
La crisi in Nord Africa ha rilanciato il problema dell'immigrazione e sottolineato una volta di più i limiti dell'Unione Europea. A ben guardare, però, gli strumenti per far fronte almeno in parte a crisi come questa sono già stati previsti e recepiti. La vera domanda, allora, è perché non si dia attuazione a disposizioni già vigenti
Sono giorni difficili per l'Unione Europea: la crisi dei regimi sulla sponda meridionale del Mediterraneo ha attivato un flusso migratorio che spaventa i governi del vecchio continente, che non riescono a dare una risposta unitaria a quella che assomiglia sempre di più ad una vera emergenza. Il governo italiano, in particolare, lamenta la scarsa collaborazione degli altri Paesi europei, che rifiutano di farsi carico di una quota di immigrati, dando vita a quella che sta diventando una sfida a chi riesce a trovare le scappatoie più fantasiose al trattato di Schengen. Mentre riemergono i dibattiti sull'effettiva utilità dell'unione e l'opportunità di farne parte, c'è anche chi sottolinea come le attuali polemiche possano apparire più che altro pretestuose. Che lo scontro si stia svolgendo, cioè, sul terreno sbagliato. A ricordarlo è l'ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), che in comunicato stampa del 31 marzo 2011 si domanda perché l'Italia non chieda l'applicazione della direttiva 2001/55 e l'attivazione del meccanismo della "Protezione temporanea".
DIRETTIVA 2001/55 - Recepita in Italia con il decreto legislativo n. 85 del 7 aprile 2003, la direttiva 2001/55 contempla le misure di carattere eccezionale che potrebbero essere attivate anche senza una concertazione europea, elaborate proprio allo scopo di gestire situazioni di afflussi massicci di persone che fuggono da una situazione di grave instabilità in un paese terzo rispetto alla UE e "il cui rimpatrio in condizioni stabili e sicure risulta momentaneamente impossibile in dipendenza della situazione del paese stesso" (direttiva 2001/55/CE art. 2 lettera a). La situazione attuale rientra chiaramente in questa tipologia, e la sua attuazione risolverebbe molti dei problemi in essere. Solo per restare al tema più caldo, quello della circolazione degli immigrati entro i confini dell'Unione, basti pensare che le norme comunitarie sulla protezione temporanea consentirebbero agli immigrati di ricevere fin dal loro sbarco un'accoglienza regolare, un titolo di soggiorno di durata non superiore ad un anno, prorogabile per un ulteriore anno, che sarebbe valido anche per studio e per lavoro e che consentirebbe loro di chiedere il ricongiungimento familiare.
MANCATA ATTUAZIONE - Già nel 2001, quindi, la tanto vituperata Europa aveva previsto strumenti tesi ad affrontare in maniera unitaria situazioni come quella degli ultimi mesi. Tenendo conto di questo, non si può non concordare ancora con l'ASGI, che guarda con perplessità alle decisioni prese in sede comunitaria: "[...] stupiscono le dichiarazioni della Commissione europea, che si limita a ricordare che sono stati forniti ingenti mezzi economici all'Italia per controllare anche in regime di emergenza le sue frontiere esterne [...]". Altrettanto puntuale la critica al governo italiano, definito senza mezzi termini "miope" perché "[...] chiede all'unione europea di fare ciò che non potrebbe fare e che non chiede all'unione di attivare ciò che invece potrebbe fare [...] nei consessi europei non ha mai formalmente presentato la proposta di attivare la protezione temporanea, ma si lamenta che l'Italia sia stata lasciata sola dai suoi partner europei". Il perché di questo approccio al problema? Anche in questo caso l'ASGI indica una chiave interpretativa forse sensata quando parla di dichiarazioni "dettate da logiche di breve periodo, influenzate anche da scadenze elettorali".
Per approfondire:
ASGI - comunicato stampa del 31 marzo 2011: http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=1536&l=it :
Direttiva 2001/55: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2001:212:0012:0023:IT:PDF