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Da tempo combatteva una battaglia contro il cancro, dopo aver lottato, affrontando anche il carcere, per gli alberi e i diritti civili, delle donne in particolare.
IL PERSONAGGIO – Wangari Maathai, classe 1940, è stata una celebre ambientalista, attivista per i diritti umani, biologa e docente di veterinaria keniota. E’ mancata, a soli 71 anni, dopo una lunga e dura battaglia contro il cancro, il 25 settembre. Colei che era conosciuta come “madre degli alberi” per le sue battaglie soprattutto contro il disboscamento e fondatrice nel 1988 del Green Belt Movement, nel 2004 aveva ricevuto il Premio Nobel per la Pace, "per il suo contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace", divenendo la prima donna keniota ad aver ottenuto un riconoscimento accademico e la prima africana ad essere insignita di quell’onorificenza in particolare. Era stata anche la prima donna centrafricana a laurearsi presso l’università di Pittsburgh nel 1966, grazie al programma “Ponte aereo Kennedy”, che garantiva borse di studio agli studenti africani più meritevoli, andando poi ad insegnare all’ateneo di Nairobi.L’impegno ambientalista di Wangari si è intrecciato con quello per il miglioramento delle condizioni di vita delle donne. Dal 1981 al 1987 è stata Presidente del Consiglio Nazionale delle donne del Kenya, iniziando contemporaneamente la lotta contro la deforestazione e per la biodiversità. Grosso neo, nella sua vita di attivismo a favore delle donne, l’aver ottenuto in passato il seggio in Parlamento inneggiando addirittura all’importanza della barbara usanza delle mutilazioni genitali femminili, ancora sostenuta da troppe donne africane, ma cambierà opinione in seguito.
PERSECUZIONI E SUCCESSI - Il Green Belt Movement si occupa proprio di migliorare la qualità della vita delle donne attraverso la salvaguardia dell’ambiente. Ha aiutato molte di loro, pure delle zone rurali, a trovare un’occupazione, anche in altri Paesi africani come la Tanzania, l’Uganda, il Malawi, il Lesotho, l’Etiopia e lo Zimbawe, dove l’organizzazione si è ampliata. A nemmeno dieci anni dall’inizio del progetto, queste donne, oltre tremila, erano riuscite a piantare 20.000.000 di alberi. Il suo impegno è stato apprezzato a livello mondiale ed le è valso riconoscimenti come il "Global 500" dell’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), il "Goldman Enviromental Award, i premi "Africa per i Leader" e per "Una Società Migliore". Ma per 24 anni e fino al 2002 il Kenya ha vissuto sotto il regime di Daniel arap Moi, prima che Mwai Kibaki, vincesse le elezioni e, sotto dittatura, Wangari ha subito diffamazioni ( dallo stesso arap Moi era definita “una pazza”), ha conosciuto più volte il carcere, è stata picchiata. La ricorda così il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza:“è stata tra le prime persone a collegare la battaglia contro i cambiamenti climatici a quella contro la povertà e l’emarginazione di vaste aree del continente africano. Un’intuizione fondamentale che ha indirizzato tutto il suo lavoro e quello del ‘Green Belt Movement ’ ”.