
La repressione si è fatta ancora più dura in Iran, in particolare contro le donne, donne che lottano per la libertà nel Paese. Come Mahnaz Mohammadi, 37 anni, che nei suoi film si occupa soprattutto delle difficoltà incontrate dalle conterranee. Il 26 giugno è stata portata nel famigerato carcere di Evin, in cui sono già rinchiusi numerosi oppositori del regime.
Da allora non si sono più avute notizie di lei, i suoi cari non hanno avuto la possibilità di visitarla e le è stato negato il diritto a un avvocato. Andando a ritroso, prima di Mahnaz sono state arrestate la giornalista Zahra Yazdani ( il 21 giugno), la fotografa Maryam Majd ( il 16) e la femminista Maryam Bahrman ( l’11 maggio). Accusa? Ignota. Di fatto la loro colpa è di essere ciò che sono: donne e per di più libere.
CHI SONO – Mahnaz Mohammadi è autrice di “Donne senza ombra”, documentario premiato in diversi Paesi, e ha contribuito al film-documento di un’altra regista, Rakhsan Bani-Etemad, intitolato “Siamo metà della popolazione” e dedicato alle controverse elezioni presidenziali del 2009, seguite dalla rivolta dell’Onda Verde. La donna aveva pagato per aver preso parte a una cerimonia di commemorazione delle vittime delle proteste. Nello scorso maggio Mahnaz era attesa a Cannes alla presentazione del film “Nozze effimere” del regista franco-iraniano Reza Serkanian, nel quale lei è l’attrice protagonista, ma il governo iraniano le ha sequestrato il passaporto. In un messaggio, poi letto al Festival del Cinema, Mahnaz scriveva: “Sono una donna, sono una regista. Due ragioni sufficienti per essere colpevole in questo paese”. Era ancora speranzosa, ma la sua speranza non l’ha salvata da Evin. Quando è stata fermata, la 25enne Maryam Majd stava partendo per Dusseldorf, dove il 17 giugno avrebbe dovuto scattare delle foto al Campionato mondiale di calcio femminile. Sognava di scrivere un libro sulle donne e il pallone, con la collaborazione dell’ex calciatrice tedesca Petra Landers, che, non vedendola arrivare, ha deciso di chiedere al suo Ministro degli Esteri di avere notizie di Maryam. La giovane è una delle poche fotografe, in Iran, ad essersi specializzata nello sport e ha anche sostenuto, finora invano, la campagna per consentire alle donne di andare allo stadio. Zahara Yazdani, 20 anni, è una giornalista esperta in questioni economiche e sociali all’interno del giornale “Asr – e Eghtesad. La sua colpa potrebbe essere quella di aver preso lezioni dall’accademico e maestro spirituale Mohammad Ali Taheri, arrestato lo scorso mese per la terza volta e che ora sta facendo lo sciopero della fame in carcere. La femminista Maryam Bahrman è stata prelevata a Shiraz, poco dopo essere tornata da una conferenza sulle donne tenutasi a New York. Per lei ha lanciato un appello anche la nostra Ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna.
SITUAZIONE GENERALE DEI DIRITTI UMANI IN IRAN – All’inizio dell’anno è stata condannata ad 11 anni di prigione e radiata dalla professione “per aver svolto attività contro la sicurezza nazionale” Nasrin Sotoudeh, avvocata e attivista, collaboratrice del Premio Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi. Il primo giugno l’attivista umanitaria e prigioniera politica Haleh Sahabi è deceduta durante i funerali del padre, noto oppositore politico. La versione ufficiale è infarto, ma alcuni testimoni affermano che Haleh è stata uccisa dai Bassiji. Il 20 dicembre 2010 il celebre regista Jafar Panahi, Leone d’Oro a Venezia e Orso d’Argento a Berlino, è stato condannato a 6 anni di prigione e all’interdizione dalla professione per 20 anni (praticamente per sempre). Era stato arrestato proprio con Mahnaz Mohammadi alla commemorazione dei martiri dell’Onda Verde. La giovane attrice Golshifteh Farahani ha trovato proprio all’ultimo momento rifugio all’estero. L’escalation delle violazioni dei diritti umani nel Paese preoccupa organizzazioni come Amnesty International, che hanno chiesto di liberare le quattro attiviste recentemente arrestate. La stessa ansietà è stata comunicata dal portavoce del Dipartimento di Stato americano Mark Toner: “Siamo molto preoccupati per l’arresto da parte delle autorità iraniane di una serie di militanti dei diritti umani, di giornalisti e di artisti. Ci appelliamo al governo di Teheran perché rispetti le normative internazionali e rispetti i diritti universali del popolo iraniano a un processo equo e alla libertà d’espressione”, ha dichiarato venerdì scorso. Anche il ministro degli Esteri britannico William Hague ha detto che “Questi arresti suscitano turbamento”. Nel solo mese di gennaio in Iran vi sono state 87 impiccagioni. Si calcolano 600 prigionieri di coscienza tra sindacalisti, giornalisti, studenti, donne che lottano per i diritti civili e per la propria libertà, registi ed altri ancora. Anche l’ONU, il 21 dicembre, ha approvato una risoluzione sulla grave situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica, esortando quest’ultima ad intervenire. Finora invano.