
Molto si parla della condizione della donna musulmana, ma si trascura un fenomeno che, per quanto sommerso e naturalmente vietato dall’islam, è in crescita: la prostituzione. Inizieremo da traffico di donne maghrebine in Italia fino ad arrivare alle profughe irachene in Siria.
PROSTITUZIONE MAGHREBINA IN ITALIA – Già nel 2005 un articolo di “Repubblica” denunciava non solo l’arrivo, proprio nel nostro Paese, della prostituzione di donne maghrebine, ma anche che si trattava un fenomeno in crescita. Non si tratta magari di meretricio per strada, viene praticato anche dalle danzatrici del ventre di alcuni ristoranti etnici, ma la sostanza non cambia. Donne, spesso di istruzione medio-alta e non religiose, le quali hanno creduto a chi aveva detto loro che in Europa sarebbe stato facile fare soldi, ma poi, trovandosi senza lavoro, senza denaro e senza permesso di soggiorno, si sono ritrovate a fare la vita. Cercando di dimenticare che, secondo la legge islamica dei Paesi d’origine, ciò costituisce un reato punibile con la frusta o addirittura con la condanna a morte per lapidazione: il reato di “zina”, “fornicazione”. E’ infatti noto che, per l’islam, sono severamente vietati i rapporti sessuali fuori dal matrimonio. E’ un peccato, una vergogna e, se si fa, non si dice. Donne ospitate in “case” condivise assieme ad altre ragazze, con uomini che vanno e vengono, arabi ed italiani. Le donne tenutarie dei bordelli rassicurano le giovani: “Si guadagna bene e questo non è il Dar al islam”, la Casa, la Terra dell’islam. Non ci sono più le sue rigide tradizioni da seguire, qui il peccato non è così grave e le prostitute possono anche trovare marito, le convincono. Capitano magari dei clienti benestanti, spesso non più giovani (ma, diceva un’intervistata da “La Repubblica”, “gli italiani sono più gentili e rispettosi dei maghrebini”) e le ragazze sognano che qualcuno di loro le chieda in spose. Questo è l’unico riscatto possibile, in contesto islamico.
DAL MAROCCO ALL’ARABIA SAUDITA - Dal Marocco all’Egitto la tratta di donne è molto diffusa. In particolare, nel primo lo è dagli ultimi decenni ed anzi, secondo i giornali locali, il Marocco sarebbe uno dei Paesi africani dove è più praticata, a causa delle mafie russe ed italiane che vanno ad adescare minorenni, anche maschi, da avviare al mercato del sesso. Le ragazze possono sperare nella ricostruzione dell’imene, per recuperare la verginità ed assicurarsi il matrimonio. Non è raro vedere prostitute velate che si spacciano per donne devote, allo scopo di trovare marito. Secondo uno studio dell’Associazione Democratica Donne Marocchine (ADFM), mirante a chiedere un sostegno giuridico contro la prostituzione nel Paese, molte ragazze vengono inviate in Arabia Saudita, Giordania, Siria ed Emirati Uniti. Mentre le donne marocchine, il più delle volte divorziate o ripudiate, malviste dalla società, vanno “forte” sul mercato estero, in Marocco vengono importate (letteralmente) “ballerine” dall’Europa dell’Est (Romania, Bielorussia, Ungheria, Slovacchia): tanto sono donne occidentali, cristiane, e si sa come queste vengono viste, in generale, nel mondo islamico. Si esibiscono in alberghi più o meno esclusivi frequentati da turisti e marocchini, nei cabaret , convinte di aver trovato un impiego. Poi si vedono confiscare il passaporto e vengono costrette a prostituirsi. Ma se non vengono colte sul fatto, non rischiano nulla, perché, come al solito, si sa che in certi luoghi si pratica il meretricio, ma non si dice. Nella culla dell’islam, dove regna ancora oggi lo wahabismo, l’Arabia Saudita, benchè le pene per la prostituzione siano durissime, essa esiste anche qui ed praticata pure in questo caso da donne straniere provenienti dall’ Est europeo oppure da altri Paesi islamici, considerati meno “puri” islamicamente parlando. Il numero delle “lucciole” marocchine, solo nel 2005, si aggirava attorno alle 1200 e le “favorite” degli uomini arabi in genere, single o con le mogli in patria, sono proprio loro, assieme alle tunisine, piuttosto che le europee (tra cui, perché no, le italiane). Con donne pur sempre musulmane, infatti, sono convinti di essere meno a rischio di prendere “brutte malattie” e l’AIDS. Eh, sì: quello rimane “un prodotto d’importazione occidentale”. La femminista Waheja Huwaidar ha denunciato la vera e propria forma di schiavitù, inclusa quella sessuale, a cui vengono sottoposte (tra le altre) le domestiche filippine, cristiane.
IRAQ E PROFUGHE IRACHENE IN SIRIA - La guerra in Iraq, causando molte vedove, ha fatto aumentare esponenzialmente anche il numero delle prostitute. In una società islamica infatti è ancora difficile concepire che una donna viva sola, si mantenga da sè e provveda alla sua famiglia. Alcune si rassegnano ad unirsi ad un uomo già sposato (poligamia), altre al mestiere più antico del mondo, magari in nightclub fatti costruire, sotto copertura, dagli occupanti stranieri. Spesso le autorità preferiscono fingere di non vedere, piuttosto che affrontare quello che è un risultato della difficile situazione economica. Per Amnesty International sono più di 700.000 le profughe irachene in Siria. Nei bordelli e nei night di Damasco l’80% delle prostitute è di nazionalità irachena e spesso di religione cristiana (oltre che dalla guerra, le irachene cristiane fuggono da una crescente persecuzione religiosa). L’attivista Hana Ibrahim ha denunciato che in tutto il Paese ci sarebbero circa 50.000 prostitute provenienti dall’Iraq, molte delle quali minorenni. Tante hanno “perduto l’onore” essendo state violentate ed i loro i parenti maschi sono stati uccisi in guerra. Rimaste sole, magari “semplicemente” perché separate e con figli a carico, e non avendo la possibilità di lavorare legalmente, si rassegnano al “survival sex”, “sesso per sopravvivenza”. Alcune hanno una famiglia da mantenere o è il loro stesso padre a venderle, mentre la madre le accompagna al lavoro e le riporta a casa. Come profughe senza mezzi, le donne sono facilmente ricattabili. I clienti sono soprattutto siriani ed iracheni d’inverno ed i danarosi sceicchi del Golfo d’estate. Questi ultimi, essendo la prostituzione illegale, ricorrono alla niqah al mutah, il matrimonio a tempo, con la ragazza. Capita anche che alcune non siano consapevoli, che andranno a prostituirsi: esiste infatti una vera e propria tratta di donne dall’Iraq, che vengono narcotizzate e rapite dai trafficanti del sesso. Subiscono maltrattamenti, viene dato loro poco cibo, ma in una sola notte possono guadagnare dai 60 agli 80 $, che guadagnerebbero in un intero mese di lavoro. Un fruttuoso business di carne femminile. Difficile allora recuperare le vittime di tratta, ha fatto sapere l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). Inoltre in Siria sono pochissime le associazioni per i diritti delle donne, perché, come ha dichiarato l’attivista Sabah Hallaq, prima della “primavera araba” che sta causando la nota, durissima repressione da parte del regime di Bashar Al-Assad, “quello che facciamo dà fastidio al governo. Temi come prostituzione, crimini d'onore e violenza domestica sono tabù nelle società musulmane”. In un articolo successivo analizzeremo il fenomeno della prostituzione verso ed all'interno di altri Paesi islamici.
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