
Il celebre sociologo e filosofo ebreo-polacco, residente in Gran Bretagna, parla su una rivista del Paese natio e riapre la polemica sulla Shoah. La Terra promessa è bellicosa e senza pace, perché timorosa della pace e il muro che divide Israele dalla Cisgiordania è come quello che chiudeva il ghetto di Varsavia.
IL FATTO - Argomentazioni sentite e risentite, ormai diventati mantra. Niente di nuovo, se a riproporle non fosse stato, la settimana scorsa, sul settimanale polacco Politika, Zygmunt Bauman, filosofo e uno dei più grandi sociologi ancora in vita, ebreo nativo di Poznan, 85 anni, scampato alle persecuzioni naziste prima e comuniste poi, rifugiandosi a Tel Aviv e infine in Inghilterra, dove risiede tutt’oggi. Anche il premio Adorno, critico dei totalitarismi e del negazionismo, teorizzatore della “società liquida”, ha sostenuto che la politica di Gerusalemme nei confronti dei palestinesi è la stessa delle SS di Hitler, paragonando ciò che per Israele è una barriera difensiva, al muro che cingeva il ghetto di Varsavia. Parole pesantissime le sue: “Israele sta traendo vantaggio dall’Olocausto per legittimare azioni inconcepibili” e ancora “I politici israeliani sono terrorizzati dalla pace. Tremano, col terrore della possibilità d’una pace. Perché senza guerra e senza una mobilitazione generale, non sanno come vivere. Israele non vede come un male i missili che cadono sulle cittadine lungo i confini. Al contrario: i politici sarebbero preoccupati, perfino allarmati, se non piovesse questo fuoco”. Rincarando la dose ha anche detto, citando un suo articolo sul quotidiano israeliano Haaretz, di essere “preoccupato del fatto che gl’israeliani più giovani crescano nella convinzione che lo stato di guerra e l’allerta militare siano naturali e inevitabili”.
LE REAZIONI GOVERNATIVE E DELL’OPINIONE PUBBLICA – Il governo di Benjamin Netanyahu ha scritto per protesta a Politika, definendo le parole di Bauman “inaccettabili, sgradevoli, ingiuste e senza alcuna base di verità”. L’opinione pubblica israeliana ed ebraica è invece meno granitica, come mostrano i commenti in rete all’intervista del sociologo. Linda, ebrea di New York, si è detta d’accordo, affermando che “questa destra ci sta portando alla rovina”. Bobin, che vive a Tel Aviv, ha dichiarato perplesso che è come se Bauman (che tra l’altro è stato molto deludente al Festival della Mente di Sarzana, tenutosi qualche giorno fa) avesse paragonato “le mele alle arance”. “Dategli una casa gratis a Sderot”, continuamente sotto tiro dei Qassam palestinesi, “e vada là a prendersi i missili da Gaza”, è stato invece il lapidario commento di Moshe.
IL REGISTA E LO SCRITTORE - Nemmeno la tv è stata immune dal dibattito, anche perché di recente il regista Claude Lanzman, coetaneo di Bauman, ha denunciato che sui libri di storia per le scuole francesi, sta scomparendo il termine “Shoah” (sulla quale egli ha girato, destando scalpore, un documentario nel 1985), sostituito con quelli di “genocidio”, “sterminio” e “annientamento”. Inoltre, in un’intervista allo storico Tom Segev su Haaretz, lo scrittore e premio Nobel tedesco Günter Grass (già discusso per aver indossato in gioventù l’uniforme delle SS), ha paragonato ciò che viene impropriamente denominato Olocausto, alle sofferenze dei soldati tedeschi nei gulag, spingendosi addirittura ad affermare: “Non dico questo per diminuire la gravità del crimine contro gli ebrei, ma l’Olocausto non è stato un crimine”.
IL DIPLOMATICO - L’ambasciatore a israeliano a Varsavia, Zvi Rav-Ner, 61 anni, a sua volta di origine polacca, ha così commentato al Corriere della Sera: “Io ammiro molto il professor Bauman e la sua storia. Lui è stato un esempio: dovette andarsene dalla Polonia nel ’68, per i pogrom contro gli ebrei. Perciò siamo molto stupiti che abbia detto cose d’un odio così cieco. Dal ’71, il professore è tornato in Israele solo tre volte: forse non sa bene che oggi è uno Stato democratico, dov’è ammessa qualsiasi critica, anche la più aspra. Ma dove queste parole sono considerate da antisemita. Le stesse che dicevano i comunisti polacchi dopo la guerra dei Sei Giorni: quelli che cacciarono Bauman”.
IL MONUMENTO DEVASTATO IN POLONIA - Intanto è stato profanato a Jedwabne, nella Polonia dell’Est, il monumento realizzato dieci anni fa con il patrocinio dell’ex presidente Kwasniewski, ai 340 ebrei che, nel luglio del 1941, sono stati bruciati vivi in un fienile dai nazisti, con la complicità della popolazione locale. Sono state disegnate delle svastiche, cancellate con vernice verde le scritte commemorative e, sulle pietre che tracciano la pianta del fienile, sono comparse frasi anti-semite come “Non chiediamo scusa per Jedwabne” e l’a dir poco cinica battuta “Erano altamente infiammabili”. Questo alla vigilia dell’anniversario dell’invasione tedesca del Paese nel ’39.