Non si vedeva una gara così combattuta e spettacolare sulle strade di Montecarlo da anni: è stato un Gran Premio ricco di colpi di scena, con tre campioni del mondo che hanno tenuto incollati davanti alla televisione milioni di tifosi. Ed è ancora Vettel davanti a tutti, accompagnato da tanta fortuna, con Button e Alonso che hanno combattuto con tedesco fino all’ultimo giro di una gara che resterà nella storia.
LO SHOW PIRELLI - Sono loro le principali responsabili di quello che si è visto a Monaco: le coperture italiane hanno regalato incertezza e colpi di scena giro dopo giro fino alla bandiera scacchi. Una gara condizionata, purtroppo, dall’incidente di Algersuari e da quello di Petrov nel finale, che ha costretto Charlie Whiting a interrompere la competizione per permettere ai soccorsi di intervenire sulla vettura del pilota russo, per fortuna rimasto illeso nello schianto alle piscine.
Prima dello stop, Vettel proseguiva la sua cavalcata finale con le gomme dure con una sola fermata nei box, contro le due dei suoi diretti inseguitori Button e Alonso, che hanno sfruttato bene l’ingresso della safety car dopo l’incidente di Massa sotto il tunnel.
E’ stata una scelta rischiosa, che ha portato l’alfiere Red Bull a perdere costantemente terreno a causa del degrado dei suoi pneumatici, ritrovandosi, proprio nel finale, con il ferrarista negli specchietti pronto all’attacco e con Button subito dietro in attesa. Nella ripartenza, che da regolamento è considerata come una procedura di start totalmente nuova, i piloti hanno cambiato le gomme e così Vettel è riuscito a difendersi agevolmente da Fernando e da Jenson nelle ultime dieci tornate. Un vero peccato non aver potuto assistere a un finale ad alta tensione, con una Red Bull per la prima volta in difficoltà e con Alonso pronto a tutto pur di vincere e salvare una stagione ormai fallimentare. Come già accaduto in Australia e poi in Spagna, kers e drs non hanno influito in nessun modo sulla corsa: il rettilineo di Monaco era troppo breve per consentire ai piloti la possibilità di prendere la scia e tentare un qualsiasi tipo di attacco alla Sainte Dévote. Il punto più indicato sarebbe stato nel lungo curvone sotto il tunnel, ma per questioni di sicurezza l’uso del drs in quella parte del tracciato è stato vietato in accordo con tutti i piloti presenti in griglia.
HAMILTON SENZA CONTROLLO - Tre penalità in un solo weekend di gara. Questo è l’unico trofeo che è riuscito a portarsi a casa Lewis Hamilton nello spettacolo monegasco.
L’inglese della Mclaren si è prima visto eliminare il suo miglior tempo nell’ultima sessione delle qualifiche, perché ottenuto in regime di bandiere gialle e saltando la chicane dopo il tunnel. Dopo è riuscito a prendere ben due drive through in gara, prima colpendo Massa nel duello alla Grand Hotel Harpin, e poi mandando contro le protezioni Maldonado al secondo start in un tentativo maldestro di affiancamento alla Sainte Dèvote.
Sicuramente Lewis è un pilota sopra le righe, lo abbiamo visto in passato e in ogni stagione (se non in ogni gara) e riesce comunque a far parlare di sè, cosa che si è ripetuta puntualmente al termine della gara nel Principato quando, infuriato per le sanzioni, ha criticato aspramente commissari, regole e avversari ai microfoni dei giornalisti, dichiarando apertamente che la direzione gara ha qualcosa contro il suo modo di gareggiare solamente per il colore della sua pelle.
Il suo stile di guida aggressivo è quello che il pubblico vorrebbe vedere dalle tribune in ogni gara: sportellate, ruote fumanti e attacchi al limite del regolamento, un po’ come facevano quei piloti che hanno scritto la storia di questo sport, come Mansell o l’intramontabile Gilles Villeneuve.
Allo stesso modo però, l’anglo-caraibico dimentica spesso di trovarsi nella massima espressione dell’automobilismo mondiale, un luogo dove l’aggressività è solo uno dei tanti aspetti da “domare” in un mondo fatto anche di regole. Regole che piloti come Kobayashi riescono comunque a rispettare, pur regalando sorpassi spettacolari e manovre al limite, senza finire in ogni dopo-gara davanti ai commissari sportivi.
LA FERRARI DECIDE IL SUO FUTURO IN ESTATE - Il 2011 è certamente una stagione fallimentare per la Ferrari. Monaco, Montreal e Valencia saranno solamente una piccola eccezione rispetto a quello che è il vero valore tecnico messo in campo da Maranello quest’anno.
La 150° Italia non convive nè col carico aerodinamico, nè con le gomme Pirelli: ormai recuperare il solco che Red Bull e Vettel hanno creato fino ad oggi sembra giorno dopo giorno sempre più impossibile. Proprio prima di Monaco è stato esonerato Aldo Costa, direttore tecnico di Maranello e “padre” della 150° Italia. La sconfitta in Spagna è stata la goccia che ha fatto traboccare un vaso ormai pieno fino all’orlo di brutte figure. La Ferrari deciderà prima della pausa estiva se proseguire nello sviluppo di questa vettura oppure buttarsi già alla ricerca del riscatto per la prossima stagione. Intanto Domenicali e Montezemolo sono alla caccia di tecnici, aerodinamici e nuovi talenti cercando di fare quello che questa scuderia ha sempre fatto in passato nei momenti più difficili: rischiare e inventare.
La F10, che quasi ha portato Alonso al titolo, era una vettura instabile, priva di grandi rivoluzioni e una diretta evoluzione della pessima F60 del 2009.
Pur con queste premesse, Costa ha progettato la 150° Italia partendo da una base di per sé già troppo conservativa e priva di qualsiasi inventiva, cosa che invece non hanno fatto in McLaren e in Red Bull, che si sono presentate sulla griglia, con vetture esasperate, con nuovi concetti aerodinamici che hanno fatto scuola e saranno al centro dell’evoluzione tecnica di questa nuova era della Formula 1. Tutto da rifare quindi, a Maranello.
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