Sale la febbre Mondiale: ormai siamo agli sgoccioli e le migliori squadre del pianeta si contendono il trofeo più ambito. Grande festa in Sudafrica che, per storia e tradizioni, già ospita un grogiolo di nazionalità e gruppi etnici differenti. Tuttavia, non tutti i sudafricani festeggiano: la “repubblica” secessionista di Orania, bianca al 100%, si è già autoeliminata dai giochi.
FUORI DAL MONDIALE O FUORI DAL MONDO? - Esiste un piccolo villaggio nella regione di Cape Town che non festeggia per il Mondiale sudafricano. Un pugno di abitanti, 1700, discendenti dei primi coloni olandesi che nel XVII secolo fondarono la colonia del Capo (denominati Afrikaaner), del tutto indifferenti alle rumorosissime vuvuzelas che danno grattacapi ai commentatori della BBC (la TV inglese ha deciso, tramite un equalizzatore, di rimuovere il loro “rumore” dalle radio elecronache) e di quelli di tutto il globo. Il Mondiale del 2010, il primo nel continente africano, rappresenta sicuramente un’occasione di riscatto e di risalita per il Sudafrica. Questo sotto tutti i punti di vista, in primis quello economico e turistico. Non tutti, ed è comprensibile, possono essere entusiasti del gioco del calcio e della competizione, alcuni possono anche arrivare a tifare contro il proprio Paese (leggi alla voce Calderoli e Bossi). Tutto possibile, ma ad Orania il tutto assume i connotati di un prepotente ritorno al passato, che sembrava essere cancellato definitivamente dopo l’uscita di carcere del premio Nobel Mandela e con la fine delle pratiche segregazioniste del regime bianco. Mentre l’intero Sudafrica, nelle ultime due decadi, si è sviluppato attorno ad un concetto multi-etnico (o se vogliamo non-etnico) di cittadinanza, Orania si è mossa in controtendenza, diventando una specie di enclave afrikaaner dura e pura, un rifugio incontaminato per i bianchi ex coloni olandesi. Il sindaco di Orania, Carel Boshoff, pronipote dell’ex presidente sudafricano (dal 1958 al 1966, anno del suo assassinio), conosciuto anche con il nickname di “architetto dell’apartheid”, giura di condividere i progressi che negli ultimi venti anni hanno visto il Sudafrica lasciarsi alle spalle il colonialismo (in Namibia) e la segregazione. Ma, al Global Post ammette di essere preoccupato per eventuali ingressi di famiglie non-bianche nel territorio cittadino, poiché “creerebbero tensioni” con la maggioranza bianca.
UNA CITTÀ; AFRIKAANER - Quella di Orania è anche una storia fatta di tensioni con il mondo esterno, poiché, come si evince dallo stesso
sito internet della cittadina (redatto in inglese e
afrikaaner, non vi è traccia degli altri innumerevoli idiomi del paese) l’obiettivo dell’
Orania Movement è quello di “ripristinare una repubblica indipendente che rispetti le istanze e le libertà degli afrikaaner”. Il verbo “ricreare” è particolarmente azzeccato, perché è un implicito riferimento ad un tentativo di portare indietro le lancette della storia, almeno di venti anni, quando i bianchi di origine olandese erano ai vertici dell' amministrazione segregazionista e portavano avanti le proprie libertà a scapito dell’80% della popolazione di colore. Orania, spinta da una sorta di auto-esclusione dal mondo circostante, dal 2004 batte anche moneta,
l’Ora.
UN RIGURGITO RAZZISTA? - Boshoff sostiene che questa forma di esclusione dal mondo, di riflusso nella piccola comunità, sia una risposta, da un lato, alla globalizzazione e, dall’altro, ad un annacquamento delle origini
afrikaaner all’interno di un contenitore più ampio e variegato come il Sudafrica multirazziale. Anche se Mandela visitò Orania, rimanedone positivamente impressionato per la qualità della vita, non è possibile nascondere un riflusso verso un’uso tribale della questione razziale, nel quale bianchi e neri,
afrikaaner e inglesi non sono più in grado di convievere e condividere spazi comuni. Il municipio di Orania, persino attraverso Facebook, chiede ai sudafricani
“Vuoi venire ad abitare ad Orania?”, il tutto per accrescere ulteriormente la popolazione. Non è specificato se l’invito è destianto solo ad
afrikaaner. Ma che succederebbe se alla chiamata rispondessero anche cittadini sudafricani di colore diverso? Probabilmente non succederà mai, visti anche i precedenti. Nel 2005, l’autorità delle comunicazioni sudafricana ICASA ha chiuso la radio di Orania,
Radio Club 100, perché era abusiva (non aveva nessuna licenza per operare) e soprattutto violava la costituzione trasmettendo dibattiti e messaggi a sfondo razzista. Il fatto che solo una famiglia su 230 abbia installato la tv satellitare per seguire il Mondiale è solo un piccolo segno superficiale di un malessere profondo che si cela dietro al colore arancione della bandiera della città.