Messico, i problemi non si esauriscono al narcotraffico

Giovedì 07 Aprile 2011 14:33 Freddy Jaimes World - Attualità
Stampa PDF

IEsercito messicanon una società nella quale la brutalità cieca dei cartelli della droga piega gli animi di molti cittadini,  è il narcotraffico vorace e senza limiti a regnare: un’avida cultura criminale inseritasi nel nucleo stesso dello Stato. Prova sincera e profonda di quella vergogna che i messicani portano con sè è la situazione dei diritti umani e l’inefficacia degli organi di polizia nel combattere una guerra che sembra persa, ancora prima di combatterla. Intanto, il seme della corruzione sembra avere radici molto profonde nel Paese.

I QUATTRO CARTELLI DELL'APOCALISSE - Da Tijuana a Cancun, da Nuevo Laredo a Tuxtla, il Messico è diventato un campo di guerra in cui gli attori si sono continuamente moltiplicati. Belligeranti all’insegna del profitto e della spietatezza di un traffico senza Dio e senza legge. Nonostante le dozzine di gruppi criminali presenti sul territorio, possiamo assegnare un ruolo di particolare importanza al cartello del Golfo da una parte e a quello di Sinaloa dall'altra. La loro guerra alla fine degli anni 2000 ha generato la nascita di nuovi cartelli che si sono aggiunti, con milizie private particolarmente forti, al conflitto che oggi dilania il paese nordamericano É il caso del gruppo Los Zetas (ex militari di élite) che iniziò le sue operazioni come braccio armato del cartello del Golfo. Ad oggi è diventato una realtà particolarmente forte, estesasi grazie alla collaborazione con altre organizzazioni come quella con il cartello dei Beltràn Leyva (a loro volta ex alleati del cartello di Sinaloa).Attualmente questi sono i cartelli che maggiormente occupano le pagine della cronaca messicana con una frequenza particolarmente intensa, ma sfortunatamente non sono gli unici. Per leggenda, brutalità o grande capacità affaristica è doveroso ricordare altri cartelli, come quello di Ciudad Juàrez, una volta associato a quello di Sinaloa ed oggi in guerra contro l'ex socio per il controllo del traffico nell'omonima città. Impossibile inoltre non ricordare il cartello di Tijuana(fortemente debilitato e in piena scissione), il cartello di Ensenada, quello della Famiglia in Michoacan, o ancora, tra molti altri, il gruppo Los Negros, il cartello di Guadalajara, quello del Millennio, quello di Colima e La Hermandad Yucateca.

 

MORTO UN NARCO SE NE FA UN ALTRO - Con più di 122.000 arresti durante la legislatura Calderòn (secondo fonti governative), è lecito chiedersi se sarà mai possibile smantellare le bande dedite al traffico di stupefacenti. Intanto, la guerra al narcotraffico e la militarizzazione del territorio hanno provocato un’esplosione di inaudita violenza, mentre molti dei signori del narcotraffico sono stati uccisi, soprattutto in scontri tra i rivali (si stima che almeno 10.000 sicari siano morti dal 2006 ad oggi). In ogni caso, alcuni dei successi più importanti sono stati l’uccisione di Ramòn Arellano e la cattura di suo fratello Benjamìn nel 2002 (esponenti del cartello di Tijuana), la cattura nel 2003 di Osiel Cardenas (leader del cartello del Golfo) e la sua estradizione avvenuta nel 2007 verso gli USA. Di grande importanza sono stati anche i progressi nei confronti del cartello dei Beltràn Leyva con l’abbattimento di Arturo Beltràn Leyva nel 2009 e successivamente l’arresto di Edgar “La barbie” Valdez e di altri importanti elementi dello stesso cartello. Ciò che sorprende è come, nonostante le forze dell’ordine abbiano in molti casi decimato i vertici della criminalità, il potere viene semplicemente trasferito o frammentato dando origine a nuovi gruppi ogni volta più assetati di sangue in un vortice di violenza e cadaveri che sembra non avere fine. Cosi ogni boss ucciso o arrestato viene velocemente rimpiazzato, dato che i candidati sembrano non mancare mai.

L’OBLIO DEI DIRITTI UMANI - Difficile non prendere in considerazione la situazione dei diritti umani in un Paese nel quale esistono almeno settanta ONG che si occupano dell’argomento, a testimonianza della deplorevole situazione in cui si trova il Messico. Una battaglia nella quale l’impunità, la corruzione e la consapevolezza di combattere una guerra sporca predominano sul rispetto alla vita. Sebbene il paese abbia acconsentito ad attuare 83 delle 91 raccomandazioni espresse dal Consiglio ONU per i diritti umani, cosi come dimostrato dal rapporto 2010 di Amnesty International sul Messico, nel Paese ci sono state gravi violazioni da parte delle stesse forze di sicurezza impegnate nel combattere il crimine organizzato. Esecuzioni, sparizioni forzate, torture e maltrattamenti sono stati commessi con particolare frequenza da effettivi dell’esercito. Esemplare è il caso dei 25 agenti di polizia municipale arrestati nel marzo 2009 e torturati per circa 40 giorni in una base militare a Tijuana. Anche sul fronte dell'immigrazione la situazione è ormai incontrollabile. Ci sono state circa 60.000 persone provenienti dai paesi vicini che hanno tentato di raggiungere gli USA illegalmente nel 2009 attraverso il Messico. Stupri, omicidi e rapimenti sono stati all’ordine del giorno, così come dimostrato ad esempio dai 72 cadaveri di cittadini centroamericani trovati dai marines messicani nell'agosto dell’anno scorso in un ranch a Taumalipas. Secondo stime del Cndh (Commissione Nazionale dei diritti umani Messico) i rapimenti d’immigranti hanno superato i 10.000 casi nell’ultimo anno. Situazione analoga si registra per i difensori dei diritti umani, costantemente minacciati ed in continuo pericolo di morte (secondo il sito web vivirmexico.com fino a Dicembre 2010 la cifra raggiungeva i 62 omicidi). Certo non costituiscono cifre ufficiali, anche perché queste sembrano non esistere. Un altro dato sconvolgente riguarda la violenza contro le donne, che viene perpetrata da anni in un clima di grande impunità. Nel 2009 almeno 35 donne sono state rapite in Ciudad Juàrez continuando con una triste tradizione che si ripete da almeno un decennio.

CORRUZIONE, LA MADRE DI TUTTI I CRIMINI - Storie di corruzione e inefficienza giudiziaria pullulano nel Paese. È una pandemia che divora le istituzioni e gli organi della magistratura e che mina la fiducia dei messicani nel proprio Governo. Ma fin dove si può veramente insinuare questo male? Tra i tanti, due sono i fatti che possono rispondere a questa domanda. Il primo è la cosiddetta operazione “Limpieza” (pulizia) del 2008, nella quale, oltre alle dozzine di agenti compromessi, è stato arrestato il capo dell'Interpol Ricardo Gutierrez Vargas per  legami con il cartello di Sinaloa, ed è stato incriminato anche il vicecapo della Polizia Federale Preventiva (Gerardo Garay), nonché altri 18 quadri delle forze dell'ordine. Il secondo fatto che lascia perplessi è il mito del” Chapo” Guzmàn, che iniziò con la sua fuga di prigione nel 2001, grazie alla forte influenza che esercitava all’interno del carcere e che gli permise di corrompere l'intero sistema del penitenziario. Forse lui, più di tutti, testimonia come il potere in Messico passi dal denaro e dalla violenza. Non sorprende, in effetti, che proprio il “Chapo”, tra i criminali più cercati del pianeta, sia riuscito ad entrare nella classifica della rivista Forbes (60° uomo più potente al mondo nel 2010). Ma i casi d’impunità nel Paese corrodono la nazione da tempi assai più lontani. Tuttavia è evidente che l’attuale crisi del paese ha accentuato il fenomeno, o almeno lo ha reso di dominio pubblico. Certo è che le condizioni ora sono particolarmente gravi, come dimostrato dal licenziamento di circa 3.200 agenti della polizia federale, pari a quasi il 10% dei propri effettivi, perché non rispettavano gli standard ufficiali (test psicologici, controllo uso stupefacenti e interrogatori poligrafici), mentre più di 1.000 sono stati sottoposti a diverse misure disciplinari. Secondo Trasparency International, l’indice di percezione della corruzione è passato dal 51° posto nel 2001 al 89° nel 2009, anche se, nel frattempo, sono stati raddoppiati nel ranking ufficiale della ONG i Paesi oggetto di studio (da 91 paesi nel 2001 a 180 nel 2009). In ogni caso il punteggio assegnato (3.3) è particolarmente basso e rimane al di sotto di paesi come Colombia e Guatemala, segnale inconfondibile di un paese caduto nella voragine del proprio disfacimento morale.

Ultimo aggiornamento Sabato 16 Aprile 2011 12:13

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

150 anni d'Italia

La Vignetta

PhotoGallery

  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria
  • Galleria

Editoriali

Analisi - L'Italia è in svendita?
Martedì 24 Gennaio 2012 Rosanna Terminio
Immagine
Il 2011 si é concluso con la notizia dell'acquisto di una partecipazione nel gruppo Ferretti, produttore di yatch di lusso, da parte dell'azienda cinese Shandongh Heavy Industry Group (SHIG). Nello stesso periodo dell'anno precedente una azienda cinese ha comprato l'azienda Cantieri Navali di Lavagna in bancarotta Leggi tutto...
F-35 o Eurofighter Typhoon, per l’Italia è scelta strategica
Mercoledì 04 Gennaio 2012
Immagine
Sulle pagine di quotidiani e riviste, sui blog e nei social network impazza il dibattito sul ventilato acquisto da parte dell’Italia di centotrentuno velivoli militari F-35 per una somma pari a quindici miliardi di euro. Questo proprio mentre il governo vara una manovra da ventitré miliardi definita sovente «lacrime e sangue». In risposta a tale presunta assurdità, i cittadini chiedono più spesa sociale e i pacifisti reclamano ulteriori tagli per la difesa. È errato però porre il problema in termini così semplicistici. FusiOrari vuole guardare oltre una prospettiva ideologica, analizzando pragmaticamente il perché, il come e le eventuali alternative all'acquisto degli F-35. Leggi tutto...
FusiOrari in Cina, alla scoperta del Gigante “ignoto”
Martedì 06 Dicembre 2011
Immagine
SHANGHAI - Se per strada fermaste dei passanti e chiedeste loro dove si trova la Cambogia e quali siano i tratti caratteriali dei cambogiani, pochi sarebbero in grado di rispondere. Una cosa simile si verificherebbe per il Bangladesh, l’Indonesia, e così via. Se però domandate anche a una sola persona se ha cognizione o un’opinione sulla Cina e sui cinesi, quasi certamente si lancerà in analisi geopolitiche, sociali e culturali ripercorrendo la gran parte degli stereotipi occidentali sulla discendenza di Mao. Leggi tutto...

Il Meteo