La Cina: il Falun Gong e la repressione di Pechino

Mercoledì 08 Settembre 2010 11:50 Valeria Bollini World - Attualità
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La Cina, repubblica formalmente atea, vede morire nelle sue carceri oltre 3.000 persone, condannate e torturate per la professione di una credo. Da dove nasce la repressione? Chi sono i principali bersagli del Governo di Pechino e per quale motivo?

La situazione della libertà religiosa in Cina resta grave. A causa della forte censura a cui sono sottoposti gli organi d’informazione, scontri e sanguinose proteste si susseguono senza conquistare le vetrine delle prime pagine mondiali. La rete, controllata dal governo di Pechino, resta l’unico contatto con un paese che non vuole rendere noti i propri “affari interni”. In Cina si fondono e si combattono differenti credi religiosi, i più radicati sono quelli dello Sciamanesimo e del Taoismo che, seguiti dal Confucianesimo e dal Buddhismo, assorbono circa l’80% della popolazione. In minima parte anche l’Islamismo (1,5%) e il Cristianesimo (3,0%)  hanno trovato posto nella tradizione, senza però ricoprire oggi ruoli di rilievo. Altre filosofie invece, come quella professata dal Falun Gong, vengono represse, e i loro seguaci mandati a morte. Una Commissione di vigilanza, istituita dagli Stati Uniti nell’ottobre del 2000, riporta dati allarmanti. In Cina i fedeli in stato di arresto sarebbero più di 2.000. La Repubblica Popolare non conferma questi numeri, ma il dubbio s’instilla lo stesso: perché una repubblica, ufficialmente atea, dovrebbe adottare simili misure? Perché professare il proprio credo in libertà non è possibile? L’unico dato evidente è che, oggi, la Cina sembra molto più interessata a conseguire una libertà economica che religiosa.

 

LE RELIGIONI MAGGIORI – Lo Sciamanesimo, o la religione sciamanica, ha radici profonde in Cina, così come molti culti primitivi. In alcuni testi Han (IV millennio a.C.) si trovano già tracce del credo, che viene reinterpretato dalla cultura dell’epoca. Gli elementi comuni restano l’evocazione della dualità di due elementi: l’Acqua e la Terra e le rappresentazioni totemiche. Molte filosofie religiose, come l’ I-Ching e lo stesso Taoismo, discendono direttamente dalla cultura sciamanica. Nel primo caso il credo, classico della letteratura cinese, interpreta il cosmo in base alla contrapposizione degli elementi base: lo Yin e lo Yang. Nel secondo, diffuso soprattutto nella Cina meridionale (dove sarebbero presenti più di 5.000 templi taoisti), pratiche religiose, rituali e formule scritte, si ispirano direttamente ai testi del maestro Lao Zi (come il Tao Te Jing) e al Libro delle Mutazione per elaborare il credo alla base del pensiero esoterico cinese.

Tra le religioni più professate trovano poi posto il Confucianesimo e il Buddhismo. La regola dettata da Confucio ha influenzato, per oltre 2.000 anni, la vita della comunità cinese sotto tutti i punti di vista. Negli scritti, infatti, era descritto il codice di comportamento da mantenere sia nell’ambito religioso che in quello pubblico e sociale. Questo veniva ugualmente rispettato dagli appartenenti ad ogni classe sociale, dal bracciante all’imperatore e disciplinava anche il primordiale culto degli antenati. Anche il Buddhismo ha radici profonde in Cina, dove se ne trovano tracce a partire dal I secolo d.C. Questa filosofia è penetrata a fondo nella cultura popolare, tanto da aver causato forti ondate repressive contro i suoi fedeli. Nonostante ciò, e grazie alla ricchezza della sua dottrina, il Buddhismo si è espanso anche in altre regioni asiatiche, generando nuove correnti.

 

I CREDO MINORI – Sul suolo cinese sono presenti minoranze islamiche e cristiane. La vicinanza ad una pluralità di culture lungo la famosa Via della seta, ha facilitato la nascita di queste comunità, che comunque raccolgono una piccolissima parte della popolazione. L’Islamismo, ad esempio, è diffuso soprattutto tra i membri dell’etnia Hui, residenti nella regione dello Yunnan, dove una ricca tradizione di scambi commerciali cino-islamici, ha favorito l’ingresso della dottrina. Il Governo esercita però uno stretto controllo anche sull’Islam. L’Associazione islamica della Cina, sottomessa al volere dallo Stato, subordina la pratica islamica agli scopi del Partito comunista, attraverso misure tra cui il controllo sulla formazione dei leader religiosi e il controllo sui contenuti dei sermoni e delle pubblicazioni.

Testimonianze cristiane, invece, appaiono a partire da VII secolo, benché per vedere sbarcare un ordine monastico nella terra del Fiume Giallo occorra aspettare il XIII secolo, quando i francescani installano una missione. In Cina sono presenti quasi 5.000 chiese dette “patriottiche”, perché riconosciute dalle autorità e controllate dal partito comunista. A queste vanno aggiunti i luoghi di culto della cosiddetta “Chiesa sotterranea” perseguitata dal regime di Pechino.

 

IL FALUN-GONG – Nel 1992 Li Hongzhi, da una costola del Qigong, antica tradizione di purificazione di corpo e mente, fonda una nuova religione sincretica, il Falun Dafa, meglio noto come Falun Gong. Il movimento, il cui nome significa “Qigong della Ruota della Legge”, in breve tempo è diventato la forma di Qigong più popolare della storia della Cina, conquistando simpatizzanti in tutto il mondo. Il Partito Comunista, contrario sin dal principio, nel 1999 ha classificato il credo tra le sette, dando vita ad una dura repressione. Il fondatore, nonché unico maestro, definisce il Falun Gong come un “sistema di coltivazione avanzato della scuola di Buddha”. La pratica si basa sullo svolgimento di cinque esercizi: quattro con movimenti lenti ed armoniosi ed un quinto di meditazione. Gli insegnamenti sono contenuti in due testi il libro Zhuan Falun (Girare la Ruota della Legge) e nel Falun Gong (Qigong della Ruota della Legge). Ai seguaci è richiesto di comportarsi onestamente e non reagire nemmeno di fronte alle offese, secondo i principi di Zhen (verità, autenticità), Shan (compassione, benevolenza, senso dell'umanità) e Ren (tolleranza, pazienza, sopportazione). I praticanti, provenienti da qualsiasi ceto sociale, possono poi diffondere la dottrina, l’importante è che non venga mai fatto per interesse personale o per soldi. La gratuità della dottrina, fortemente voluta da Li Hongzhi, causò una insanabile frattura con la Società di Ricerca del Qigong Cinese che costrinse il maestro ad allontanarsene. Alcune delle critiche più feroci mosse nei confronti del Falun Gong sono quelle di avere menzionato l'esistenza di extraterrestri e di aver parlato di capacità soprannaturali. Prima dell’inizio della persecuzione il movimento contava circa 80 milioni di discepoli, ridotti drasticamente dopo a 3 milioni dopo le vessazioni di Pechino.

 

IL GOVERNO DI PECHINO – Nell’ultimo rapporto della commissione USA si osserva che i gruppi religiosi che scelgono di non accreditarsi presso il Governo, o quelli che si vedono rigettata l’istanza, “operano al di fuori della zona protetta dell’attività religiosa e rischiano vessazioni, arresti, detenzioni ed altri abusi”. E persino le organizzazioni che vengono autorizzate rischiano di venire represse qualora svolgano attività religiose che ad avviso delle autorità rappresentano una minaccia per l’autorità o la legittimità del Partito comunista. L’esempio del Falun Gong, attualmente, risulta essere quello più drammaticamente documentato. Dove nasce la persecuzione agli Zhuan Falun (discepoli)? Il Governo ha iniziato a temere la pratica nel 1996, quando, grazie alla sua rapida espansione, il numero dei praticanti ha superato quello degli iscritti al Partito Comunista. Pechino ha intentato una serie di azione di repressione, istituendo l’ufficio 610 (una sorta di Gestapo atta a sradicare il credo). Sentendosi minacciato Jiang Zemin, Segretario del Partito Comunista, Presidente della Repubblica e capo dell’esercito, ha posizionato il Falun Gong tra i “culti malvagi” e autorizzato pratiche che hanno portato, nel giro di pochissimo tempo, alla morte di oltre 3.000 persone nelle carceri, secondo stime non ufficiali. Il Governo però sostiene che questi decessi sono frutto dei suicidi o del rifiuto di cure mediche e di cibo da parte degli adepti di Li. I praticanti, per spiegare che il movimento è formato dalla libera aggregazione delle persone e senza una gerarchia al suo interno, sono scesi in piazza nel luglio del 1999 e si radunano dinnanzi alla sede del potere cinese.

 

L’INIZIO DELLA REPRESSIONE – Il ricevimento di una delegazione da parte del primo ministro Zhu Rongji, che assicura la libertà di pratica e il rilascio degli arrestati, segna una svolta nella politica cinese, minando il fermo controllo centrale di Pechino. Allarmato il Presidente dichiara il Falun Gong “una minaccia alla stabilità sociale e politica della Cina” ed emana una legge retroattiva che ne legalizza la repressione. Benchè gli insegnamenti del Falun Gong proibiscono qualunque attività politica e i praticanti affermano di non essere interessati al potere, il Partito inizia una campagna che blocca l’accesso a siti internet inerenti alla dottrina e brucia i testi con i fondamenti. Contemporaneamente, la risoluzione H. Con. 188, approvata all'unanimità (420-0) dal Congresso americano, afferma: “Il Falun Gong è un credo personale pacifico e non violento e una pratica con milioni di aderenti nella Repubblica Popolare Cinese e altrove. [...] La propaganda da parte dei media controllati dallo stato nella RPC ha inondato il pubblico nel tentativo di generare odio e discriminazione”.

 

PROTESTA O MANOVRA? – Il 23 gennaio del 2001, in piazza Tienanmen, cinque persone si sono date fuoco per  manifestare contro le vessazioni di Pechino. Tra le vittime anche una ragazzina di dodici anni, divenuta il simbolo delle motivazioni di repressione del Governo, che ne trasmette i filmati e li diffonde anche all’estero. I discepoli hanno negato che i protagonisti di questo episodio potessero essere praticanti, perché una delle regole principali condanna il suicidio. Molti, ed esistono svariate prove a riguardo, accusano lo stesso Partito di aver architettato il macabro escamotage per ottenere maggior consenso popolare. Il Partito Comunista Cinese accusa, con forza crescente, il movimento di avere una struttura gerarchica e di avere un culto di venerazione per Li Hongzhi. Afferma che il Falun Gong incita i praticanti a rifiutare le cure mediche e a praticare il suicidio rituale. Considera le affermazioni nel libro Zhuan Falun come aberrazioni pericolose che vanno contro la scienza. Intanto le proteste dei discepoli continuano, forti di un solo slogan che suona incessante in piazza Tienanmen: “Falun Dafa Hao!” (La Falun Dafa ed i suoi praticanti sono il bene, non sono cattivi come sostiene il governo. Sono gli oppressori che sono cattivi).

 

IL FUTURO – A fianco del movimento si sono schierate tutte le più grandi Organizzazioni Non Governative come Amnesty International, Human Rights Watch, Nessuno tocchi Caino e la Commissione Diritti Umani dell’Onu. Anche gli altri governi e la stessa Unione Europea si son proclamate a favore del Falun Gong. Pechino continua a tenere alto il suo muro. Fuori il mondo che cerca di penetrare, mentre all’interno continuano le repressioni violente. Membri del movimento giacciono nelle carceri del Paese e subiscono mutilazioni in nome della libertà e del bene comune. Il grande paradosso, facilmente riscontrabile inquesta vicenda, è che è stato lo stesso Governo a crearsi un nemico e, al contempo ha fornito ai discepoli una motivazione forte d’aggregazione che ha portato al proliferare di movimenti clandestini e ha esposto il Partito Comunista a critiche e tensioni di livello internazionale.

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