
Da più di cinque mesi proseguono in Cile le proteste degli studenti contro il sistema della pubblica istruzione. Di pubblico a dire il vero c'è ben poco, visto che il governo locale sembra non voler investire più di tanto nell'istruzione dei giovani cileni. Tutto ha avuto inizio il 9 maggio 2011, quando 30.000 ambientalisti sono scesi in piazza per protestare contro la costruzione delle cinque mega-dighe del progetto iberico-cileno HidroAysén. Quella manifestazione ha motivato, tre giorni dopo, 15.000 studenti per le strade, accorsi per dire di no all'intero sistema educativo statale sostenuto dal Presidente Sebastián Piñera. Da quel momento l'onda di proteste non si è più fermata.
COSA NON FUNZIONA – Il sistema della pubblica istruzione in Cile presenta profonde contraddizioni. Il livello di scolarizzazione del Paese, secondo l'ultimo rapporto OCSE del 2011, è il più alto di tutto il Sud America. Questo dato non deve però trarre in inganno poiché la qualità dell'istruzione pubblica in Cile resta molto bassa e, riporta l'Economist, su 65 paesi analizzati, il Cile è il secondo al mondo con la disparità maggiore tra educazione privata e pubblica. La prima, di buon livello, è per i ricchi, la seconda, di gran lunga inferiore, solo per i poveri. L'anomalia di fondo sta nel fatto che le scuole cilene finanziate dallo Stato sono molto care, seconde solo ai prestigiosi atenei degli Stati Uniti. Le rette delle Università pubbliche inoltre sono quasi identiche a quelle degli istituti privati nazionali, i quali forniscono un servizio educativo migliore. L'organizzazione data da Pinochet, tutt'ora vigente, prevede un'istruzione municipalizzata: non è quindi lo Stato a doversi occupare dell'educazione ma i municipi, assimilabili ai nostri comuni. Questi però coprono solo il 25% della spesa scolastica, il resto deve essere versato dalla famiglia dello studente. Pur di mantenere i propri figli negli studi quindi, ogni famiglia cilena è disposta ad indebitarsi, accendendo mutui onerosissimi che ogni laureato si ritrova a dover pagare per i successivi 15/20 anni, non appena terminati gli studi. Per queste ragioni, molti studenti cileni sono costretti ad abbandonare anzitempo la carriera universitaria, impossibilitati a far fronte alle spese.
LE RICHIESTE – Una prima protesta c'era già stata nel 2006, contro il governo socialista dell'epoca, a dimostrazione del fatto che questi giovani non si sentono minimamente rappresentati né dall'attuale maggioranza di centro-destra, né tanto meno dall'opposizione. I giornali cileni, cinque anni fa, chiamavano quelle contestazioni “la protesta pinguina”, e “pinguini” erano i manifestanti, per via delle uniformi che gli studenti medi cileni indossano nelle scuole. Ma oggi i ribelli nelle piazze, di gran lunga più numerosi di prima, chiedono con forza la cancellazione dei buoni scolastici nella scuola d'infanzia, in quella primaria e in quella secondaria e la fine della municipalizzazione dell'istruzione mediante un piano di prestiti garantiti dallo Stato che permetta a banche private di finanziare le alte rette universitarie. I giovani pretendono di fatto un sistema educativo autenticamente pubblico, sia nella gestione che nel finanziamento, il quale consenta il pieno esercizio del diritto allo studio anche per le famiglie più disagiate.
LE PROTESTE – Dopo la protesta del 12 maggio, l'onda di studenti ha cominciato ad ingrossare le sue fila: a Santiago del Cile sono in 20.000 il primo giugno, in marcia per lo sciopero generale, insieme ai rappresentanti dei professori e dei lavoratori. In 100.000 invece, due settimane dopo, sempre nella capitale, dopo aver occupato, pochi giorni prima, la sede del Partito Democratico Cristiano, all'opposizione. Il 30 giugno in 400.000 occupano le sedi del Partito Socialista e dell'Unione Democratica Indipendente, partito di governo. Il 5 luglio Piñera, messo sotto scacco, annuncia sostanziali riforme del sistema educativo. Durante le contestazioni, non mancano gli scontri tra le forze dell'ordine cilene (i carabineros) e gli universitari.
IL PROGETTO “GANE” – Il Presidente cileno nel suo discorso televisivo afferma di voler venire incontro alle richieste degli studenti. Il progetto del Premier è denominato GANE (Grande Accordo Nazionale per l'Educazione) e prevede un costo di 4 miliardi di dollari. Il programma sarà finanziato dal FEES (Fondo de Estabilización Económica y Social) e dal Fondo por L'Educaciòn, i cui dividendi e interessi saranno impiegati per finanziare l'educazione pubblica. Piñera annuncia anche un nuovo quadro giuridico che permetterà a chi opera nell'educazione superiore di impegnarsi in attività di lucro, cercando di soddisfare le esigenze del mondo dell'Università. Il Primo Ministro però, nel suo discorso, respinge il controllo statale del sistema dell'istruzione arrivando a definire, circa venti giorni dopo, il concetto di “educazione” come un “bene di consumo” e parlando del “profitto” come “compenso per il lavoro duro (nel settore educativo)”.

LE REAZIONI DEGLI STUDENTI – Pronta la risposta di Camila Vallejo Dowling, portavoce del movimento studentesco e presidentessa della FECh (Federación de Estudiantes de la Universidad de Chile): “una grande delusione ed un passo indietro” dichiara la Dowling, la quale definisce “contraria ai principi di uno Stato di diritto” la proposta di legalizzare le attività di lucro nella pubblica istruzione. La giovane leader ribadisce a gran voce le richieste degli studenti, a favore di un passaggio alla gestione dello Stato delle scuole primarie e secondarie, per porre definitivamente fine alla municipalizzazione dell'educazione cilena.
CAMBIO AL MINISTERO – Il 14 luglio gli studenti marciano insieme ai lavoratori scioperanti delle ditte in appalto della miniera di rame detta “El Teniente”, in una manifestazione memorabile. Quattro giorni dopo Piñera opta per un rimpasto di governo e decide di sostituire il ministro dell'educazione, Joaquin Lavín, con l'avvocato Felipe Bulnes, il quale lascia il Ministero della Giustizia. E' il sintomo di un governo in evidente difficoltà nel fronteggiare le proteste. La Dowling definisce l'avvicendamento al ministero come “un successo della mobilitazione”. Intanto le occupazioni e le rivolte crescono: il 19 luglio il quotidiano “La Tercera” riporta che sono 148 i licei occupati nella nazione. Il primo agosto, il governo fa una nuova proposta agli studenti, strutturata in 21 punti, che va dal pre-scuola all'educazione superiore, promettendo in particolare borse di studio. L'offerta viene rifiutata dagli universitari, i quali annunciano la prosecuzione della mobilitazione ed indicono, per il 4 agosto, una marcia di protesta ed uno sciopero generale.
GLI SCONTRI E GLI ARRESTI – Durante la protesta avvengono nuovi scontri con i carabineros, 874 persone vengono arrestate. Il “cacerolazo” (particolare forma di protesta che consiste nel battere in maniera rumorosa le pentole) evidentemente ha dato parecchio fastidio alle forze dell'ordine. Il 7 agosto scendono in piazza anche i genitori assieme agli studenti ma due giorni dopo, durante una marcia di 150.000 persone a Santiago, la situazione degenera a causa dell'arrivo di alcuni manifestanti incappucciati: 55 poliziotti feriti, 396 detenuti, 75 milioni di pesos di danni. Una settimana dopo viene formulata una nuova proposta da parte del ministero dell'educazione ma la riposta dei contestatori è sempre la stessa: nuova manifestazione, che raduna oltre 100.000 persone in varie città del Cile, denominata “la marcia degli ombrelli” a causa della pioggia battente che quel giorno bagna la folla.
LA MORTE DI MANUEL – In un susseguirsi di contestazioni, ulteriori offerte governative rifiutate e numerosi scontri, la notte del 25 agosto muore il sedicenne Manuel Eliseo Gutiérrez Reinoso. Il giovane viene colpito da una pallottola mentre cammina su un marciapiede assieme ad un fratello disabile e ad un amico. Un sottoufficiale dei carabineros, accusato del delitto, viene licenziato e il generale è costretto a dare le dimissioni per aver escluso ogni responsabilità dei suoi uomini. Il 2 settembre scorso Eduardo Gordon, comandante dei carabineros, rassegna le dimissioni.
IN CERCA DI UN ACCORDO – Negli ultimi giorni, i rappresentanti degli studenti (inclusa anche la Vallejo Dowling) sono stati ricevuti in udienza nei palazzi istituzionali per cercare di trovare un accordo che possa soddisfare entrambe le parti. Il Ministro Bulnes si è impegnato a consegnare una precisa agenda di lavoro per attuare le riforme richieste, che sarà poi valutata dagli studenti. Intanto gli indici di gradimento danno il Presidente Piñera al 26%, una percentuale precipitata rispetto a pochi mesi fa. Non è tuttavia da escludere che il raggiungimento di una soluzione concreta potrebbe far risalire le quotazioni dell'attuale Primo Ministro cileno e stimolare una distensione del clima politico, evitando così nuovi disordini e ulteriori scontri.