
Qual è l’attuale situazione di al Qaeda? Si tratta di una potente organizzazione terroristica capace di colpire gli Stati Uniti con un attacco nucleare o piuttosto di un gruppo di jihadisti allo sbando che passa il tempo cercando di evitare i droni americani e lamentandosi della mancanza di soldi? L’organizzazione sta per essere definitivamente sconfitta o troverà nuova linfa vitale in Yemen e Somalia? Che cos’è “Al Qaeda in the Arabian Peninsula”? Le rivoluzioni arabe che stanno scuotendo il Medio Oriente mineranno la credibilità dell’organizzazione o al Qaeda saprà trarre beneficio da un eventuale vuoto di potere?
L’ELEFANTE O LA FORMICA? - Un proverbio recita: “Se il tuo nemico è una formica, immagina che sia un elefante”. Nulla sembra sintetizzare l’attitudine degli Stati Uniti nei confronti di al Qaeda meglio di queste parole. Questo almeno è quanto emergerebbe dalle informazioni rinvenute in Pakistan, nell’ultimo rifugio di Osama bin Laden. Questi nuovi documenti suggerirebbero infatti che gli Stati Uniti hanno sovrastimato la forza di al Qaeda. Sebbene il rapporto della task force che sta analizzando i dati recuperati non sia ancora stato reso pubblico, Jhon Muller (professore di Scienze Politiche all’Ohio State University e collaboratore del Council on Foreign Relations) sostiene che esso mostra un gruppo jihadista che “ha trascorso più tempo ad evitare i droni americani e a lamentarsi della mancanza di fondi piuttosto che a cercare di ottenere un ordigno atomico”. Nonostante la retorica minacciosa di al Qaeda sembrerebbe quindi che il potenziale reale della sua minaccia sia stato sovrastimato: a sostegno di ciò Muller fa notare che l’organizzazione con base in Pakistan non ha portato a termine alcun attentato contro i paesi occidentali dal 2005.
LA FINE DI AL QAEDA - E non è tutto. Se questi rapporti indicano un’ organizzazione sempre più debole il cui potere effettivo negli ultimi dieci anni è stato sovrastimato, il Washington Post prevede un futuro ancora più difficile per al Quaeda. In particolare diversi ufficiali statunitensi con ruoli chiave nella lotta al terrorismo sono sempre più convinti che in seguito all’uccisione di Osama bin Laden e dopo sette anni di attacchi al Qaeda “sia sull’orlo del collasso”(essi si riferiscono all’organizzazione con base in Pakistan, quella che ha portato a termine gli attentati contro le Torri Gemelle e il Pentagono, e non all’intero franchise globale). Un tale risultato sembrava improbabile prima dell’uccisione di Osama bin Laden. Egli infatti era ancora un elemento cruciale nell’economia dell’organizzazione: la teneva concentrata sull’obbiettivo statunitense e svolgeva un ruolo chiave nel reclutamento di adepti all’estero rendendo attraente il brand “al Qaeda”. Ora, invece, l’eliminazione del gruppo terrorista pakistano sembra un obbiettivo raggiungibile nel breve periodo, tanto che secondo la CIA e altre agenzie d’intelligence basterebbero pochi ulteriori attacchi per annientarlo definitivamente.
LE RIVOLUZIONI IN MEDIO ORIENTE - Attacchi dei droni e morte di Bin Laden a parte, è un altro il fenomeno che potrebbe davvero infliggere un colpo mortale ad al Qaeda: la primavera araba. Se gli attacchi americani eliminano i messaggeri, le rivoluzioni in Medio Oriente minano fortemente il messaggio dell’organizzazione. Bin Laden e al Qaeda hanno cercato di rovesciare i dittatori arabi per più di vent’anni, predicando la violenza e il martirio come unica via per riuscirci. Se queste rivoluzioni democratiche dovessero avere successo dove la Jihad violenta ha fallito, questo screditerebbe la retorica di al Qaeda e il suo messaggio d’odio. La forza principale dell’organizzazione stava nel fatto che molti musulmani trovassero attraente il suo invito alla violenza in nome di Dio e che credessero che il martirio fosse l’unica via per il cambiamento. Ora i regimi stanno cadendo sotto la pressione di proteste pacifiche e impulsi secolareggianti e al Qaeda sta perdendo la possibilità di utilizzare l’argomento dei tiranni da rovesciare con l’azione violenta. Dobbiamo inoltre osservare che al Qaeda si è sempre rivolta ai giovani, gli stessi giovani che ora stanno guidando queste rivoluzioni scegliendo la protesta pacifica e la democrazia secolare invece di seguire la logica jihadista.
SOPRAVVALUTARE E’ MEGLIO CHE SOTTOVALUTARE - Sembra quindi che al Qaeda stia affrontando un momento difficile. Difficoltà che sono cominciate proprio con gli attentati dell’ 11 settembre, quando l’organizzazione è diventata il nemico numero uno di Washington. Tuttavia questo non significa neccessariamente che la minaccia di attacchi terroristici sia solo un ricordo. Forse al Qaeda è stata davvero sovrastimata, ma i numerosi membri uccisi o arrestati in questi anni e i progetti sventati sembrano suggerire che il gruppo fosse attivo e desideroso di colpire. Forse proprio l’aver sopravvalutato la minaccia potrebbe aver impedito ad al Qaeda di compiere nuovi attentati. Dopotutto la lezione dell’11 settembre è stata che piccoli gruppi di terroristi se sottovalutati possono provocare autentiche stragi.
LA PRIMAVERA ARABA PER I JIHADISTI - Le rivoluzioni in Medio Oriente, inoltre, potrebbero portare ad un vuoto di potere di cui certamente i terroristi saprebbero beneficiare. Nei paesi dove i dittatori sono stati spodestati niente di solido e stabile li ha ancora rimpiazzati, mentre là dove i regimi resistono strenuamente, i servizi di sicurezza potrebbero mettere in cima alla lista delle loro priorità i dissidenti politici e non i militanti di al Qaeda, risultando quindi meno efficaci nel contrastare il terrorismo. Tutto ciò potrebbe tradursi in un aumento della capacità operativa di al Qaeda, soprattutto laddove le proteste dovessero sfociare in una guerra civile. Altro punto spinoso riguarda il ruolo che i partiti islamici (su tutti quello dei Fratelli Musulmani) avranno nei futuri governi. Se saranno esclusi dal potere potrebbero radicalizzarsi dando nuova linfa al messaggio jihadista. Se invece gli sarà riservato un ruolo centrale nei nuovi governi, questi potrebbero essere più restii a collaborare con Washington, rendendo la lotta al terrorismo più difficile e frammentata.
AL QAEDA IN ARABIAN PENINSULA - Infine, mentre a detta degli analisti il ramo di al Qaeda in Pakistan sembra essere prossimo alla sconfitta, altri gruppi regionali affiliati all’organizzazione crescono rapidamente. Un esempio è fornito dal gruppo yemenita denominato “Al Qaeda in Arabian Peninsula”. Si tratta del più pericoloso tra gli affiliati regionali di al Qaeda. Secondo il senatore Saxby Chambliss, membro della “commissione intelligence” del senato americano, il gruppo yemenita “è lontano dall’essere sconfitto”. Anzi, Al Qaeda in Arabian Peninsula starebbe sfruttando il collasso del governo yemenita per estendere il controllo del paese e rafforzare i legami operativi con al Shabab, il gruppo militante islamico in Somalia.