Traffico, penalità e strategie sbagliate, non impediscono all’ex “paracarro” di Briatore di trasformare una gara, quasi compromessa, in una splendida vittoria, ottenuta in quella che resterà nella storia come una delle gare più spettacolari e ricche di colpi di scena della Formula 1 moderna.
LA GARA - Dopo le qualifiche, sembrava che la lotta per il vertice fosse un argomento riservato a Ferrari e Red Bull. Ma la pioggia ha poi sconvolto tutte le forze in campo. Si parte sotto regime di Safety Car: Alonso prova subito a pressare Vettel alla ripartenza, ma finisce per attardare Massa, più a suo agio con le coperture Full Wet di Pirelli (che debuttavano per la prima volta in gara). Dietro il solito Hamilton tocca Webber alla prima chicane, mandandolo in testacoda: giusto per lasciare intatto il ricordo della sua Monaco di due settimane fa, vissuta tra penalità e sportellate.
Vettel replica il film già visto da inizio stagione e s’invola solitario, mentre dietro è bagarre vera tra la Mercedes di Schumacher e le due McLaren, con Button che spinge Hamilton sul muro dei box.
L’anglo-caraibico danneggia irrimediabilmente la sua sospensione posteriore sinistra ed è costretto al ritiro, causando, per la seconda volta, l’uscita della vettura di sicurezza.
L’intensità della pioggia diminuisce e Button, attardato dal contatto con Lewis e con la pioggia che cala d’intensità, tenta la carta delle gomme intermedie, ma non riesce a raccogliere i frutti del suo azzardo: è costretto a rientrare in corsia box per scontare un drive through inflittogli per aver superato il limite di tempo sul giro durante il regime di Safety Car. 21° posizione per lui e gara compromessa, oppure no?
DILUVIO – Alonso, vedendo l’enorme vantaggio delle intermedie, tenta anche lui l’azzardo mentre Massa prosegue, ma proprio in quel momento si scatena un incredibile diluvio.
Altra Safety Car, ma questa volta è bandiera rossa: Charlie Whiting decide di fermare la competizione fino al diminuire della pioggia che allaga letteralmente tutta la pista di Montreal.
Due ore estenuanti d’attesa e poi di nuovo Formula 1.
Con il valzer dei pit-stop e delle strategie sbagliate, Vettel è ancora davanti ma è seguito da Kobayashi e Massa, mentre Alonso è scivolato in ottava posizione. A centro gruppo uno Schumacher d’altri tempi recupera e dà spettacolo, balzando in seconda posizione e compie una manovra spettacolare sorpassando in un colpo solo il brasiliano della Ferrari e il giapponese della Sauber.
FINALE CARDIOPALMA - Seconda sosta: l’asfalto comincia ad asciugarsi e tutti montano le slick. Alonso, uscendo dai box, si ritrova appaiato a Button: tenta di resistere all’attacco dell’inglese, ma i due si toccano e ad avere la peggio è lo spagnolo che è costretto al ritiro. Ma a rovinare il weekend rosso ci si mette anche Massa che, nel tentativo di passare l’HRT di Karthikeyan, perde il controllo della vettura e rovina l’anteriore della sua 150° Italia. Tutto da rifare per lui, mentre davanti Schumacher difende con le unghie un possibile podio dagli attacchi serrati di Webber e Button.
E’ un finale da cardiopalma quello che regala il GP di Canada: Schumacher cede agli attacchi di Button, che si lancia alla caccia di Vettel e di Webber, perdendo un possibile e sicuramente meritatissimo podio.
Ultimo giro: Button si ritrova a un solo secondo di distacco da Vettel ma l’alfiere Red Bull finisce sul bagnato e perde il controllo della sua RB7 lasciando via libera all’inglese che va a vincere una gara spettacolare.
Massa salva l’onore della Ferrari bruciando Kobayashi proprio sul rettilineo del traguardo accalappiando un sesto posto al fotofinish.
ANCORA COLPA DI HAMILTON? - Dopo Monaco e le critiche che ha ricevuto per i contatti con Massa e Maldonado, ma soprattutto per le sue pungenti e pesanti accuse alla direzione fatte nel post-gara, pensavano tutti che il pupillo di Ron Dennis avesse imparato la lezione.
Il contatto con il suo compagno di squadra, in pieno rettilineo, ha lasciato a bocca aperta tutti, ma questa volta non sono tutte sue le responsabilità di un incidente che poteva finire molto peggio.
Nel contatto, Button era uscito più lento dall’ultima chicane e Lewis si è spostato all’interno per provare ad attaccarlo alla staccata della prima curva. Button però, controllando Lewis dagli specchietti, (ma nelle dichiarazioni a fine gara negherà ciò) spinge Hamilton contro il muretto dei box quando ormai si trova con metà vettura affiancata al compagno.
La McLaren di Hamilton urta il muretto e danneggia ala anteriore e sospensione posteriore, dando così l’addio ad una gara che poteva vederlo tra i protagonisti. Un contatto evitabile e, che tra compagni della stessa squadra, non dovrebbe mai verificarsi. La direzione alla fine non ha ritenuto opportuno commissionare nessuna sanzione a Button per questa manovra pericolosissima, che poteva avere un finale di tutt’altro genere.
Hamilton, giovane pilota di valore, deve sicuramente lavorare molto sulla sua aggressività sia dentro che fuori i circuiti, ma forse la Federazione dovrebbe applicare il regolamento con coerenza e con continuità e non solamente quando le sanzioni sono a favore dello spettacolo.
VETTEL ORMAI VERSO IL TITOLO - Nelle peggiori delle ipotesi arriva in seconda posizione: questo è davvero l’anno giusto per il campione del mondo in carica, che ben presto potrà avvalersi di due titoli iridati nella massima formula.
Al settimo Gran Premio stagionale il bilancio è pesantissimo per gli avversari: tutte sue le pole position, ben 60 punti di distacco dal secondo in classifica e 5 vittorie.
La Red Bull è senza ombra di dubbio imprendibile per chiunque e l’unica scuderia in grado di mettere sotto pressione il team di Christian Horner è la McLaren, ma il tempo scorre e Vettel non sembra proprio voler sprecare occasioni.
Perfino a Monaco e qui in Canada, dove la Red Bull correva in difesa e dove la Ferrari doveva rilanciarsi nel mondiale, sono riusciti ad annichilire la concorrenza.
Per la Ferrari ancora le opportunità di Valencia e Silverstone prima di dire ufficialmente addio allo sviluppo della 150° Italia per pensare alla prossima stagione; in McLaren continueranno invece a combattere fino alla fine, ma forse solamente per vincere qualche “battaglia”, perché la “guerra è già stata vinta”.
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