L’Italia sta precipitando silenziosamente ma inesorabilmente in una crisi economica, culturale ed ora anche politica. Mentre il premier Berlusconi consiglia agli italiani di non leggere i giornali e di non seguire programmi faziosi in tv, i media internazionali da Londra a Washington ci pongono seri interrogativi.
L’altra settimana ho recevuto la visita di un cliente polacco. Niente di eclatante, ma è stato un incontro molto illuminante e non solo dal punto di vista professionale, perché ho dovuto faticare parecchio per dare spiegazioni alle domande che un businessman europeo di cultura medio-alta può farsi sull’Italia. “La situazione italiana è molto strana, singolare...ma come mai un politico possiede tutto qui: tv, squadre di calcio, giornali?”. Niente male come esordio. E poi, con molta calma, cercai di dare qualche plausibile giustificazione a tutto questo. Spiegai che Berlusconi, per quanto corrotto, corruttore, maneggione e in palese conflitto di interessi, è pur sempre un modello per l’uomo della strada: un privilegiato che viene scrutato con la bava alla bocca dai meno privilegiati perché “lui ce l’ha fatta”, ovvero è uscito dalla quieta disperazione del nostro mondo individualista, facendosi storia. E poi, come ogni buon califfo offre anche dei sogni al popolo: le tv, le donne oggetto, le partite del Milan. Praticamente il “Nerone” di Petrolini. E conclusi: “Molti italiani sono contenti così”. Il mio interlocutore polacco alzò le spalle, soddisfatto della mia risposta, e cambiò discorso, levandomi dall’imbarazzo della circostanza. Ma la situazione, ovvio, mi lasciò alquanto perplesso. Forse perché non era nemmeno la prima volta. Era capitato anche in Irlanda dove una coppia di anziani irlandesi, dopo aver attaccato bottone, esordì con la domanda di rito “Why do you keep Berlusconi in power?”. Certamente c’é qualcosa che non funziona: com’é che un polacco sa tutto del nostro premier e noi non sappiamo nulla del suo? Segno inequivocabile dei tempi, in cui il presidente del consiglio italiano fa il giro del mondo per le proprie gaffe, boutade e le sue piroette per campare il più a lungo al di fuori di un’aula di tribunale, meglio se su una sedia di alto rango.
Credetemi, ci si sente piccoli ed impotenti di fronte a queste cose. Quasi come se, in metro, in autobus o sul treno, l’intero vagone si girasse puntando il dito contro di voi, scoppiando in una fragorosa risata. In parte è necessario chiedersi come gli altri, dall’estero, vedono il nostro paese. Questo perché abbiamo perso il contatto con la nostra immagine di paese-blatta. Al contrario del personaggio kafkiano in “La metamorfosi”, che si risveglia blatta non sapendo di esserlo, l’Italia si è ormai assuefatta a questa immagine. Non ci guadiamo nemmeno più allo specchio per vedere quanto è indecorosa la nostra immagine politica e sociale. Se Berlusconi leggesse i giornali (non suoi) di mezzo mondo capirebbe che, trasversalmente, l’immagine che offre di sé non è lo specchio delle probe virtù dell’autoproclamatosi “successore di don Sturzo”. Soprattutto perché, nell’ultimo anno, l’immagine del nostro governo e del premier si è svalutata a livelli impensabili e l’azione di governo si è paralizzata tra forzature della legislazione vigente e preoccupazioni di natura del tutto personale. Se, dall’altro lato dell’Atlantico, Obama varava (con più o meno successo) una riforma sanitaria di portata storica (la cui bontà verrà giudicata dagli elettori alle prossime presidenziali), la politica italiana, nell’annus horribilis dell’economia mondiale, si è occupata di lodi, tende di leader libici, bisticci di partito e orge nelle ville del premier.

RASSEGNA STAMPA INTERNAZIONALE - A darci una immagine contrastante con le dichiarazioni di Berlusconi, qualche settimana fa, ci ha pensato James Walston che su Foreign Policy, autorevolissima rivista americana di studi internazionali, ha scomodato addirittura il Sommo Poeta per descrivere la situazione italiana nel 2010. L’articolo prende spunto dal Canto VI del Purgatorio (Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!), per dipingere una situazione in cui il “nocchiere” non è più in grado di guidare un paese che se ne sta andando a rotoli. “Le residenze del premier sono diventate dei bordelli – non solo metaforicamente – e lo stato è praticamente senza guida. Dalla fine di luglio manca una leadership chiara, ma all’inizio di settembre questa assenza è diventata ancora più evidente”, dice Walston. L’articolo, senza troppi fronzoli, si intitolava “The Bordello state”. Anche il New York Times non smorza certo i toni circa le dichiarazioni che Berlusconi ha rilasciato alla fiera del ciclo (“meglio amare le belle donne che essere gay”). Un titolo su tutti: “This Time, the Joke May Be on Berlusconi”. Come a dire che, ridendo e scherzando, la prossima vittima degli scherzi di Berlusconi potrebbe essere Berlusconi stesso. Non solo, il quotidiano newyorkese si mostra anche di memoria buona quando, in uno degli ultimi articoli sul nostro paese, ricorda che Berlusconi aveva vinto le elezioni nel 2008 anche grazie alla promessa solenne di risolvere il problema rifiuti nell’area vesuviana. Promessa disattesa e situazione esplosiva, questa volta a Terzigno. “Once again, Mr. Berlusconi has said he will solve the problem. But this time around, something is different: few believe him”, afferma l’autrice del pezzo. Ancora una volta, un premier schiavo delle proprie promesse non mantenute e in calo vertiginoso dei consensi nella roccaforte delle sue vittorie elettoriali dal 1994 al 2008.
Il Wall Street Journal rincara la dose.. Il quotadiano di Murduch, che con il premier ha un conto in sospeso per questioni non certo politiche, titola “Tired of Sovereign Debt Crisis, Italy Turns to Bunga Bunga”, ovvero stanca della crisi, l’Italia ha trovato una sua nuova dimensione di svago nel “bunga bunga”, il neo-tormentone lanciato proprio dal premier.
Bloomberg mette in guardia gli investitori nei titoli di stato italiani, perché le battute del Cavaliere possono condurre ad una instabilità politica che determinerebbe insicurezza nei mercati.
Rimaniamo negli Stati Uniti: “Naples Blasts Berlusconi as Garbage Piles Up” ha titolato Newsweek il 27 ottobre. E ci consegna un’immagine davvero pungente della crisi campana, sconfessando di fatto le parole di Bertolaso che aveva dichiarato che i cittadini di Terzigno protestavano contro la camorra e non contro il governo italiano. Niente di più falso, visto che il brano denuncia esplicitamente l’inattività del governo sulla questione rifiuti e sulla radice mafiosa del problema: “the Cava Sari landfill has been used to hide the Italian government’s unwillingness to confront the Camorra crime syndicate”.
Passando al di qua dell’Atlantico, le cose non cambiano. Il guidizio del Financial Times che Berlusconi, da buon imprenditore, dovrebbe tenere sul comodino come la Bibbia, è durissimo.. “Caveat Imperator” è il titolo di un articolo comparso sull’edizione online del 3 novembre. E’ un pezzo molto interessante perché non cita assolutamente gli scandali sessuali in cui è invischiato il premier, ma pone l’accento su come le vicende personali del premier stiano facendo perdere la bussola non solo al Pdl, ma all’intero paese. Nel 2007 il parlamento europeo approvò la mozione Lamassoure, che attuò una redistribuzione dei seggi del PE, per cui l’Italia venne visibilmente penalizzata. Il tutto venne votato senza che i delgati italiani fossero presenti alla seduta. Nel 2007 non c’era Berlusconi al governo, ma la marginalizzazione del nostro paese in seno all’UE è avvenuta lentamente prima del 2006 ed è proseguita senza colpi di coda anche dopo il 2008. Conclusione: “There is no simple cure for the malaise. It requires political leadership, which has been in pitifully short supply. This must change. But the precondition for any political renewal is clear – Mr Berlusconi must be replaced”. Ovvero, Berlusconi non può restare in sella e la sua caduta dovrebbe essere parte del mutamento strutturale che si chiede all’Italia. Sempre in Inghilterra, il tabloid The Sun, non un esempio di eccellente giornalismo ma comunque seguitissimo, chiama così il presidente del consiglio: “PLAYBOY premier Silvio Berlusconi”. El País, vero grattacapo del premier per le foto di Villa Certosa pubblicate lo scorso anno, non le ha mai mandate a dire a Berlusconi. Sulle ultime vicissitudini interne del nostro paese, il quotidiano spagnolo mostra come, dopo lo strappo con Fini e il problema rifiuti, l’immagine mediatica del premier siano appannate. Soprattutto nel web, dove, dalle pagine Facebook a lui dedicate, sino al baluardo del berlusconismo in punta di mouse (frozasilvio.it), stanno comparendo commenti di elettori delusi o quantomeno disillusi. Insomma, “la peor época de siempre, para Il Cavaliere”. Sempre in Spagna, El Mundo, molto vicino al PP (che sta con Berlusconi al parlamento europeo, nel PPE), sembra non aver gradito molto la battuta del premier sui gay. Nell’articolo “Gays y lesbianas del PP piden a Rajoy que repruebe las palabras homófobas de Berlusconi”, il quotidiano spagnolo da voce al gruppo dei gay e delle lesbiche del Partido Popular che chiede una dichiarazione di recesso e di condanna nei confronti delle parole di Berlusconi. In pratica i deputati di un partito spagnolo fanno quello che i deputati del Pdl italiano non hanno il coraggio di fare nei confronti del diretto interessato. Il quotidiano tedesco Bild si lascia scappare addirittura la frase “Berlusconi è pazzo!”
Non c’é luogo al mondo in cui le ultime vicissitudini del premier, con le conseguenti contro-battute per smorzare i toni, giustificare e buttarla sul ridere, non abbiano ampio spazio sui quotidiani. Google News canta: dall’Irlanda all’Australia nessuno ride più agli scherzi e alle freddure di pessimo gusto di Mr Berlusconi. Un quotidiano sudkoreano stila addirittura una top ten delle più infelici uscite del nostro presidente. Citare tutte le fonti sarebbe un’impresa immane. E tutto ciò non giova all’immagine di un paese che, nel bel mezzo di una crisi globale, fa di tutto per pensare ad altro, per evadere della realtà. Ma la realtà ritorna prepotentemente alla ribalta sui quotidiani stranieri, visibilmente immuni dalle sferzate del presidente del consiglio italiano.
Le ultime vicende private di Berlusconi sono solo l’apice di una crisi molto più profonda che non abbraccia solamente la sfera della moralità pubblica. Siamo dipinti come la Korea del Nord europea, dove il “dinosuaro” di turno agisce come meglio crede, anche folkloristicamente, propinando un’immagine onnipotente di sé, corroborata dal solito mantra yuppie “ghe pensi mì”.
Quando però l’immagine del leader Berlusconi esce dai confini dello stivale, dove solitamente trovano di cattivo gusto le deroghe alle leggi matematiche di Studio Aperto e ritengono che i servizi pubblici di informazione dovrebbero svolgere un interesse collettivo (si legga RAI), la sua immagine è quella di un piccolo presidente, ma anche di un piccolo uomo. Nella pagina web del New York Times dedicata all’Italia non compare una sola notizia politica che metta in luce il lato sano del nostro paese. Non penso sia un caso. La mancanza di moralità politica e democratica della classe politica nostrana, specie dopo le numerose gaffe volontarie di Berlusconi, è vista con sospetto in ogni angolo del pianeta.
Quanto troveremo anche noi italiani inaccettabile e terzomondista la nostra situazione? Quando riusciremo nuovamente a guardarci allo specchio e ritorneremo a disprezzarci per quello che siamo diventati? Quando capiremo che non si può vivere di solo Ibrahimovic, di sole belle donne e di soli abusi di potere? Forse un giorno. La primavera, intanto, tarda ad arrivare...