“Gli uomini dovrebbero avere delle schiave del sesso: prendiamo le russe in Cecenia”, parola di una donna kuwaitiana aspirante parlamentare. Cosa ci tocca sentire, da quel del mondo islamico. Se è vero che qui, in generale, le donne sono sottomesse agli uomini, è anche vero che, a volte, sono proprio loro a dover prenderne coscienza.
LA PROPOSTA - In Kuwait, dove solo dal 2005 le donne possono votare, proprio una donna, Salwa al Mutairi, parlamentare in corsa al consesso legislativo di Kuwait City, fa la surreale proposta secondo cui agli uomini dovrebbero essere procurate delle schiave sessuali, in modo da avere delle donne, senza commettere adulterio: le prigioniere di ogni tipo detenute nelle carceri (straniere, per carità!) andrebbero benissimo, secondo la al Mutairi, per i “masculi”, giusti e devoti musulmani del Kuwait. Oppure farebbero alla bisogna le russe prese come prigioniere di guerra in Cecenia. “Non è vergognoso e non è proibito dalla shar’ia”, la legge islamica, fa spallucce la parlamentare.
In effetti nella storia dell’islam, alla faccia di coloro che sostengono che esso condanna la schiavitù, le prigioniere di guerra diventavano schiave e concubine dei conquistatori arabi. Molto meglio, spiega la magnanima politica, trascorrere la propria vita nelle ricche case kuwaitiane, che morire di stenti in Paesi poveri.
Gli uffici che si occupano di reclutamento domestico, potrebbero incaricarsi anche del traffico sessuale, insiste a proporre l’al Mutairi. Si tratterebbe di prostituzione, sì, condannata pure dall’islam, sì, ma non c’è niente di male, se è secondo la legge islamica. In più, il personaggio in questione, che si è già prestato per così dire ad “opinioni controverse”, afferma che ciò rientrerebbe nel generale obbligo per tutti i maschi musulmani del jihad, da noi tradotto impropriamente “guerra santa”. Il cerchio si è chiuso.
CRITICHE - Le sue parole, se non altro, hanno portato a delle reazioni femminili su Twitter, alcune delle quali naturalmente sdegnate. “Chissà come si sarebbe sentita durante l’occupazione da parte delle forze irachene, se fosse stata venduta come un bottino di guerra, ciò che lei auspica per le donne cecene” (…) “Sei una disgrazia per le donne di tutto il mondo” (…)
Muna Khan, responsabile di Al-Arabiyya per l’Arabia Saudita (dove le domestiche provenienti da altri Paesi, magari non musulmani, vivono in condizioni di concubinato e subiscono abusi sessuali), “la parte più buona della torta” nelle proposte di Salwa al Mutairi è “la visuale pretestuosa, l’asserzione che le sue suggestioni non siano in contrasto con le leggi dell’Islam”, proponendo quindi una visione diversa della religione islamica e delle leggi che da essa discendono.
Che l’aspirante parlamentare sia una di quelle donne fortunate, che non si rendono conto dell’oppressione che vivono moltissime sue correligionarie? Oppure, proprio per non rischiare la stessa sorte, si è messa a pensare da uomo, anzi da maschio della peggior risma?