Focus Iran: martiri, santi e uomini col turbante

Giovedì 11 Agosto 2011 13:47 Annalisa Perteghella World - Attualità
Stampa PDF

Continua il viaggio nell'affascinante Paese delle colorate moschee e delle austere montagne, delle pianure sconfinate e dei labirintici bazar. Tappa obbligata per cercare di penetrare l'aura di mistero che avvolge il paradosso persiano è la spiegazione della principale divisione che minaccia l'unità della umma islamica: quella distinzione tra sciiti e sunniti che, prima ancora di marcare la differenza religiosa, contribuisce a plasmare identità e a dare vita a percezioni del mondo diametralmente opposte. Si partirà dunque dal motivo del contendere, per poi fare la conoscenza dei venerabili imam che da secoli popolano l'immaginario dei fedeli sciiti e di quei misteriori uomini col turbante il cui sguardo severo incute timore prima ancora che voglia di conoscere. Ma il turbante, come l'abito, non fa il monaco, e non tutto quello che non si conosce rappresenta per forza una minaccia...

 

 

PRINCIPE DEI MARTIRI” - La distinzione tra sciiti e sunniti è la divisione principale all'interno della umma islamica. Tale divisione trova origine nella disputa per la successione di Maometto dopo la morte di quest'ultimo, avvenuta nel 632 d.C. a Medina. In assenza di un successore designato, la comunità medinese scelse tramite il principio di consultazione i successori (khalifa) del profeta. Si aprì dunque il trentennio dei quattro “califfi benguidati” (khalifat al-rashidun): Abu Bakr (632-634), Umar (634-644), Uthman (644-656), e infine Ali (656-661), cugino e genero di Maometto. In seguito all'elezione a califfo di quest'ultimo, i sostenitori del clan Umayya – clan di provenienza del terzo califfo Uthman - lasciarono Medina e si insediarono a Damasco. L'assassinio di Ali avvenuto nel 661 per opera di un fanatico consegnò l'impero nelle mani del governatore siriano Mu'awiya – parente di Uthman - che mise fine al periodo dei califfi benguidati e dette inizio al dominio umayyade sul mondo islamico. Al fine di spodestare gli usurpatori umayyadi dal trono, il secondogenito di Ali, al-Hoseyn, intraprese un viaggio che da Mecca doveva portarlo a Kufa, nell'odierno Iraq, dove si sarebbe unito alle tribù che si opponevano all'egemonia dei siriani. Le truppe umayyadi però, sorpresero Hoseyn e il suo seguito nella piana di Kerbala, a pochi chilometri da Kufa. Era il 10 ottobre 680, il 10 muharram dell'anno 61 dell'egira secondo il calendario islamico. In quella che passò alla storia come la battaglia di Kerbala, ma che fu soprattutto una brutale carneficina, al-Hoseyn e il suo seguito, composto da sole settanta persone contro le centinaia di soldati siriani, vennero massacrati atrocemente. L'evento andò ad incidersi nella memoria collettiva dei seguaci del Partito di Ali (Shiat Ali), che tutt'oggi venerano Hoseyn come “il principe dei martiri”, colui che, pur sapendo di andare incontro a morte sicura, ha affrontato le forze del male allo scopo di dare un segnale al mondo. La passione di Hosayn viene ripetutamente vissuta in Iran e nelle altre comunità sciite sparse per il mondo nel giorno dell'ashura (“il decimo”, ovvero il decimo giorno di muharram), il giorno di espiazione in cui la comunità sciita rivive il martirio di Hosayn, battendosi il petto e autoinfliggendosi pene corporali. Con l'estremo sacrificio di Hosayn a Kerbala, la divisione tra sciiti e sunniti si cristallizzò all'interno del mondo musulmano. Se la maggioranza dei musulmani, seguaci della tradizione (sunna), riteneva che al ruolo di successore del Profeta potesse assurgere qualsiasi esponente dell'aristocrazia meccana scelto tramite il principio della consultazione, gli sciiti sostenevano invece che il ruolo di califfo potesse spettare solamente ai discendenti del Profeta, a partire da Ali. Lo sciismo pertanto fissa gli ideali della fede islamica nell'esempio di devozione, zelo e sacrificio messi in atto da Ali, vero e proprio esempio e metro di paragone dell'uomo islamico.

LONTANO DAGLI OCCHI MA NON DAL CUORE - A differenza di quanto accade nell'universo sunnita, lo sciismo dunque riconosce come guide legittime della comunità solamente i discendenti di Maometto. Ecco che allora, a partire da Ali, gli sciiti riconoscono e venerano un certo numero di guide (imam), ai quali vengono attribuite caratteristiche che li pongono al di sopra degli altri uomini. Gli imam infatti non traggono autorità dal potere politico, bensì da una particolare forma di conoscenza ('ilm) attraverso la quale Dio ha voluto distinguerli dagli altri uomini. L'imam è infallibile nelle sue decisioni proprio in virtù della grazia divina che è in lui e che lo rende immune dall'errore e dal peccato; egli non è solamente guida della comunità, ma anche la prova visibile (hujja) della verità della rivelazione divina. A seconda del numero degli imam venerati, si distinguono all'interno dello sciismo diverse scuole: quella maggioritaria, nonché quella diffusa in Iran, è quella duodecimana, che riconosce dodici imam, di cui undici realmente esistiti e uno – il dodicesimo – che si ritiene essere “in occultamento” (ghaiba). Quando nell'874 l'undicesimo imam al-Hasan morì senza lasciare eredi, si aprì un periodo di crisi e insicurezza, che gli storici sciiti chiamano al-hayra, la confusione. Per uscire da questo periodo di crisi, venne diffusa la convinzione che Hasan avesse in realtà avuto un figlio, Mohammad, e che l'avesse nascosto (taqiyya) per tenerlo al riparo dalle mire del califfo. La fede nel ritorno del dodicesimo imam ha profondamente influenzato l'escatologia sciita: secondo la tradizione, la riapparizione del mahdi verrà preceduta da terribili segni, quali carestie, devastazioni e invasioni di cavallette, ma alla fine una grande tempesta ripulirà la Terra liberandola dal vizio e dal peccato; il mahdi riapparirà nella sacra moschea di Mecca nel decimo giorno del mese di muharram, libererà gli sciiti dall'oppressione e ristabilirà l'ordine e la giustizia; a seguire, avverrà la risurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale. Dalla fede nell'occultamento del dodicesimo imam trae origine un'ulteriore pratica: come il mahdi ha deciso di occultarsi per sfuggire ai propri avversari, così al fedele è consentita la pratica della “dissimulazione” (taqiyya). In particolari circostanze infatti, quali la minaccia e la persecuzione, egli può nascondere la propria fedeltà nei confronti del dodicesimo imam e la propria appartenenza allo sciismo. La pratica della dissimulazione, sebbene riconosciuta anche dal sunnismo, ha trovato particolare applicazione nello sciismo a causa delle centenarie persecuzioni delle quali la comunità sciita è ripetutamente stata oggetto. Ecco che allora si può comprendere come la rivoluzione iraniana del 1979 sia stata in realtà una rivoluzione contro la tradizione, che ha messo da parte secoli di tradizione di quietismo politico per rilanciare l'altra faccia della medaglia sciita: quell'orientamento attivista che si rifà al martirio di Hosayn e che vede lo sciismo come ideologia di lotta e ribellione nei confronti delle ingiustizie.

ALL'OMBRA DELLA MOSCHEA - Ma a chi affidare l'esercizio delle funzioni dell'imam nel periodo del suo occultamento e nell'attesa del suo ritorno sulla terra? Fino all'avvento della dinastia Qajar (1796) era opinione comune che durante il periodo dell'occultamento tutte le funzioni che spettavano all'imam dovessero essere sospese, proprio in quanto sua prerogativa esclusiva. Tuttavia, la mera necessità portò ad affidare l'esercizio di tali funzioni alla classe di esperti della legge islamica, gli ulama, ai quali venne dunque assegnata la prerogativa di raccogliere le tasse religiose, di condurre la preghiera del venerdi, con relativo sermone – che fin dall'epoca Safavide rappresentava una gustosa possibilità di inculcare nella folla velati orientamenti politici -, di comminare pene corporali e di dichiarare la guerra santa contro gli infedeli. Ma come si entra a far parte di quella classe clericale di esperti della legge islamica, tanto potente da poter quasi essere paragonata ad una vera e propria casta? Il clero sciita viene educato in seminari (hawza), dove i giovani studenti vengono posti sotto la guida di ulama di rango superiore che si rendono responsabili della loro istruzione in campo giuridico, teologico e filosofico. Gli studenti cominciano il loro percorso studiando il diritto islamico (fiqh), i detti (hadith) del profeta, l'esegesi del Corano, la filosofia, la lingua e la letteratura araba e il procedimento di ragionamento dialettico (kalam) che permetterà loro di formulare l'ijtihad, ovvero l'interpretazione del Corano e degli hadith sulla base dello sforzo intellettuale individuale, pratica ammessa esclusivamente nello sciismo. Completato questo primo ciclo di studi, lo studente acquista il titolo di hojjat-ol-islam (prova dell'Islam). Al fine di diventare mujtahid, e di poter quindi formulare opinioni giuridiche basate sull'interpretazione individuale del Corano e degli hadith, l'hojjat-ol-islam deve intraprendere un ulteriore periodo di studi al termine del quale egli acquista il titolo di ayatollah (segno di Dio). Gli ayatollah possono svolgere la funzione di giudice e di insegnamento nelle hawza. Il gradino più alto della gerarchia religiosa sciita è occupato dagli ayatollah uzma (grandi segni di Dio), i quali sono contemporaneamente marjah-e-taqlid, ovvero fonte di imitazione per i propri seguaci. Ciascun marjah infatti, a seconda della propria preparazione e del proprio carisma, raduna attorno a sé un seguito di credenti, che ne segue le decisioni e gli insegnamenti. Proprio in virtù dell'individualità con la quale i marjah interpretano il Corano, è oggi presente in Iran una pluralità di punti di vista sulle medesime questioni. A titolo esemplificativo, si pensi all'attuale divergenza di vedute tra l'ayatollah ultra-radicale Mohammad Taqi Mesbah Yazdi e l'ayatollah uzma moderato Yusuf Sanei, entrambi ai vertici della gerarchia sciita ma portatori di visioni diametralmente opposte. Il primo, considerato l'eminenza grigia dietro le decisioni dell'attuale presidente Mahmud Ahmadinejad, si esprime a favore dell'utilizzo di armi nucleari, legittima la violenza e la repressione e condanna l'introduzione di pratiche democratiche quali le elezioni. Il secondo auspica invece la creazione di un governo basato sul rispetto dei diritti umani, nel quale i cittadini possano vivere in sicurezza, libertà e benessere, e nel quale i valori religiosi possano essere liberamente diffusi, rilanciando inoltre la necessità dell'instaurazione di un “dialogo tra culture” in risposta allo scontro delle civiltà prefigurato da chi vorrebbe fare della cultura e dell'elemento religioso la fonte di nuovi e devastanti conflitti.

 

Leggi la prima parte: L'eredità pre-islamica e l'incontro con lo sciismo

Leggi la terza parte: L'edificazione della Repubblica Islamica tra tradizione e reinvenzione

Leggi la quarta parte: Come uscire da una rivoluzione islamica? Nuovi intellettuali e vecchie domande

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Settembre 2011 09:57

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

La Vignetta

PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo