo delle donne, per cui le pene previste sono anche qui la fustigazione e la morte (per lapidazione o impiccagione), è legata al traffico di stupefacenti o è un estremo rimedio per sopravvivere a stenti e povertà. Nel 2009 è stata impiccata Soheila Ghadiri, 28 anni, contadina curda (i curdi sono discriminati sia dall’Iran, che dall’Iraq, che dall’Turchia), rea confessa di aver sgozzato “per amore” il figlioletto di cinque giorni, avuto da uno dei clienti (alcuni dei quali non le pagavano neanche la prestazione). Soheila non voleva che il suo bambino finisse come lei: costretta a prostituirsi e a mendicare per strada.
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