I giorni scorsi la ferocia dei talebani ha raggiunto, se ciò ancora è possibile, il suo apice: una bambina di 8 anni è stata fatta esplodere. Le avevano dato una piccola borsa con all’interno una bomba, lei si avvicinata ad un’auto della polizia e i terroristi hanno azionato a distanza il comando. I poliziotti sono rimasti illesi, la bimba è saltata in aria. Questo si può tranquillamente inserire nel quadro della misoginia talebana.
IL FATTO – I giorni scorsi la ferocia dei talebani ha raggiunto, se ciò ancora è possibile, il suo apice: una bambina di 8 anni è stata fatta esplodere nella provincia meridionale afghana di Uruzgan. Le avevano dato una piccola borsa con all’interno una bomba, lei si avvicinata ad un’auto della polizia e i terroristi hanno azionato a distanza il comando. I poliziotti sono rimasti illesi, la bimba è saltata in aria.
Giorni prima era toccato a Sohana Ali Javed, una bambina pakistana di 9 anni, di essere prelevata da due uomini e due donne a bordo di un auto. Le hanno dato dei sedativi e messo addosso un giubbotto esplosivo: fortunatamente la polizia si è insospettita e ha fermato la piccola, salvandole la vita.
E’ più facile che le donne e i bambini passino inosservati ai posti di blocco, perciò vengono impiegati. Questi episodi si possono tranquillamente inserire nel quadro della misoginia talebana.
LE DONNE NELL’AFGHANISTAN POST –TALEBANO – La situazione delle afghane non è affatto radicalmente cambiata, dai tempi in cui Laura Bush giustificava la guerra in Afghanistan iniziata dal marito George W. a seguito dell’11/9, dichiarando che sarebbe servita a liberare le donne dal burqa e che “Grazie ai nostri recenti successi militari in gran parte dell’Afghanistan, le donne non sono più prigioniere nelle loro case. La lotta contro il terrorismo è anche una lotta per i diritti e la dignità delle donne”. I burqa sono ancora molto diffusi e tutte portano veli o foulard.
Il 23 aprile del 2005 una giovane donna di 29 anni è stata lapidata in pubblico per adulterio, in base alla decisione di un tribunale distrettuale nella provincia settentrionale del Badakhshan. Altri casi conosciuti, sono avvenuti nel 2010. Una delle vittime era incinta e, prima di essere ammazzata con pietre non troppo grandi ( altrimenti sarebbe morta subito) e non troppo piccole (altrimenti i colpi non sarebbero stati abbastanza dolorosi e mortali), ha subito 200 scudisciate.
Il 18 maggio dello stesso anno è stata uccisa a colpi di pistola, nella zona di Char Qala a Kabul, la 24enne ex animatrice di Tolo TV Shaima Rezayee: presentava un programma musicale. Qualche giorno prima, Shaima era stata licenziata perché “non corrispondeva ai canoni del canale”. Cinque giorni prima dell’uccisione della giornalista, gli integralisti islamici ha fatto pressione sul governo per vietare la diffusione di programmi considerati “immorali e anti-islamici”.
Nel novembre dell’anno precedente, il Consiglio dei Ministri presieduto da Hamid Karzai aveva minacciato togliere la licenza a Tolo TV perché “islamicamente scorretta”. Shaima è stata la prima giornalista ad essere uccisa dopo la fine ufficiale del conflitto, altre due sono Shikeba Sanga Amaj e Zakia Zaki trucidate nel 2007.
Nel 2006 è stata uccisa la politica Safia Amajan. Nel 2008 è toccato alla poliziotta Malalai Kakar, conosciuta in tutto il Paese, per le sue battaglie in difesa delle donne, contro i delitti d’onore. A fianco delle donne era anche l’attivista Sitara Achakzai e consigliera provinciale di Kandahar. Tornava da una seduta, la prima a cui partecipava, dopo essere stata ferita in un attacco kamikaze in aula e desiderava fuggire dall’Afghanistan: aveva già un biglietto pronto, ma non ha fatto in tempo.
Eppure, con Hamid Karzai, l’uomo che l’Occidente ha voluto come Presidente dell’Afghanistan post-talebano, c’era la speranza che le cose sarebbero davvero cambiate.
Ma lui è lo stesso che nel 2009 ha firmato una legge che obbliga le donne della già discriminata minoranza hazara (sciita) ad avere rapporti sessuali con i mariti e a non uscire di casa. Una bambina di 7 anni è stata sorpresa fuori dalla sua abitazione e massacrata di botte. E’ tristemente noto che, sotto i talebani, le donne non potevano studiare. Non sorprendono perciò le distruzioni le recenti scuole femminili e le acidificazioni di ragazze colpevoli proprio di andare a scuola.
Infine ha fatto il giro del mondo la copertina della rivista “Time” con raffigurata la bella 18enne Aisha, a cui sono stati tagliate orecchie e naso, dopo che la ragazza ha tentato di fuggire dalla casa del marito, per abusi familiari. E’stata operata negli USA e ora ha un naso nuovo, artificiale, ma le operazioni non sono finite. Si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra e gli americani sono ancora nel Paese. Cos’accadrà, quando presto se ne andranno?