EU Special Focus - La popolazione in Europa: composizione, trend, prospettive

Lunedì 15 Agosto 2011 00:00 Federica Casarsa World - Attualità
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Europa, il Vecchio Mondo, culla di civiltà millenarie che nel corso dei secoli hanno saputo dominare il globo, oggi è laboratorio instancabile del progetto, unico nella storia, di un’unione politica capace di superare la molteplicità degli Stati nazionali e di creare dei cittadini europei che siano al contempo cittadini dei propri Stati. Ma quanti sono questi futuri cittadini europei? Come sono distribuiti entro i confini dell’attuale Unione Europea a 27 Paesi, come vivono nei differenti Stati e come, tutti insieme con i loro numeri, i loro orientamenti, il loro bagaglio culturale, contribuiscono a formare un popolo, un’economia, una cultura, sempre più omogenei? In questa rubrica Fusiorari ha provato a fare un punto della situazione analizzando dati riguardanti la demografia, l’istruzione e l’utilizzo del tempo libero.

 

QUANTI SIAMO?- Secondo l’ultima rilevazione dell’Eurostat aggiornata al 1 gennaio 2011 l’Unione Europea ospita entro i propri confini 502.489.143 persone. I Paesi più popolosi risultano la Germania, con i suoi 81.751.602 abitanti, la Francia, con 65.075.310 e la Gran Bretagna, con 62.435.709. L’Italia si colloca ai piedi del podio con una popolazione complessiva che supera i 60 milioni di abitanti, seguita dalla Spagna che ne ha più di 46 milioni. Scorrendo invece i dati sulla densità, aggiornati al 2008, il Paese a maggior concentrazione risulta Malta, che con 1303.6 abitanti per chilometro quadrato distacca nettamente il secondo, l’Olanda, che ne presenta solo 487.2, mentre la media europea si aggira intorno ai 116 abitanti per chilometro quadrato.
La popolazione europea risulta cresciuta dello 0,27% rispetto ai 501,1 milioni di abitanti contati il 1 gennaio dello scorso anno. Tale crescita è dovuta sia a un aumento naturale (ossia a un saldo positivo tra morti e nascite) dello 0,1%, sia soprattutto a un aumento del flusso migratorio dello 0,17%.
Nel corso del 2010 all’interno dell’Unione Europea sono state rilevate 4,8 milioni di morti, per una percentuale dello 0,97%, rimasta invariata dal 2009. I più alti tassi di mortalità sono stati registrati in Bulgaria (1,46%), Lettonia (1,34%), Ungheria (1,3%), Lituania /1,28%) e Romania (1,21%), mentre i più bassi si collocano in Irlanda (0,62%), Cipro (0,67%), Malta (0,72%) e Lussemburgo (0,74%). Nell’anno appena trascorso le nascite sono state invece 5,4 milioni in tutta l’Unione Europea, con un tasso di natalità, a sua volta invariato rispetto al 2009, dell’1,07%. I Paesi che hanno festeggiato più nascite sono Irlanda (1,65%), Gran Bretagna (1,3%) e Francia (1,28%), mentre i meno prolifici sono stati Germania (0,83%), Lettonia (0,86%) e Ungheria (0,9%).
Il più alto tasso di crescita naturale è stato dunque registrato in Irlanda (1,03%), che distacca nettamente Cipro (0,57%) e Francia (0,44%); ben otto membri dell’Unione hanno invece presentato dei tassi negativi, con in testa Lettonia e Bulgaria (rispettivamente -0,48% e -0,46%) seguite da Ungheria, Germania, Romania, Italia, Lituania e Portogallo.
Più del 60% dell’aumento demografico nell’Unione Europea, continua il rapporto Eurostat relativo al 2010, è però dovuto alle migrazioni: a fronte di un aumento percentuale europeo dello 0,17%, il Paese con il più alto livello di afflusso migratorio è il Lussemburgo (1,5%), seguito da Malta, Svezia, Italia e Belgio che contengono i valori attorno al 5%, mentre la più alta percentuale negativa è il 2,37% segnato dalla Lituania.
Complessivamente, la popolazione è dunque aumentata in venti Stati, soprattutto in Lussemburgo (1,9%), Svezia (0,8%) e Malta (0,78%), e diminuita in sette Stati, di cui Lituania, Lettonia e Bulgaria hanno fatto registrare i più alti tassi negativi.

STRANIERI- 32,5 milioni di stranieri hanno vissuto entro i confini dell’Unione Europea nel corso del 2010, con una percentuale del 6,5 % rispetto alla popolazione totale: è questo il bilancio dell’ultima statistica Eurostat pubblicata lo scorso luglio.
La maggioranza degli stranieri, che si aggira sui 20,2 milioni, possiede la cittadinanza di Paesi che non sono parte dell’Unione Europea, mentre i restanti 12,3 milioni sono cittadini comunitari. Solo in Lussemburgo, Irlanda, Belgio, Cipro, Slovacchia e Ungheria il numero di immigrati comunitari supera infatti quello degli extracomunitari, mentre il 75% del totale degli stranieri è concentrato in cinque Paesi, quali Germania, Spagna, Gran Bretagna, Italia e Francia. Gli Stati che accolgono le percentuali più elevate di stranieri rispetto al totale della popolazione sono però Lussemburgo (43%) Lettonia (17,4%), Cipro ed Estonia (15,9%) e Spagna (12,3%). L’Italia, con il suo 7%, supera di poco la media europea. È bene non dimenticare, comunque, che il numero di stranieri non dipende soltanto dai flussi migratori, ma anche da fattori demografici, come quello delle nascite. Molti immigrati di seconda generazione infatti, pur essendo nati in un Paese dell’Unione Europea, acquisiscono la cittadinanza dei genitori: questo fenomeno spiega per esempio perché per i bambini fino ai quindici anni la quota degli stranieri supera quella dei nati all’estero, mentre per tutte le altre fasce d’età il trend si inverte decisamente. A questo proposito, inoltre, i dati relativi agli stranieri sono inevitabilmente modificati al ribasso dalle acquisizioni di cittadinanza. 
Da dove arrivano questi stranieri? Secondo Eurostat gli immigrati comunitari provengono soprattutto da Romania, Polonia e Italia, mentre quelli extracomunitari sono in maggioranza turchi, marocchini e albanesi. Scorrendo i dati sulla composizione della popolazione straniera per ogni Stato, risulta che le nazionalità più diffuse in Italia sono quella rumena (21%), quella albanese (11%) e quella marocchina (10,2%), mentre i cittadini del Bel Paese sono particolarmente presenti in Belgio (15,7%), Svizzera (17%) e Germania (7,8%).

QUANTO È VECCHIO IL VECCHIO CONTINENTE? - I più recenti dati Eurostat, aggiornati al 2010, attestano l’età media della popolazione europea a 41 anni. I più attempati risultano i tedeschi, 44 anni, seguiti a ruota dagli italiani, mediamente meno vecchi di un anno. La popolazione più giovane è quella irlandese, che si aggira attorno ai 35 anni, mentre soltanto Cipro, Slovacchia, Polonia, Romania e Lussemburgo si mantengono decisamente sotto i quaranta. Per quanto riguarda l’analisi delle fasce d’età, nel 2010 il 21,3% della popolazione europea era compreso tra i 0 e i 19 anni, il 61,3% tra i 20 e i 64 anni, il 12,7% tra i 65 e i 79, mentre 4,7 era la percentuale degli ultraottantenni. Rispetto al 2000 risultavano dunque lievemente aumentate le due fasce più giovani, mentre per il 2020 gli studiosi si attendono un aumento al 23,7% dei giovanissimi e una riduzione sia degli ultrasessantenni, in adesione al trend registrato finora, sia degli adulti tra i 20 e i 64 anni.
Il tasso di fertilità medio, ossia il numero medio di figli per donna in età feconda (15-49 anni), è stato registrato a 1,6 nel 2009, in aumento rispetto al 2003 per quanto riguarda sia l’Europa a 27 sia ogni singolo Stato, che non presenta quote inferiori a 1,3 figli per donna. Il Paese con il più elevato tasso di fertilità medio è l’Irlanda, unica a raggiungere e superare i due figli per donna, mentre il primato opposto è raggiunto dalla Lettonia, con 1,31.
In relazione alle nascite, un fenomeno che accomuna tutti gli Stati Ue è il progressivo aumento dell’età delle donne alla nascita dei figli: nel 2009 l’età media europea era 29,7 anni rispetto ai 29,3 del 2003 e in ben 13 Stati su 27 le madri avevano dai 30 anni in su. Secondo questi dati le mamme più mature sono quelle irlandesi (31,2 anni) e italiane (31,1 anni), mentre le più giovani risiedono in Bulgaria (26,6 anni) e Romania (26,9 anni). L’esempio dell’Irlanda basta a dimostrare, come rilevato nel Rapporto Demografico Eurostat del 2010, che vi è una relazione positiva fra tasso di fertilità medio ed età media delle donne che diventano madri. In particolare le statistiche hanno rilevato la presenza di quattro gruppi: uno comprende Danimarca, Irlanda, Francia, Olanda, Finlandia e Svezia, dove sia il tasso di fertilità, sia l’età delle madri sono superiori alla media europea; un altro è costituito dalle new entry del 2004 con Austria e Portogallo, dove invece entrambi gli indicatori sono inferiori alla media. L’Italia fa parte, insieme a Germania, Grecia, Spagna, Cipro, Lussemburgo e Slovenia, del gruppo in cui età delle madri più alte rispetto alla media non sono accompagnate da tassi di fertilità superiori. Completano il quadro Gran Bretagna, Belgio ed Estonia, che invece sono caratterizzati da madri mediamente più giovani, anche se mai meno che ventinovenni, con un tasso di fertilità medio superiore.
Passando ora all’altro estremo dell’esistenza, è possibile affermare che nel corso dell’ultimo mezzo secolo l’aspettativa di vita alla nascita è aumentata di circa 10 anni nell’Unione Europea sia per gli uomini sia per le donne. I più recenti dati disponibili, risalenti a fonti Eurostat del 2009, segnavano un’aspettativa di vita di 76,4 anni per gli uomini e di 82,4 per le donne. I maschi e le femmine più longevi risiedono rispettivamente in Svezia (79,4 anni) e in Francia (85 anni), mentre quelli più sfortunati sono gli uomini lituani (67,5 anni) e le donne bulgare e romene (77,4 anni).  Italiani e italiane sono entrambi superiori alla media europea, con un’aspettativa di vita di 79,1 anni per i primi e 84,5 per le seconde. Nel corso dei decenni sono stati in particolare i Paesi caratterizzati da aspettative di vita molto basse a compiere i progressi più significativi, come dimostrato dal fatto che mentre nel 2003 la differenza tra l’età più alta e quella più bassa era di 13,2 anni per gli uomini e 8,3 per le donne, nel 2009 tali valori siano scesi rispettivamente a 11,9 e 7,7.

FAMIGLIE EUROPEE- Dal 1970 il numero di matrimoni in Europa è sceso del 38%, passando dal 7,9 al 4,9 del 2009. Se Cipro e Polonia sono i Paesi dove più frequentemente si convola a nozze (7,9 per 1000 abitanti nella prima, 6,6 nella seconda), sloveni e bulgari sembrano i meno inclini al matrimonio, con valori che si avvicinano al 3. L’Italia è appena sotto la media europea con i suoi 4 matrimoni ogni 1000 abitanti.
Parallelamente alla riduzione dei matrimoni si registra un netto incremento dei divorzi, che si attestano a una media europea di 2,1 ogni 1000 abitanti, toccando quote di 3 in Belgio e 2,8 in Repubblica Ceca e Lituania e mantenendosi invece tradizionalmente molto più bassi nei Paesi dell’Europa meridionale, come Italia, Slovenia e Grecia, insieme a Irlanda e Polonia. Curiosità: a Malta il divorzio non è ancora legale, mentre in Spagna è stato introdotto soltanto nel 1981 e in Irlanda nel 1995.
E con una diminuzione dei matrimoni e un aumento delle coppie che divorziano, cresce il numero dei figli che nascono fuori dalla famiglia tradizionale. La tendenza è comune a tutti i Paesi dell’Unione Europea, ma risulta particolarmente accentuata nel nord, dove addirittura in molti Stati, come Svezia, Estonia, Francia, Belgio, Danimarca e Gran Bretagna, la maggioranza o quasi delle nascite avviene fuori dal matrimonio. È interessante osservare come in questi stessi Paesi, caratterizzati anche da elevata occupazione femminile grazie alla diffusione del part-time e di politiche lavorative “family-friendly”, il tasso di fertilità sia superiore alla media europea.
Se la sola partecipazione della donna al mercato del lavoro risulta in effetti debolmente legata al numero di figli, è altrettanto vero che i Paesi che hanno saputo raggiungere una maggior parità tra i sessi, anche attraverso lo sviluppo dell’occupazione femminile, permettendo la formazione di nuclei familiari più flessibili e mettendo a disposizione nuove e più numerose soluzioni per la cura dei figli, sono caratterizzati da tassi di fertilità medi più elevati. Gran Bretagna, Francia, Olanda, Svezia e Danimarca ne sono gli esempi più caratteristici, con circa il 40% e più dei bambini di età compresa tra i 0 e i 2 anni per i quali sono disponibili servizi di childcare, a cui si accompagnano tassi di fertilità medi compresi tra 1,8 e 2 figli per donna.
E l’Italia? Non troppo all’avanguardia. Il Bel Paese è caratterizzato da un bassissimo tasso di occupazione femminile (60% circa, superiore solo a Malta) e da una scarsa disponibilità di soluzioni per la cura dei figli, che non arrivano a coprire nemmeno il 30% dei bambini tra 0 e 2 anni. La conseguenza è un basso tasso di fertilità medio, che si aggira intorno all’1,4 figli per donna.

Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Agosto 2011 19:35

Commenti  

 
0 # Smile 2012-04-01 11:56
Vorrei sapere qualcosa sulla popolazione Europea
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